Dopo quattro anni da deputato, in cui si è battuto in prima linea contro la corruzione e gli sprechi del Mondiale di Brasile 2014, Romario de Souza Faria, per tutti Romario, è stato eletto senatore: ha ottenuto il 63,4% dei voti nel suo collegio nelle liste del Partito Socialista. Un risultato scontato forse. Avendo giocato e segnato caterve di gol per ben quattro squadre di Rio de Janeiro, sarebbero bastati solo i voti dei vecchi tifosi per conquistare il seggio. Ma così non è, perché il giocatore che in campo non sudava mai e aveva fatto innamorare Carmelo Bene, la sua carriera politica se la sta sudando eccome. Senza paura di appoggiare battaglie radicali, come quella contro il potentissimo Josè Maria Marin (presidente di federcalcio brasiliana e comitato organizzatore del mondiale) per la sua connivenza con la dittatura e la copertura delle torture.

In un paese che vive di rimossi storici, Romario ha saputo riportare alla ribalta del discorso pubblico le responsabilità di chi è oggi al potere in Brasile grazie ad antichi legami con i militari, con la stessa grazia con cui effettuava un doppio passo o un dribbling in area di rigore. Perché Romario è stato prima di tutto un campione immenso. Il calciatore che eccede e trascende i limiti del gioco, che si sublima nell’immediato, questo era per Carmelo Bene il fuoriclasse, questo era Romario: “il più grande di tutti”. Vincitore di qualsiasi premio individuale possibile, inserito in tutte le liste di miglior giocatore del secolo, Romario s’impone in Europa nel PSV Eindhoven dove segna 96 gol in 107 partite vincendo tutto quello che c’è da vincere. A Barcellona in copia con Hristo Stoichkov segna altre caterve di gol e si ferma solo davanti al Milan di Savicevic in finale di Coppa Campioni.

Poi torna in patria, (con brevi parentesi in Spagna, Arabia e Stati Uniti) dove continua a giocare e segnare fino a 41 anni. Fino al 2007, quando con la maglia del “suo” Vasco de Gama segna contro lo Sporting Recife e si ferma: tutti i giocatori si fermano, tutto lo stadio si ferma, tutto il Brasile si ferma. Per almeno mezz’ora, tutti festeggiano. Romario dopo quella partita si ferma per sempre, annuncia il suo addio al calcio dopo aver annunciato di aver segnato il millesimo gol in carriera. Al di là che siano mille o meno (molti lo accusano di aver contato anche i gol segnati all’asilo, la Fifa gliene attribuisce 929), Romario resta uno dei più grandi goleador di sempre. La sua apoteosi è al Mondiale di Usa ’94, dove trascina il Brasile a vincere la Coppa del Mondo segnando cinque gol. E’ a quel Mondiale che Enrico Ghezzi e Carmelo Bene pensano nel Discorso su due Piedi (Bompiani, 1988) quando lo incensano come il più grande di tutti. “Riesce a essere freddo, fermo, in questo movimento, fermo, da singolo fotogramma. E poi li brucia. I portieri non si rendono conto, perché fa dei gol micidiali. E’ cinico. Ne scarta quattro con la palla calamitata al piede, e poi li mette nei posti più giusti, più impensati”, scrive Bene del Romario calciatore.

“Quest’uomo poverissimo si è sempre concesso il lusso di fare quel che voleva, gaudente nella notte, casinaro, ha sempre detto quel che pensava senza pensare a quel che diceva”, scrive Eduardo Galeano in Splendori e Miserie del Gioco del Calcio (Sperling & Kupfer, 1999) quasi prefigurando il Romario politico. Perché lui, che quando giocava non correva e stava lì, con le mani sui fianchi a fiutare la preda, il pallone giusto da accarezzare e poi calciare in rete, da politico ne ha dette di ogni. Se l’è presa con Pelé, accusato di connivenza col potere; con Blatter, cui ha dato del ladro; con Texeira, di cui ha detto è corrotto; con Ronaldo, colpevole di aver promesso ingressi gratuiti ai portatori di handicap e di essersene dimenticato. Ne ha dette e ne ha fatte. Ha presentato dossier e interrogazioni parlamentari sulla corruzione negli appalti e nella realizzazione delle infrastrutture per Brasile 2014. Ha partecipato a manifestazioni e sit-in in difesa degli sloggiati delle favelas e contro lo spreco dei soldi pubblici sottratti a scuola e sanità. Ha riaperto le ferite della dittatura con la sua battaglia contro Marin. Si è guadagnato sudando come mai aveva fatto sui campi di calcio la sua elezione a senatore. Non è stato l’unico ex calciatore brasiliano a essere eletto, come lui anche Jardel (un grande nel Porto, una meteora ad Ancona), Danrlei, Joao Leite e soprattutto Bebeto, suo partner d’attacco proprio in quel Brasile campione del mondo a Usa ’94. Venti anni fa esatti. Se allora stava fermo, oggi Romario ha davvero cominciato a correre.

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