Totem creati con plastica e mozziconi raccolti in mare: a Siracusa i rifiuti diventano arte per sensibilizzare sulla tutela e il rispetto dell’ambiente
Un bidoncino verde con gli occhi di un galleggiante di sughero. Il lungo naso fatto con la bottiglia di plastica piena di mozziconi di sigaretta. La bocca è un infradito bianca di plastica su cui spicca un lungo galleggiante usato per la pesca. Sotto c’è un piccolo cartello: “Cigarette after ‘tuffo’, il mio naso e il mare ne sono pieni. Portale via con te. 4,5 trilioni di mozziconi finiscono nell’ambiente ogni anno”. È uno dei tanti totem comparsi questa estate lungo il litorale di Siracusa, nella scogliera di Ognina, per proteggere il mare e l’ambiente dagli incivili e dagli zozzoni che ogni giorni gettano in acqua rifiuti di ogni genere. A realizzarli è Alessandro Torrisi che di lavoro in realtà fa tutt’alto, essendo un account manager di una società multinazionale, ma ha la passione per il mare e ogni volta che c’è una mareggiata oppure si immerge per la pesca subacquea, raccoglie i rifiuti e li riporta in superficie. Poi li trasforma in opere d’arte.
“Il totem è un simbolo sacro che protegge il mare e nello stesso tempo ti osserva, come se fosse un vigilantes per la salvaguardia e il rispetto dell’ambiente, e ha l’obiettivo di far capire a chiunque che ciò che si fa in mare non passa inosservato. Li ho realizzati ad Ognina con parenti e amici di una vita. Per uno di questi totem ho usato come naso una bottiglia di plastica riempita di mozziconi di sigarette raccolti in due metri quadri di scogliera, perché purtroppo ci sono gesti che non vengono percepiti così gravi, se magari può suscitare più clamore buttare una bottiglia di plastica, gettare una cicca di sigaretta no!”, spiega Torrisi. Una passione per il mare iniziata fin da ragazzino, condivisa insieme al fratello Marco nelle coste siracusane, e che nel corso degli anni è cresciuto sfociando in un amore viscerale per il mare e per la tutela dell’ambiente, coltivando diversi sport acquatici come il surf, l’apnea e la pesca subacquea, e infine trasferita nell’arte.
“È iniziato tutto nel 2017, quando vivevo in Toscana, ho avuto l’occasione di approcciarmi ad alcuni grandi artisti che hanno fatto del recycling una forma di espressione molto importante, e quindi ho pensato cosa potevo fare per restituire quello che il mare mi trasmette. La risposta è stata: togliere quello che il mare non digerisce e non vuole. Quindi ho provato a usare la mia creatività per far qualcosa di simile, iniziando a comporre figure marine, come pesci e mammiferi, con quello che raccoglievo dopo le grosse mareggiate quando uscivo a surfare”, racconta Alessandro.
Lattine di birra e di bevande gassate, galleggianti di ogni tipo, ciabatte e infradito, bottiglie di plastica, flaconi di detersivi, tubi, palette per la sabbia dei bambini, e tanti altri rifiuti riemergono dai fondali e dalla scogliera, per essere riconvertiti e trovare nuove forme. Nasce così il progetto di GluDaMare. “Il nome è una composizione formata dall’onomatopea ‘glu’, che corrisponde al suono dei pesci, forse uno dei primi che fin da bambini accostiamo al mondo marino, un messaggio intrinseco di quello che desidero far passare con le mie opere, ovvero ritornare a guardare il mare con gli occhi dei più piccoli, che si meravigliano per la sua bellezza e per questo lo rispettano. La seconda parte è un gioco di parole ‘dal mare’, ovvero da dove vengono i pezzi di queste opere, che possiamo considerare un po’ i fossili della nostra era visto che ci metterebbero anni per essere smaltiti, e ‘d’amare’, il sentimento che si prova verso il mare e quindi scegliere di mantenerlo pulito e non inquinarlo”, spiega Torrisi.
Secondo i dati di Greenpeace, oltre 5.250 miliardi di pezzi di plastica, ovvero più di 250 mila tonnellate, galleggiano sulla superficie degli oceani. La plastica rappresenta tra il 60% e l’80% di tutti i rifiuti marini, e circa l’80% delle microplastiche, che corrispondono a frammenti inferiori a 5 millimetri, arriva in mare trasportata dai fiumi, dai venti o dagli scarichi urbani. “Gli oceani coprono il 70% del nostro pianeta e sono il nostro polmone blu, producendo oltre la metà dell’ossigeno che respiriamo. Sono il nostro principale alleato contro il cambiamento climatico, poiché assorbono circa un quarto delle emissioni di CO2 e la maggior parte del calore in eccesso. Ma il sistema è al limite. L’acidificazione distrugge le barriere coralline, l’innalzamento delle temperature altera gli habitat, e milioni di tonnellate di plastica inquinano le catene alimentari – aggiunge Torrisi -. Il Mar Mediterraneo rappresenta appena l’1% delle acque mondiali, ma concentra oltre il 7% della microplastica globale. È classificato dagli scienziati come una delle aree a più alta densità di inquinamento al mondo. Essendo un mare semichiuso con un unico sbocco naturale, lo stretto di Gibilterra, il ricambio completo delle sue acque impiega circa 80-100 anni. La plastica che entra non esce”.
Le sue opere sono state esposte in Toscana, Puglia, Sardegna e Sicilia. Ma Torrisi non lo fa per lavoro, la sua è una passione con lo scopo di sensibilizzare e far parlare della tutela e del rispetto dell’ambiente. Da diversi anni vive nell’isola dei quattro Mori dove ha iniziato a collaborare con alcune associazioni, partecipando a workshop creativi con i bambini a Cagliari, organizzati dalla fondazione MEDSEA, che promuovere azioni e progetti finalizzati a ridurre gli impatti che causano la perdita del patrimonio naturale, e dall’associazione Rebelterra, che difende e valorizza il territorio attraverso modelli di economia circolare, con azioni di sensibilizzazione e progetti per la salvaguardia della natura. “Partecipo spesso alle giornate di CleanUp, ovvero di pulizia delle spiagge e del mare, e con i bambini facciamo un lavoro creativo sui rifiuti che abbiamo raccolto, aiutandoli a trasformare le bottiglie di plastica in pesci e polpi oppure usare i contenitori del detersivo per fare delle balene. In un’altra occasione, con MedSea, durante un laboratorio creativo dove il focus era puntato su due delle 3R (“Ridurre, Riutilizzare e Riciclare”, ndr), il riciclo e la riduzione, abbiamo realizzato delle barche a vela con i rifiuti chiedendo ai bambini di immaginare che fossero i capitani e le capitane dei loro vascelli, e di scegliere cosa portare a bordo e a cosa rinunciare, con l’obiettivo di sensibilizzare il consumo critico delle future generazioni”, conclude Torrisi.