Il Partito democratico scarica il sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, che intervistato una video inchiesta girata nel corso dell’estate aveva parlato di un uomo di spicco della ‘ndrangheta trapiantata al nord, Francesco Grande Aracri (con cui nel video Coffrini ha anche un incontro a quattrocchi), come una persona “che saluta tutti, una persona molto educata, composta”. Quelle parole, raccolte in un lavoro del collettivo giornalistico reggiano Cortocircuito, avevano creato molto clamore e un certo imbarazzo nel Pd locale. Nel pomeriggio di martedì 23 settembre il segretario provinciale, Andrea Costa, ha convocato il primo cittadino del paese di Don Camillo e Peppone per una assemblea urgente, presenti anche tutti i primi cittadini del territorio compreso Luca Vecchi, successore di Graziano Delrio a capo della amministrazione di Reggio Emilia. Dopo 4 ore di incontro, all’uscita Coffrini ha spiegato che rimetterà il proprio mandato al consiglio comunale di Brescello. “Col senno di poi non sarei così ingenuo nel trattare certi temi”, ha spiegato l’amministratore, che ancora fino a pochi giorni fa aveva difeso le sue dichiarazioni. Se nella inchiesta di Cortocircuito Coffrini si felicitava che gli affari della impresa edile di Grande Aracri stessero riprendendosi, ora Coffrini spiega: “Dalle famiglie mafiose prendo totale distanza”. Ma di fronte allo scenario di sue dimissioni frena: “Io sono stato votato col 70% da persone consapevoli di quello che facevano”.

Il comunicato finale del Pd emanato in serata al termine della riunione è invece severissimo. Tra le righe si legge chiaramente la richiesta di un passo indietro: “Nonostante l’errore esplicitamente ammesso dal sindaco Coffrini, l’odierna discussione ha segnato una chiara differenza di valutazioni sulla gravità delle dichiarazioni da lui stesso rilasciate rispetto al sentire comune del resto dell’assemblea. Auspichiamo che l’esito di questo confronto induca a compiere i passi pubblici necessari per generare un chiarimento nei confronti di tutta la comunità di Brescello”. Poi l’assemblea coordinata dal segretario Andrea Costa, anche lui sindaco nel piccolo comune di Luzzara (Reggio Emilia), facendo riferimento alle immagini della video inchiesta, condanna il comportamento del sindaco: “I sindaci del Pd non stringono la mano, non frequentano, non incontrano, non ricevono mafiosi. Ogni nostra azione deve essere tesa a non legittimare, non includere, non integrare nelle nostre comunità mafiosi o loro complici”. Coffrini nella video inchiesta parla del ‘ndranghetista, appena incontrato, come uno “gentilissimo, molto tranquillo. Parlando con Francesco – spiegava allora il sindaco ai ragazzi di Cortocircuito – uno ha la sensazione di tutto meno che sia quello che dicono che è”.

Lo scorso novembre la Direzione distrettuale antimafia di Bologna aveva chiesto e ottenuto il sequestro preventivo anticipato di beni della famiglia di Francesco Grande Aracri, fratello del boss di Cutro Nicolino, per 3 milioni di euro tra conti correnti, immobili, terreni e automezzi. Una ricchezza frutto, secondo l’accusa dei pm antimafia, di attività illecite. Un caso di sequestro preventivo tra i primi del genere nel nord Italia quello di avvenuto tra Brescello e Crotone. Tuttavia lo stesso Francesco Grande Aracri, che ha finito di scontare la sua condanna per associazione mafiosa a tre anni e sei mesi nel 2010, a fine dicembre 2013 era stato raggiunto anche da una ordinanza di sorveglianza speciale da parte del tribunale di Reggio, sempre su richiesta della Dda di Bologna.