Prima dei dati arriva il colpo d’occhio: chilometri di insegne bilingue, menù in cirillico, e uno sciame di chiome dorate e sguardi azzurro ghiaccio. È la Rimini nuova frontiera del turismo russo, un mercato in continua crescita capace di allontanare, almeno per ora, le nubi funeste della crisi dai cieli della riviera. Basta fare un giro sul lungo mare e per le hall degli alberghi, per accorgersi come il russo sia ormai la seconda lingua in Romagna. E se questo non bastasse ci sono i dati a certificare una tendenza che va avanti da diversi anni, e che ora si sta trasformando in un vero e proprio boom: nella provincia di Rimini, nei primi sei mesi del 2013, i pernottamenti dalla Russia hanno sfiorato quota 212 mila, con un incremento di oltre il 10% rispetto all’anno passato.

Sono magnati e amanti del lusso, di quelli che non mettono piede in un albergo se non ha meno di 5 stelle, e che passano le giornate facendo incetta nelle boutique di Armani e Dolce e Gabbana. Ma anche persone più vicine alla classe media. In questo caso la scelta ricade su hotel a 3 stelle, meglio se compresi in pacchetti low cost da 300 euro, che prevedono volo, pernottamento e prima colazione. Ma poi ci si lascia andare tra negozi, ristoranti e discoteche, dove anche i russi della middle class fanno meno attenzione al portafoglio, arrivando a spendere anche 1000 euro a testa, per ogni soggiorno.

Gli studi condotti finora dall’Osservatorio della Provincia tracciano il profilo di un turista che si muove in gruppo (il 78%) o con la famiglia (il 17%), preferendo l’aereo (il 79%) a bus e auto, e con un’età media vicina ai 40 anni. Sette su dieci poi sono donne. “Il turista russo, come quello tedesco, torna periodicamente e non è strettamente legato al soggiorno balneare” spiega l’assessore regionale al Turismo, Maurizio Melucci. “Arriva in Italia anche fuori dalla stagione estiva, magari per un tour tra le città d’arte, per fare shopping da grandi firme italiane, o per degustare i nostri prodotti tipici”.

Ad aprire le porte al mercato russo, che sui numeri ha ormai sorpassato quello tedesco, storicamente il bacino di turisti stranieri più redditizio per la riviera romagnola, è il collegamento diretto tra l’aeroporto di Rimini e quello di Mosca e San Pietroburgo. Il Fellini, infatti, negli ultimi anni ha puntato la sua sopravvivenza proprio sui passeggeri russi, primo mercato con quasi 300 mila presenze. Allo scalo romagnolo da settembre si è aggiunto anche quello dell’aeroporto Marconi, con l’apertura della tratta diretta giornaliera Bologna-Mosca. “Quello russo è un mercato di prossimità che ci sta dando molto e ci darà molto, e su cui è necessario investire” dice ancora Melucci. “Dobbiamo considerare infatti che per arrivare in Romagna dalla Russia bastano 3 o 4 ore di volo. Per questo per le strutture alberghiere e turistiche c’è la possibilità fidelizzare il cliente”.

Insomma, se gli italiani preferiscono stringere la cinghia, scegliendo il modello vacanza “toccata e fuga”, gli stranieri arrivano, si fermano, spendono, e ritornano l’anno successivo. Una vera boccata di ossigeno per la Romagna, che vive di un settore oggi fiaccato, come molti altri, dalla crisi. Di fronte a un aumento di turisti italiani che si aggira intorno al 5%, l’aumento di quelli che parlano un’altra lingua tocca sempre numeri a due cifre, con risultati record del 36% per quanto riguarda i russi (dato del 2011 riferito a tutta l’Emilia Romagna). In un anno le presenze russe in regione hanno sono aumentate di circa 200 mila unità, toccando nel 2012 quota 1 milione e 123 mila. Di cui circa 1 milione nel solo territorio di Rimini. Un segmento che, almeno in Riviera, ha superato quello del turismo tedesco, che nel 2012 ha fatto registrare 3,4 milioni di presenze in regione, ma solo 900 mila nel riminese.