C’è qualcuno, specie tra le opposizioni, che lo chiama Patto del Nazareno bis. Poco ci manca: i partiti che trovano l’accordo sugli 8 componenti laici del Consiglio superiore della magistratura sono Pd, Forza Italia, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, cioè proprio quelli che – volenti o costretti – stanno intorno alle intese sulle riforme istituzionali e sull’Italicum (cioè appunto il patto tra Berlusconi e Renzi). Bisogna aspettare l’ufficialità ma sui nomi la quadra è stata trovata: in quota Pd i candidati sono il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini, il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani e Teresa Bene. Legnini sarà indicato per la vicepresidenza: sarà la prima volta che un membro dell’esecutivo si trasferisce automaticamente al vertice dell’organismo di autogoverno della magistratura (il cui presidente è il capo dello Stato). Tuttavia solo Legnini e Fanfani sono stati eletti: gli altri candidati non hanno superato il quorum e quindi servirà una nuova votazione (la sesta) domani 11 settembre, alle 9,30. 

Per l’area di centrodestra (in pratica Forza Italia) ci sono in lista Maria Elisabetta Alberti Casellati e Luigi Vitali. Per l’area di destra di governo i nomi indicati sono quelli di Renato Balduzzi (Scelta Civica) e Antonio Leone (Ncd). L’ottavo nome sarebbe dovuto essere di un tecnico indicato dal Movimento Cinque Stelle, ma è fallito il tentativo di portare nel “grande accordo” anche i grillini che, dicono, si sono voluti ritirare dal meccanismo – a volte necessario per la complicata elezione del Csm – del “vota il mio che voto il tuo”. Inizialmente pareva esserci stata un’intesa sul nome di Nicola Colaianni, poi il M5s è tornato sul suo “preferito” Alessio Zaccaria. Il quorum richiesto era di 489 voti. Legnini ha ricevuto 524 voti, Fanfani 499. Seguono i non eletti Bene (485); Leone (471), Balduzzi (430), Casellati (441).

Fumata nera per la Corte Costituzionale
Fin qui lo scenario per il Csm, ma per la Consulta la situazione non è certo migliore. Dopo la fumata nera arrivata a serata inoltrata che rimanda ancora alle 9,30 dell’11 settembre, ancora più “di Nazareno” si colora l’intesa per l’elezione dei due futuri giudici della Corte Costituzionale. Dopo che l’accordo è saltato più volte Pd da una parte e centrodestra dall’altra sembrano voler convogliare i voti su Luciano Violante (che ha preso 429 voti, ben al di sotto del quorum richiesto di 570) e su Donato Bruno (che secondo quanto è emerso durante la giornata ha battuto la concorrenza interna di Antonio Catricalà). 

A questa nuova giornata di votazioni, questa volta a oltranza, si è arrivati dopo numerosi fallimenti. Basti sapere che quella di domani, 11 settembre, sarà la nona convocazione in seduta comune per il Parlamento per tentare di completare la formazione della Corte Costituzionale, mentre lo scrutinio sul Csm concluso quasi a notte fonda è stato il quinto dopo 4 tentativi a vuoto. Sono serviti un paio di richiami del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché le Camere cominciassero a impegnarsi per completare la costituzione dei due organi costituzionali. Per entrambe le votazioni, d’altronde, è richiesto il quorum dei tre quinti

Legnini, il vicepresidente in pectore. Fanfani, “il nipote di”
Quello che viene indicato come possibile vicepresidente è Giovanni Legnini. Abruzzese, scuola Ds, attuale sottosegretario all’Economia, già sottosegretario a Palazzo Chigi con Enrico Letta (aveva la delega all’Editoria) Legnini è un docente specializzato in diritto dell’impresa e della pubblica amministrazione: è stato più volte relatore di leggi finanziarie e di materia economica. E’ una specie di filo rosso che lega la tradizione del partito e il nuovo corso renziano in chiave governativa e “di responsabilità”. E’ anche una figura che non si è mai segnalata per interventi a gamba tesa sui temi della giustizia. Anzi dagli archivi dell’Ansa escono fuori molte dichiarazioni contro le riforme berlusconiane in materia. Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, ex democristiano che alla fine è entrato nel Pd, è il sindaco di Arezzo. E’ un avvocato, è stato parlamentare dell’Ulivo e in precedenza era stato responsabile Giustizia della Margherita.

I “rimandati”: Bene, Alberti Casellati, Vitali, Balduzzi, Leone e Colaianni
Teresa Bene
, indicata anch’essa dal Pd, è invece una “tecnica”: è docente di diritto processuale a Napoli. Più nota al pubblico è Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario ogni volta che Berlusconi ha potuto (alla Salute e alla Giustizia). Grande combattente in giunta per le elezioni del Senato contro la decadenza da parlamentare del suo leader, energica animatrice di dibattiti televisivi. E’ un avvocato, laureata anche in diritto canonico. L’altro nome indicato dal centrodestra è Luigi Vitali, avvocato cassazionista pugliese, anche lui ex sottosegretario alla Giustizia. Fu lui a presentare quello che verrà definito il “condono tombale” che riguarda la non-punibilità per il reato di falso in bilancio. Renato Balduzzi, eletto senatore con Scelta Civica, era il ministro della Salute nel governo di Mario Monti: è un costituzionalista ed è stato consigliere giuridico di molti ministri e ministeri. Antonio Leone, ex vicepresidente della Camera, una volta scatenatissimo ultrà berlusconiano, quando è stato il momento di scegliere ha deciso per andare con Angelino Alfano. Anche lui è pugliese e prima di entrare in Parlamento faceva l’avvocato cassazionista. Infine il mistero sull’ottavo nome. L’intesa sembrava raggiunta su Nicola Colaianni che sembra avere più chance dell’altro nome proposto dal M5s, Alessio Zaccaria. Il primo, docente di diritto ecclesiastico, è stato magistrato fino alla fine degli anni Novanta. E’ stato parlamentare del Pds, ricoprendo anche il ruolo di autore della relazione conclusiva in commissione Stragi nella legislatura dal 1992 al 1994. Aldo Giannuli (giurista che spesso firma articoli per il blog di Beppe Grillo) lo ha definito un suo grande amico. Alessio Zaccaria, invece, è emiliano e insegna all’università di Verona, nella cui facoltà di giurisprudenza è stato anche preside.