Riforma-scuola-Renzi-jpgLe idee ci sono. Almeno quelle. A differenze degli altri governi, un progetto (condivisibile o meno) c’è. Va letto riga per riga per comprenderlo. Resta un dubbio: come si concretizzerà? I finanziamenti a disposizione sono sufficienti per realizzare un piano che va dall’assunzione di 150mila precari, alla formazione (è da pagare!) dei docenti, alla connessione wifi di tutte le scuole? Non resta che vedere ogni aspetto di queste linee guida. E dare qualche voto.

1) Assumere tutti i docenti di cui la scuola ha bisogno. Voto: 7

Renzi ha fatto una fotografia puntuale della situazione; ha spiegato agli italiani la differenza tra organico di diritto e di fatto, ha capito che le graduatorie ad esaurimento non hanno più senso, ha recepito le richieste del sindacato di passare ad un organico funzionale. Impossibile essere contrari a questa proposta. Il piano straordinario di assunzione prevede, con coraggio, di assumere per l’anno scolastico 2015/2016, il 90% dei docenti dalle Gae. Un addio alle graduatorie che ci aspettiamo da anni. Ma non è chiaro come Renzi troverà i 3 miliardi di euro necessari ad assumere 148.100 nuovi docenti. Certo, 350 milioni circa si risparmieranno dall’abolizione delle supplenze (nonostante le graduatorie d’istituto non spariranno del tutto) ma resta una cifra considerevole da coprire. Non è chiaro nemmeno come saranno usati i docenti che serviranno a coprire le supplenze: quando non vi saranno i colleghi malati che faranno?

2) Formazione e carriera. Voto: 7

Era dal 1997 che non si parlava della necessità della formazione obbligatoria dei docenti. Evviva! Un neo: Renzi pensa di fare aggiornamento senza spendere un soldo ovvero usando gli stessi docenti: “Un docente è il formatore più credibile per un altro docente”. Forse non conosce bene il livello culturale degli insegnanti italiani. Buona l’idea dei crediti didattici, formativi e professionali ma va declinata meglio e vista in visione contrattuale. Mi spiego: ad oggi un docente che va ad un corso di formazione diventa un problema per la scuola che ha l’onere di sostituirlo? Come possiamo pensare a dei crediti formativi se resterà questo problema? Come si attribuiranno i crediti didattici?

3) La vera autonomia. Valutazione. Voto: 5

Da una parte Renzi parla di assunzione dalle Gae, dall’altra di concorsi, dall’altra ancora di una “scuola che deve poter schierare la miglior squadra possibile”. Più che un puzzle, un rebus. Qui manca il coraggio di andare in una direzione precisa. Forse per non ammettere che il progetto Aprea aveva in qualche modo un senso. Di là delle parole, “cruscotto”- “trasparenza”, non si comprende a cosa e a chi servirà il sistema di autovalutazione e quello di valutazione (Invalsi). Un consiglio: Renzi e Giannini rileggano il dossier della Fondazione “Giovanni Agnelli” sul tema. In questo capitolo si salva solo un appunto: l’idea di rivedere il Testo Unico sulla scuola del 1994. Ma è solo una vaga intuizione…

4) Ripensare ciò che si impara a scuola. Voto: 6

Nulla di nuovo sotto il sole. Le linee guida confermano una necessità: musica e arte va fatta seriamente fin dalla scuola primaria. Nel documento si ammette che servono “docenti qualificati magari anche attraverso sinergie tra scuola primaria e scuola secondaria”. Ad oggi la maggior parte dei docenti insegnano solo a suonare il piffero con buona pace degli altri strumenti e dell’educazione musicale. Per quanto riguarda educazione all’arte, la primaria, è la scuola del lavoretto. Per qualificare i docenti servono investimenti. Per fare sinergia servono soldi. O forse Renzi pensa che il maestro faccia il volontario della Caritas?

5) Una scuola fondata sul lavoro. Voto: 6

Non si può non riconoscere il tentativo di mettere al centro gli istituti professionali. L’idea di passare dagli 11 milioni di euro stanziati nel 2014 ai circa 100 milioni di euro per l’alternanza scuola – lavoro, è audace. Non mi scandalizza l’idea che imprese e scuola co-progettino percorsi. C’è la capacità di pensare ad una scuola che investa sui laboratori, soprattutto sul digitale. Ma resta un errore di fondo: l’orientamento lavorativo e scolastico trova le sue fondamenta nella scuola primaria e secondaria. E’ lì che vanno potenziati i laboratori, le esperienze sul territorio affinché fin da piccoli i bambini abbiano dei sogni da cullare. Un futuro creatore di app, fin da piccolo avrà la passione per l’informatica ma spesso non può coltivarla a scuola.

6) Le risorse. Voto: 4

Renzi con questo punto dimostra chiaramente che di soldi per la scuola non ce ne sono. Con la solita mania delle parole che la casalinga di Voghera non comprende (e nemmeno molti maestri) si inventa lo “School Bonus”, lo “School Guarantee” e pensa al crowdfunding. L’ingresso dei privati nella scuola è già realtà: le scuole si sono vendute ai supermercati e le maestre passano le ore a contare bollini per avere un computer, i prodotti per lavare il pavimento o la carta igienica. Non solo. I maestri pur di avere una tv, un videoregistratore e qualche soldo in più, si buttano nei concorsi, raccolgono rifiuti la domenica mattina. Ora arriva il crowdfunding. Chiariamoci: chi lo farà? Gli imprenditori italiani sono messi così bene da avere soldi da investire nella scuola?

7) Consultazione e ringraziamenti. Voto: 6

La consultazione è fin troppo vasta. C’è di tutto e di più, in sessanta giorni: dibattiti, co-design, jams, world cafès, coalizioni di investimento per la scuola digitale. Non manca niente. Anzi appare strano che non venga usato Twitter, tanto amato dal premier. Ma come diceva il proverbio “chi troppo vuole, nulla stringe”.

Ringraziamenti. Le linee guida nascono da cinque – sei persone. Più il Capo di Gabinetto del Ministro, Alessandro Fusacchia e il capo segreteria, Francesco Luccisano. Meno di dieci persone per un rapporto di questo genere. Un lavoro che sarebbe dovuto nascere dalla consultazione di chi, realtà associative e non, si occupa di istruzione. E invece…