Il mio primo ricordo di un’alluvione a Genova credo sia del 1977. Avevo cinque anni e l’immagine che mi è rimasta è quella di me, sul terrazzino di casa, la faccia tra le sbarre della ringhiera di protezione, mentre guardo mia madre, giù in strada, che munita di stivaloni affronta i fiumi d’acqua che ancora sgorgano dai tombini per andare al lavoro, dopo tre giorni di isolamento.

Da allora, l’alluvione – che si chiama alluvione e non bomba d’acqua –  è diventata per me, come per tutti i genovesi, una questione familiare, una peculiarità della Superba.  Genova, città d’acque imbrigliate, colline appesantite dalla speculazione e di incuria era già fragile prima che il tempo meteorologico cominciasse seriamente a dare i numeri e che diffondesse i disastri uniformenente su tutto il territorio italiano, con cadenza periodica.

Fu con una certa emozione, quindi, che nel 1996, ascoltando per la prima volta ‘Anime salve’ di Fabrizio De André, ci trovai dentro una canzone stupenda come ‘Dolcenera’, che racconta proprio di un’alluvione genovese (quella del 1970). Qualche tempo dopo De André, nel live che seguì a quel disco, raccontava che anche per lui il ricordo, diventato canzone, era nato da un’immagine conservata nella memoria, quella di un’auto finita su un albero, comparsa come un azzardo alle leggi delle fisica dopo il deflusso delle acque del Bisagno, esondato nei giorni precedenti.

Il tempo è passato e in tante occasioni mi sono ritrovato a ripensare a quella canzone, guardando, da genovese emigrato, alla tv o su uno schermo di un computer, ancora una volta “l’acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte”.

Genova, città fragile, città dove “quando piove, piove viola” (per citare un altro sopraffino cantautore genovese, Max Manfredi), Genova stretta tra mari e monti, con i fiumi e i “rii” tombati per far posto a case e strade. Vittima di questa sua fragilità, certo, ma anche degli eterni ritardi italiani, che più che alle acque correnti fanno pensare alla palude.

Secondo quanto affermato dal sindaco Marco Doria, una serie di ricorsi al Tar hanno bloccato per due anni i lavori di sistemazione della copertura del Bisagno. Il progetto dello scolmatore del Fereggiano, il torrente esondato con conseguenze tragiche nel 2011, è stato fermo per sei mesi alla Corte dei Conti, poi ha ricevuto la bocciatura del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, con annessa polemica tra maggioranza di governo e opposizione a Cinque Stelle che contestava il progetto…

Si muore anche di questo, nella Genova dei cantautori.