Sono bastati appena quattro mesi per trasformare quello che era solo un cattivo presagio in qualcosa di più. Un timore concreto, quasi un allarme davanti all’evidenza del mercato: la crescita del turismo russo in Romagna si è fermata. Il settore che fino all’anno scorso pareva come una gallina d’oro, l’unico con un’espansione a due cifre in grado di salvare la stagione della Riviera negli anni neri della crisi, oggi è messo a dura prova dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni tra il Cremlino e l’Europa. I numeri relativi all’incremento degli arrivi dall’est parlano chiaro: da +18% del 2013, quest’anno si è scesi a + 2%. Un crollo di 16 punti che preoccupa istituzioni locali, ma soprattutto commercianti, ristoratori e albergatori, che da alcuni anni erano abituati a fare affari grazie a menù e insegne in cirillico.

E se fino a marzo da Mosca, dove era ospite dell’esposizione internazionale del turismo, l’Apt dispensava ottimismo, oggi i toni sono cambiati. “Siamo preoccupati, perché invece di diminuire le tensioni aumentano, e anche noi ne risentiamo” ammette l’assessore regionale al Turismo, Maurizio Melucci. È lui a dipingere una fotografia dell’andamento di quest’anno. “In Emilia Romagna siamo passati da un incremento annuo che oscillava tra il 15% e il 20% (il 2013 si chiuso con il 18%) a una crescita del 2%, relativa ai primi 7 mesi del 2014. Vuol dire che il settore russo è fermo, mentre prima era in grande espansione”. Nell’ultimo periodo i russi hanno dimostrato di amare molto i bagni e le spiagge della Riviera: chiome dorate hanno affollato stabilimenti e minimarket. Le previsioni, quindi, a inizio di quest’anno erano rosee e gli investimenti sono stati indirizzati soprattutto sull’accoglienza delle comitive in arrivo dall’ex Urss.

Ma il conflitto in Ucraina ha ribaltato i pronostici, con i quali si era chiuso il 2013. Oggi per i russi è più difficile lasciare il proprio Paese e le famiglie hanno meno soldi da spendere all’estero. Per questo il numero delle prenotazioni, prima in costante aumento, è rimasto praticamente immutato. “È colpa di una serie di fattori incrociati. Prima di tutto la svalutazione del Rublo, che ha diminuito il potere d’acquisto dei russi”. L’anno scorso il cambio era 1 a 38, oggi invece un euro vale 48 rubli. “Ma pesa anche il fatto che il Governo russo sta sconsigliando i viaggi in Europa ai dipendenti pubblici. E molti tour operator che lavorano con noi hanno proprio quel tipo di target. Infine, le ultime sanzioni europee”.

Insomma, il quadro è poco incoraggiante. E peggiora se si inserisce nella cornice di un’estate che sul fronte meteo non dà tregua, con continui acquazzoni e nubifragi. “La situazione è pesante. A giungo avevamo notato timidi segnali di ripresa nel turismo mordi e fuggi degli italiani, ma sono svaniti con l’arrivo di luglio, per colpa del maltempo. Per questo si scommette molto sull’estero. E il mercato russo per noi è strategico. Uno di quelli che ci ha dato più soddisfazioni. Insieme a quello tedesco, che anche quest’anno sale del 5% grazie a 150 mila presenze in più”.

Intanto dalla Russia arriva un altro allarme. In un mese sono falliti cinque tour operator. L’ultima è stata la società Intaer, che ha confessato di non essere più in grado di adempiere ai propri obblighi nei confronti dei turisti e delle agenzie di viaggio, a causa del “drastico calo della domanda e del potere d’acquisto, legato all’aumento del cambio e alla situazione politica negativa”. Pochi giorni prima era toccato a Labirint: la sua chiusura aveva lasciato all’estero, senza biglietto di ritorno, circa 27 mila turisti. Nessuno in Romagna, però. Anche se dalle parti di Rimini si sta comunque con gli occhi aperti. “Anche questo ci preoccupa, ma fortunatamente – assicura l’assessore – non si tratta di agenzie che lavorano da noi”.