Fiducia e tessere. All’indomani dell’ok intascato dal governo al Senato sul Jobs Act, il vicesegretario Lorenzo Guerini coglie l’occasione per tornare su due temi che negli ultimi tempi hanno agitato le acque interne al Partito democratico. E mentre per quanto riguarda la fuga della base dal Pd arrivano notizie confortanti, diverso il discorso per quanto riguarda i dissidenti. “Chi non vota la fiducia mette in dubbio l’appartenenza al partito” ha detto Guerini, giudicando e annunciando possibili conseguenze per Casson, Mineo e Ricchiuti, i tre che a Palazzo Madama non hanno seguito la linea dem. Al contrario di quanto scritto dai giornali, invece, sono 239322 i tesserati del Partito democratico al 30 settembre. Parola – e numeri – di Guerini, che ha parlato di “un risultato importante” e ha poi aggiunto: “I tesserati sono molto al di sopra dei meno 100mila di cui si era parlato nelle scorse settimane”. Guerini, poi, ha spiegato meglio la posizione dei vertici del Nazareno sul caso dei tre senatori Pd che non hanno votato la fiducia sul Jobs Act. La loro posizione “mette in discussione la loro appartenenza al partito” ha detto il vicesegretario. La loro scelta, ribadisce “verrà affrontata dall’assemblea del gruppo Pd al Senato. Credo che il voto di fiducia sia stato politicamente molto significativo e credo metta in discussione i vincoli di partecipazione alla comunità politica alla quale si appartiene. Ripeto: se ne discuterà nell’assemblea del gruppo al Senato e poi anche la direzione ne discuterà pacatamente e serenamente. In questo momento ci concentriamo sul risultato positivo raggiunto ieri, ottenuto grazie alla capacità di molti di coniugare responsabilità a appartenenza”.

Quanto alle dimissioni di Walter Tocci, “penso che abbia avuto un atteggiamento molto corretto. Pur avendo mantenuto la propria distanza dalle scelte del partito, ha votato la fiducia e noi lo invitiamo davvero a ripensarci. Il suo ruolo e il suo contributo al Pd sono un elemento importante di cui vorremmo continuare a usufruire”. Guerini, al termine della segreteria ha rettificato le cifre diffuse qualche settimana fa che parlavano di un crollo degli iscritti, che sarebbero almeno 400 mila in meno. La campagna tesseramenti Pd, rispetto al 2013, si sarebbe ridotta di quattro volte. L’anno scorso infatti, i tesserati erano 500 mila. “Il tesseramento scade il 31 dicembre” ha reso noto il vicesegretario che assicura: “L’andamento è positivo”. E sebbene non ci sia nessuna situazione “emergenziale, i dati non sono rassicuranti”. Il vicesegretario, tuttavia, ha invitato le confederazioni territoriali “ad andare avanti nel tesseramento”. “Apriremo una riflessione sul partito” ha detto il vicesegretario Pd in vista dell’incontro previsto per il prossimo 20 ottobre. “Ne discuteremo in quella sede, dalla modalità di modificare lo statuto al tema della rappresentanza, in crisi in tutti i partiti”.