“Spero che domani si trovi una soluzione altrimenti il problema diventa ancora più grave”. Sono le parole del presidente del Senato, Pietro Grasso, sulla vicenda dell’elezione dei membri della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura. A margine della presentazione del suo libro “Lezioni di mafia” a Isola Maggiore di Tuoro sul Trasimeno, Grasso torna a esortare il Parlamento a risovere la questione che si trascina da mesi, ma non entra nel merito delle candidature “perché non partecipo – ha ribadito – alle scelte nella votazione”. E sottolinea che “si è tentato di andare veloci e ad oltranza”. “Continueremo su questa strada – ha aggiunto – perché abbiamo bisogno di riprendere i lavori parlamentari in quanto le due camere non si possono fermare perché non si trovano degli accordi e delle intese”. “Ci sono – ha concluso Grasso – impegni urgenti da prendere per il Paese e non si possono rallentare in questo modo i lavori del Parlamento”.

La settimana scorsa le votazioni di Camera e Senato in seduta congiunta si sono risolte con altrettante fumate nere,  e il candidato del centrodestra alla Corte costituzionale, Antonio Catricalà, ha gettato polemicamente la spugna, soprattutto per effetto delle defezioni di Forza Italia sul suo nome. Lunedì è convocata una nuova seduta. 

Proprio da Forza Italia arrivano le critiche all’intervento del presidente del Senato: “Al presidente Grasso, con tutto il rispetto che si merita”, scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo alla Camera. “La Repubblica prospera con libertà parlamentare e senza ultimatum”. Poi  dal profilo del Mattinale – la nota politica di Fi vicina allo stesso Brunetta – è partito un altro “cinguettio”: “Grasso si convinca che non è vice presidente della Repubblica, quindi è esonerato da vice-moniti e vice-ultimatum”. E sempre su Twitter è arrivata la replica dell’ex procuratore antimafia: “Nessun ultimatum: il semplice auspicio di superare lo stallo parlamentare e poter affrontare le altre urgenze del Paese”. Brunetta è poi tornato sull’argomento al Tg5, affermando che “i problemi economici sono ben più gravi”.

Dal fronte Pd parla Maria Elena Boschi, ospite alla festa dell’Unità di Firenze: “Noi come Partito democratico abbiamo il nostro candidato (Luciano Violante, ndr), aspettiamo ovviamente che gli altri partiti si chiariscano le idee perché sappiamo che i voti del Pd non bastano per eleggere i giudici della corte”. Il ministro delle Riforme ha sposato l’auspicio di Grasso: “Ci auguriamo che domani sia la volta buona per la nomine alla Consulta”.

E se lunedì dovesse esserci una nuova fumata nera? “Calendarizzeremo in Aula altri scrutini fintanto che non ricostituiremo il plenum e dunque andremo avanti con le votazioni”, ha concluso. “Decideranno i presidenti di Camera e Senato”.

Grasso ha commentato anche la riforma della giustizia, “importante e prioritaria per favorire anche gli investimenti e il riconoscimento del diritto perché in Italia il corso della giustizia civile è più lungo rispetto ad altri Paesi”. Per quanto riguarda invece la polemica delle toghe sulla questione della riduzione delle ferie (da 45 a 30 giorni, come si legge nel testo del decreto legge ora al Quirinale), Grasso lo ritiene “un aspetto certamente secondario”. “Io so che i magistrati, i giudici della corte di cassazione e i giudici di merito hanno un tempo ulteriore di vacanza non per le ferie ma per depositare i provvedimenti che hanno introitato l’ultimo giorno, perché la motivazione della sentenza ti costringe poi a continuare il lavoro”. “Mantenuta questa necessità – ha concluso Grasso – tutti gli altri che non hanno sentenze da fare possono allora veder ridotte le proprie ferie”.