Una lettera del prefetto per chiedere di fermare tutto. A Bologna è partita la trascrizione sui registri dello stato civile dei matrimoni omosessuali contratti all’estero. Ma l’atto del sindaco Virginio Merola ha affrontato i primi ostacoli. Il prefetto Ennio Mario Sodano infatti ha chiesto all’amministrazione comunale di annullare la direttiva del 30 giugno scorso: una decisione a suo parere necessaria perché si tratta di un provvedimento non previsto dall’ordinamento italiano. Ma il primo cittadino di Bologna ha ribadito che il Comune andrà avanti con il provvedimento: “La nostra è una battaglia di civiltà, per cui non revoco il provvedimento e se riterrà opportuno interverrà il prefetto. Io l’ho informato tempo fa. Questo non è un tema di sua competenza, ma risponde a indirizzi ministeriali. E’ la conferma che c’è una discordanza tra le norme europee e quelle del nostro Paese. Questa circostanza dovrebbe convincere il Parlamento ad approvare una legge per dare certezza del diritto a queste persone”. Tre le registrazioni ufficiali avvenute in giornata: la prima è stata quella del deputato Pd Sergio Lo Giudice che si è presentato in Comune con figlio e compagno.

Le ragioni dello stop del prefetto
La richiesta del prefetto di Bologna Ennio Mario Sodano sarebbe motivata da indicazioni contenute nella stessa direttiva comunale, oltre che da una circolare ministeriale del 2007. Il prefetto, a quanto si apprende, si sarebbe dunque limitato ad applicare le istruzioni ufficiali che prevedono l’intranscrivibilità di questi atti. Alcune di queste istruzioni, che sono appunto indicate nella direttiva, si riferiscono a pronunce della Cassazione. Inoltre Sodano sarebbe intervenuto perché le funzioni svolte dai sindaci in queste materie sono a loro attribuite come organi delegati dallo Stato e di conseguenza soggetti a una vigilanza gerarchica, che spetta allo stesso prefetto. La decisione non avrebbe alcun legame col merito della questione, ma è relativa esclusivamente alle norme che non consentono queste trascrizioni. La direttiva, come ha spiegato il sindaco Merola, verrà comunque mantenuta in vigore. Una decisione che in tempi apparentemente non troppo brevi, a causa dell’inesistenza di conseguenze pratiche e giuridiche, potrebbe portare dalla semplice richiesta all’effettiva revoca da parte del prefetto.

Ncd: “Grave episodio: il sindaco disobbedisce al prefetto”. Fi: “Faremo esposto” 
La notizia della nota della Prefettura è arrivata da Valentina Castaldini, consigliere comunale del Nuovo centrodestra. “La richiesta”, ha detto, “esiste da venerdì 12 settembre. C’è stata la volontà di andare avanti in contrasto con le richieste del prefetto che rappresenta lo Stato in città. Un sindaco che disobbedisce a un prefetto è un messaggio rischioso. Il sindaco in questo modo perde tanto tempo tra conferenze stampa e risposte a domande. Ha tenuto nascosto alla città che l’atto esisteva. Il sindaco si deve occupare della città e non della legislazione nazionale”. Intanto Forza Italia ha annunciato che farà un esposto: “Ora o il sindaco fa un passo indietro”, ha scritto su Facebook l’esponente di Forza Italia Marco Lisei, “o faremo un esposto alla Corte dei Conti stante che istituire un registro ha un costo amministrativo che, seppur contenuto, non è legittimo. E’ inaccettabile che il sindaco ignori il prefetto, è inaccettabile che infranga la legge”.

Pd: “Atto che non ha effetti giuridici, gesto importante della città”
Tra i primi a presentarsi in Comune a Bologna sono stati, come annunciato, il senatore del Pd
Sergio Lo Giudice insieme al marito Michele Giarratano. “Questo atto non ha effetti giuridici – ha detto Lo Giudice che era insieme al figlioletto avuto negli Stati Uniti da una madre surrogata – Non c’è un riconoscimento degli effetti civili. Ha l’effetto di evidenziazione pubblica di un atto, è un ulteriore tassello verso il riconoscimento pieno dei diritti”. Secondo Lo Giudice “la famiglia è una costruzione sociale che cambia, è infatti sottoposta a mutamenti culturali e sociali a cui prima o poi le istituzioni giuridiche dovranno uniformarsi”. In mattinata sono state tre le coppie che hanno portato i documenti del matrimonio contratto all’estero in Comune a Bologna. “La città è inclusiva, accoglie e riconosce la pluralità delle forme familiari. E’ un gesto importante nei confronti del Parlamento affinché faccia presto a coprire il gap con il resto d’Europa. Ed è un apripista nei confronti di tanti altri Comuni italiani che mi auguro vorranno seguire questo esempio”.

Il consigliere regionale ex Idv e presidente onorario Arcigay Franco Grillini ha attaccato invece il prefetto: “Si ricordi”, ha detto ironizzando sul cognome del prefetto Sodano, “di essere esponente dello stato laico e non il cardinal Sodano, “la presa di posizione è stupefacente perché non era mai successo che un rappresentate del Governo intervenisse motu proprio. Vale a dire senza indicazione diretta governativa, sull’autonomia deliberativa dell’amministrazione locale”. “In realtà il prefetto dovrebbe rammentare che è proprio lui a dover applicare quella norma voluta dall’allora ministro degli Interni Cancellieri – ha concluso – che ordina ai prefetti stessi di concedere il permesso di soggiorno ai partner extracomunitari di una coppia italiana sposata legalmente all’estero. Che in qualche modo lo Stato italiano abbia già riconosciuto la legalità dei matrimoni gay è dato anche dall’approvazione a stragrande maggioranza, da parte del nostro Parlamento, del trattato di Lisbona che di fatto è la carta costituzionale dell’Europa, al quale è associata la Carta dei Diritti di Nizza al cui art.9 si parla esplicitamente del diritto di ognuno a farsi una famiglia”.