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Crisi Ilva, i sindacati chiedono un incontro a Mattarella: “Bomba sociale a Taranto, situazione insostenibile”

Lettera delle segreterie provinciali al capo dello Stato, che sarà in città nei prossimi giorni per i Giochi del Mediterraneo: "Mancanza di scelte di politiche industriali, ci ascolti"
Crisi Ilva, i sindacati chiedono un incontro a Mattarella: “Bomba sociale a Taranto, situazione insostenibile”
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La situazione dell’Ilva è “insostenibile” e a un “punto di non ritorno”. La “bomba sociale senza precedenti” è insomma dietro l’angolo e non c’è più tempo da perdere. Tanto che le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb, insieme alle rappresentanze sindacali di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria hanno deciso l’ultima mossa, disperata: chiedere un intervento del presidente della Repubblica. Un “grido d’allarme” finalizzato a un “incontro” con Sergio Mattarella, in quanto “garante delle istituzioni e rappresentante dell’unità nazionale”. A poco più di due mesi dal momento in cui la fabbrica di Taranto dovrà spegnere l’area a caldo, quella che produce l’acciaio attraverso gli altoforni, lasciando senza occupazione oltre il 50% degli attuali 8.000 lavoratori, oltre agli addetti dell’indotto, e mentre il governo Meloni non ha ancora chiarito la strategia per uscire dal pantano, i metalmeccanici hanno scritto al Quirinale auspicando di trovare ascolto. L’ultima volta che la crisi dell’Ilva, aperta dal 2012, era arrivata fino al Colle correva il novembre del 2019.

Sette anni dopo, a un passo dall’atto finale del ciclo integrale, i sindacati hanno scritto una lettera a Mattarella descrivendo la situazione “insostenibile” per la “mancanza di scelte di politiche industriali” in grado di “traguardare un processo di transizione ecologica” per mettere la parola fine a “una inutile contrapposizione tra i principi fondamentali” della Costituzione. “Abbiamo assistito a continui interventi con decreti d’urgenza che hanno rinviato una soluzione che avrebbe dovuto garantire il diritto alla salute, all’ambiente e al lavoro – scrivono Fim, Fiom, Uilm e Usb – Sono trascorsi 14 anni e a nulla sono serviti i decreti salva Ilva in quanto non hanno cambiato il ciclo produttivo a carbone e soprattutto non si sono costruite alternative alla mono-cultura dell’acciaio”. Nel frattempo, ricordano, si è “assistito a continui annunci e slogan, molti dei quali vuoti nei contenuti, e oggi i lavoratori e la città pagano un prezzo altissimo che rischia seriamente di far esplodere una bomba sociale senza precedenti in termini occupazionali e ambientali”.

Si è, insomma, “giunti a un punto di non ritorno ed il decreto della Corte di Appello di Milano porta ad una conclusione inevitabile”: la chiusura dell’area a caldo, che dovrà avvenire entro il 27 ottobre come stabilito dai giudici milanesi a causa della presenza di oltre 2mila tonnellate di amianto negli altoforni e a un’Autorizzazione integrata ambientale che, sostiene la magistratura, non tutelerebbe la salute nel caso di raggiungessero le 6 milioni di tonnellate di acciaio annue di produzione, cifra massima autorizzata. “È del tutto evidente che ci troviamo in una situazione straordinaria per la cui soluzione devono ricercarsi risposte altrettanto straordinarie attraverso misure idonee che garantiscano i lavoratori e assicurino il futuro della città di Taranto e il tessuto produttivo del Mezzogiorno”, sottolineano i sindacati.

“Ci appelliamo a lei, presidente, affinché un territorio diviso e martoriato possa riprendere il proprio cammino di comunità attraverso un forte interessamento delle istituzioni ad ogni livello al fine di garantire il diritto alla salute e al lavoro”, aggiungono alla vigilia dell’inizio dei Giochi del Mediterraneo che si terranno proprio a Taranto e vedranno la presenza di Mattarella nel giorno della cerimonia inaugurale, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Auspichiamo che questo nostro grido di allarme possa essere accolto positivamente e possa rappresentare l’occasione per un incontro con lei, nella sua veste di garante delle istituzioni e rappresentante dell’unità nazionale – concludono Fim, Fiom, Uilm e Usb – Come rappresentanti dei lavoratori riteniamo fondamentale poter sottoporre direttamente alla sua attenzione la situazione drammatica che Taranto vive ormai da anni, con migliaia di lavoratrici e lavoratori costretti a convivere con una condizione di incertezza che oggi rischia concretamente di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti. Per questo le chiediamo, con rispetto e fiducia, la possibilità di essere ricevuti e ascoltati, affinché la voce dei lavoratori possa trovare spazio nelle Istituzioni ai massimi livelli”.

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