Ecco chi sono i due uomini che si spartiranno le competenze su economia, lavoro e crescita nell’ambito della nuova Commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker. Da un lato il “rigorista” finlandese Jyrki Katainen, che nelle vesti di vicepresidente coordinerà tutti i portafogli economici, dall’altro il socialista francese Pierre Moscovici, futuro commissario agli Affari economici, nel quale sperano i sostenitori della “flessibilità” sul fronte della disciplina di bilancio. 

Katainen, che voleva il Partenone in cambio degli aiuti alla Grecia – Jyrki Katainen, 42 anni, è uno dei maggiori sostenitori europei di quella disciplina di bilancio voluta dai Paesi del Nord ed imposta ai Paesi del Sud in crisi all’interno dell’eurozona. A Bruxelles è considerato “l’uomo di ferro dell’austerity”, irremovibile sulle sue posizioni rigoriste e sordo ad ogni richiesta di flessibilità, non a caso da molti descritto come “il pupillo di Angela Merkel”. In passato si è distinto per il pugno di ferro usato senza riguardo nei confronti dei suoi colleghi europei. Nel luglio del 2011 ha chiesto il Partenone e alcune isole elleniche in cambio di una nuova tranche di aiuti alla Grecia, un’uscita che qualcuno considerò una boutade anche se ad Helsinki non rideva nessuno: “La Finlandia considera irrinunciabile la questione dei collaterali”, ovvero delle garanzie sui prestiti concessi, aveva detto senza battere ciglio, precisando che la Finlandia poteva accettare come garanzie anche beni immobiliari o partecipazioni azionarie in società di gestione immobiliare create dalla Grecia. 

Nemmeno la buona reputazione internazionale di Mario Monti riuscì ad ammorbidire Katainen nell’agosto 2012, quando sul lungomare finlandese cercò di bloccare lo scudo anti-spread chiesto da Monti, Mariano Rajoy e Francois Hollande e sul quale perfino la Cancelliera Merkel aveva offerto concessioni. Katainen rifiutò inoltre di concedere al fondo salva stati Esm una licenza bancaria in modo da consentirgli di attingere alla liquidità della Banca centrale europea. “L’eurozona è come una famiglia in cui qualcuno non ha mantenuto le promesse di rispettare le regole”, fu il suo commento. Per far valere ancora di più il proprio credo di rigore di bilancio, Katainen si è dimesso da premier della Finlandia e si è candidato alle scorse elezioni europee per poi essere nominato ad interim a commissario Ue agli Affari economici in sostituzione di Olli Rehn fino al prossimo 31 ottobre. 

Moscovici, la speranza della flessibilità europea – Pierre Moscovici, 57 anni, è considerato dalla sinistra europea l’unica speranza di riuscire ad allentare le politiche di austerità volute ed ottenute dai Paesi del Nord all’interno dell’eurozona. Sulla sua candidatura i leader socialisti europei si sono trovati subito d’accordo, a partire dal premier italiano Matteo Renzi, il quale in cambio ha incassato l’incondizionato sostengo francese a Federica Mogherini alla Politica estera. Oggi deputato francese, Moscovici è stato ministro dell’Economia e delle Finanze nei governi Ayrault dal 2012 al 2014 e degli Affari europei dal 1997 al 2002. Durante la campagna presidenziale del 2012, è stato direttore di campagna del candidato socialista François Hollande, oggi presidente. Nel giugno 2011 ha scritto un saggio “L’Audace d’innover” (il coraggio di cambiare, ndr), un titolo di vago sapore renziano. Nelle sue recenti dichiarazioni, forse anche per smorzare un certo scetticismo tedesco nei suoi confronti, ha più volte sottolineato il bisogno di una certa disciplina di bilancio ma altresì ribadito che “l’attuale deficit di investimenti rappresenta un handicap”. E a Bruxelles, come nel resto d’Europa, investimenti vuol dire più flessibilità nei conti, proprio l’orecchio dal quale l’Europa del Nord non vuole sentire. 

Non è un segreto che Moscovici sia un partigiano della scuola keynesiana, fieramente a favore di una politica economica volta alla crescita. Per quanto riguarda la governance economica, è favorevole a una cabina di regia europea e a un budget europeo alimentato con risorse proprie nonché – e questo piace a Berlino – all’armonizzazione delle norme fiscali sociali e ambientali a livello europeo. Durante la scorsa campagna elettorale per le presidenziali francesi, ha anche appoggiato l’idea di un super ministro per le finanze europeo. La sua ricetta per salvare l’euro è semplice: “integrità, durevolezza, stabilità e crescita”.

Pur non perdendo occasione di ricordare che come ministro dell’Economia e della Finanze è stato in prima linea nella riduzione dell’indebitamento dello Stato, gli viene rimproverato di provenire da un Paese, la Francia, che vede il proprio deficit allargarsi invece che stringersi con il tempo: 4,4% del Pil mentre per il 2014 era stato previsto al 3,8%. Ecco che mentre la Francia dovrà molto probabilmente chiedere una deroga a Bruxelles per altri due anni, Moscovici, fresco di nomination, giura: “Non sarò l’ambasciatore né di un Paese né dell’altro, sarò un membro della Commissione e rappresentante dell’interesse europeo”.