“La guerra è una follia, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!”. Papa Francesco è andato subito al cuore del suo messaggio nell’omelia della messa che ha presieduto nel Sacrario militare di Redipuglia per ricordare i cento anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale. “Anche oggi, – ha affermato Bergoglio – dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta ‘a pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni”. Parole che il Papa aveva già espresso ai giornalisti del volo papale che lo aveva riportato da Seoul a Roma. Ad accogliere Bergoglio a Redipuglia anche il premier Matteo Renzi e il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Nella sua settima visita pastorale in Italia Francesco che ha voluto pregare per tutte le vittime di questa “enorme tragedia della quale ho sentito tante storie dolorose dalle labbra di mio nonno che l’ha fatta sul Piave”. Una visita annunciata dal Papa, il 6 giugno 2014, durante l’udienza per i 200 anni dell’Arma dei Carabinieri.  

Appena qualche giorno fa, in un messaggio inviato alla 28esima edizione dell’annuale incontro interreligioso di preghiera promosso dalla Comunità di Sant’Egidio che quest’anno si è tenuto ad Anversa in Belgio, Francesco aveva fatto sue le parole pronunciate da Benedetto XV nel 1917, definendo “ogni guerra un’inutile strage” e affermando che non si può “rimanere passivi di fronte a tanta sofferenza”. “La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere – ha affermato Bergoglio a Redipuglia – sono motivi che spingono avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: ‘A me che importa?’, ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’. La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà. Sopra l’ingresso di questo cimitero, – ha aggiunto il Papa – aleggia il motto beffardo della guerra: ‘A me che importa?’. Tutte queste persone, i cui resti riposano qui, avevano i loro progetti, i loro sogni, ma le loro vite sono state spezzate. L’umanità ha detto: ‘A me che importa?’”. 

Francesco ha sottolineato, inoltre, che anche oggi le vittime delle guerre sono tante e ha spiegato che ciò è possibile perché dietro le quinte di tutti i conflitti “ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: ‘A me che importa?’. È proprio dei saggi riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e piangere. Con quel ‘A me che importa?’ che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere”. Un’ombra quella di Caino che, per Papa Francesco, “ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni. Con cuore di figlio, di fratello, di padre, – è stato l’appello finale di Bergoglio – chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione del cuore: passare da quel ‘A me che importa?’, al pianto. Per tutti i caduti della ‘inutile strage’, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. L’umanità ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto”. 

Prima della messa Papa Francesco ha visitato il cimitero Austro-ungarico di Fogliano e ha pregato davanti alla lapide che ricorda gli oltre 14mila caduti, per la maggior parte ignoti, i cui corpi sono stati raccolti dai vari cimiteri di guerra della zona dismessi e poi sepolti in questo luogo. Subito dopo Bergoglio ha sostato nel sacrario militare di Redipuglia, uno dei più imponenti della Penisola, visitato da San Giovanni Paolo II nel 1992, dove risposano le salme dei 100mila caduti italiani di cui quasi 40mila noti. Alla base della monumentale scalea, sulla quale sono allineate le urne dei morti italiani, sorge la grande tomba monolitica del Duca d’Aosta. Alle spalle delle sepolture dei comandanti si trova lo schieramento delle tombe dei 100mila caduti sistemate su 22 gradoni con le scritte in rilievo “presente” ripetute su tutte le sepolture. Al termine della celebrazione Papa Francesco ha consegnato a tutti gli ordinari militari e ai vescovi presenti una lampada, donata dai frati del Sacro convento di Assisi, che verrà accesa nelle rispettive diocesi durante le celebrazioni di commemorazione della Prima guerra mondiale. L’olio che brucerà nella lampada, invece, è stato offerto dall’Associazione “Libera” di don Luigi Ciotti con il quale Bergoglio ha voluto pregare, il 21 marzo 2014, per le vittime innocenti della camorra. Appena tre mesi dopo, il 21 giugno, nella piana di Sibari, Francesco pronunciò la storica scomunica dei mafiosi. L’obiettivo di “Libera Terra” è quello di valorizzare e dare dignità a territori difficili, caratterizzati da una forte presenza mafiosa, partendo dal recupero sociale e produttivo dei beni prima strumenti delle organizzazioni criminali e oggi liberati, per ottenere prodotti alimentari di alta qualità attraverso metodi rispettosi dell’ambiente. 

Prima di ripartire per il Vaticano, Bergoglio, insieme con tutti i fedeli presenti, ha voluto recitare la preghiera per i caduti e le vittime delle guerre scritta per l’occasione dall’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò. Il Papa ha pregato per le “vittime delle guerre e della violenza che ancora insanguinano le nostre mani di uomini” e ha chiesto che “nessuna vita umana sia più calpestata e annientata dalla guerra”, ricordando “l’orrore assurdo, il lutto e la devastazione che ogni guerra, che è sempre fratricida, porta al mondo”, e auspicando che il dono della “pace vera” sia “riversato sull’umanità”. Alla preghiera recitata da Francesco hanno fatto eco le parole che monsignor Marcianò ha voluto indirizzare ai cappellani militari in questa occasione nella lettera pastorale “Il Dio che stronca le guerre” (Libreria editrice vaticana) con un appello rivolto anche alle forze politiche. “Bisogna – scrive Marcianò – lavorare per fermare le violenze, le guerre, ricordando che oggi i confini della nostra Patria, particolarmente in Italia, non sono trincee da difendere ma porte da aprire, per uscire e soccorrere coloro che, in altre parti del mondo, dalla guerra sono afflitti; soprattutto, per accogliere chi dai propri confini fugge perché rifiutato, calpestato, violato proprio in Patria”. E in un altro passaggio l’ordinario militare sottolinea che “bisogna riconoscere la dignità di persona a ogni persona. E questo richiede, a livello del singolo, una lotta al soggettivismo, all’autoreferenzialità, alla discriminazione, alla smania di possesso, di successo, di potere che, se ci pensiamo bene, sono poi i meccanismi che innescano ogni guerra”.

Twitter: @FrancescoGrana