Nessuno ha messo la lotta alla follia dei bolli al primo posto.

La lotta contro la burocrazia non è abbastanza cool!
Per sbloccare l’Italia, la prima irrinunciabile riforma è creare una burocrazia leggera e amica e una giustizia celere e certa.
Tutti nel mondo ci ripetono che questa è la priorità per sbloccare gli investimenti stranieri. La Confindustria e la Confartigianato ci ripetono da anni che solo sciogliendo l’ingarbuglio burocratico si può far ripartire l’Italia. L’ha detto anche Renzi: lo snellimento della burocrazia è la madre di tutte le riforme!
Poi però non si fa.
E abbiamo tante giuste campagne, contro l’abolizione dell’articolo 18, contro la riforma autoritaria del Senato, contro le spese militari. Tutto sacrosanto. Indispensabile. Ma com’è che nessuna associazione, nessun partito è oggi impegnato a fare pressione sul governo sulla riforma della burocrazia? Neanche Squinzi si mette a strillare… I sindacati tacciono disinteressati alla questione…
Mi vien voglia di dire: facciamola noi una mobilitazione! Una raccolta di firme, un incatenamento di massa, una marcia su Roma…Ma so bene che non ne abbiamo le forze… Almeno per ora…Nel movimento progressista la corrente antiburocratica è ancora debole. C’è la paura di inimicarsi i dipendenti pubblici (che invece ne avrebbero gran vantaggio)…E c’è la paura (autoritaria) che la semplificazione burocratica lasci mano libera a speculatori e imbroglioni di varia natura. E invece è il contrario: la burocrazia è il vino dei corrotti. Favorisce i disonesti e li avvantaggia nella concorrenza con gli onesti. In Italia puoi fare tutto o tutto ti è vietato a seconda degli amici che hai, proprio grazie alla marea di codicilli e controcodicilli nella quale i cittadini onesti annegano.
Miliardi sprecati, una tassa occulta che alle imprese costa il 10% del fatturato…Se Renzi vuole abbassare le tasse alle imprese perché non comincia da qui? Non costerebbe nulla e in più lo Stato risparmierebbe miliardi di euro. Altro che articolo 18, che nella pratica riguarda ogni anno qualche centinaio di casi.
Si calcola che la burocrazia e la lentezza giudiziaria costino all’Italia uno spreco di 60 miliardi di euro. Ma questo conto considera solo i soldi buttati; nessuno ha quantificato il danno dovuto a mancati guadagni e il danno costituito da un sistema di concorrenza truccata che avvantaggia gli squali. Dice bene la pubblicità della Cna: chiedono agli imprenditori di correre, ma come possiamo correre se la burocrazia ci fa stare in ginocchio?
Lo strapotere della burocrazia delirante infligge infine un altro danno alla cultura italica, altrettanto difficile da quantificare: l’abitudine alla spintarella, alla raccomandazione, la sfiducia nelle proprie possibilità, la frustrazione di chi non ha santi in paradiso: tonnellate di energia emotiva e di autostima che se ne vanno e alla fin fine avviliscono il Pil e diffondono depressione.

È un peccato che a troppo pochi interessi impegnarsi su questo terreno.
Eppure sarebbe una battaglia vincente.
Infatti Renzi è a caccia di voti. Non sta procedendo nelle riforme con una tempistica dettata dall’esigenza di cambiare veramente le cose in fretta.
Lui si occupa di temi simbolo. Va dove lo portano gli umori del Paese, insegue il consenso. E l’azione contro la burocrazia viene sempre rimandata alla rincorsa di qualche cosa di più appariscente.
Quindi credo che un gruppo di pressione sufficientemente determinato potrebbe ottenere di puntare veramente i fari sulla piaga più purulenta del Sistema Italia.
Cosa manca alla lotta alla burocrazia per diventare seducente e muovere gli animi di milioni di oppositori?
Evidentemente manca il senso della misura: il danno complessivo causato dai finanziamenti ai partiti, dagli stipendi da favola dei parlamentari e dalle auto blu non è neppure un centesimo del danno causato dalla burocrazia.
Ma incazzarsi per i lussi della politica evidentemente piace di più.
La burocrazia non è solo stronza, disgraziatamente è anche insulsa, brutta e noiosa.

Se vuoi acuire il tuo senso di disgusto verso la burocrazia leggi Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli di Gian Antonio Stella. Filosoficamente stellare ed esilarante.