“Pronto! Mi perdoni, sa, ma non la sento bene, siamo qui a una festa per l’inaugurazione della Fiera”. A Mosca è già sera avanzata quando Emanuele Burioni, il direttore dell’Apt, l’azienda turistica regionale dell’Emilia Romagna risponde alla chiamata in arrivo dall’Italia. “Qui, di tutte le tensioni di cui si parla nei tg, non si percepisce niente e i voli dei turisti per l’Italia sono tutti confermati, non ci sarà alcuna cancellazione”. Se i venti di guerra che spirano dalla Crimea e la possibilità di sanzioni economiche nei confronti di Putin avessero preoccupato qualcuno dalle parti di Rimini, una delle mete preferite dei turisti russi, ecco che proprio dalla metropoli sulle rive della Moscova arrivano rassicurazioni: “Finora nessun problema, i voli e le prenotazioni sono tutte confermate”, spiega Burioni, ospite dal 19 al 22 marzo del Mitt, l’esposizione internazionale del turismo, assieme con il sindaco di Rimini Andrea Gnassi e con l’assessore regionale al turismo Maurizio Melucci (riminese anche lui).

L’Italia è il Paese partner dell’esposizione turistica, giunta alla ventunesima edizione. Così mentre il mondo intero trema per un possibile ritorno a una guerra fredda 25 anni dopo la caduta del Muro di Berlino, a Mosca si fanno affari e si programma. La Regione Emilia Romagna e la Riviera sono in prima fila. Da una parte infatti c’è il turismo. Tanto per dare un’idea le presenze russe in regione hanno toccato nel 2012 quota 1 milione e 123mila. Di cui circa 1 milione nel solo territorio della provincia di Rimini. Più dei tedeschi, che per decenni erano stati padroni assoluti delle estati in Riviera.

Menu e cartelli dei negozi bilingue, una webradio in russo gestita dalla Provincia, giornali in cirillico esposti nelle edicole. I turisti venuti dall’est hanno letteralmente colonizzato un territorio, e non solo nella tradizionale estate, ma anche nella bassa stagione. Andate in un qualunque giorno di gennaio e vedrete chi troverete per le strade semi-deserte del lungomare: soprattutto famiglie “venute dal freddo” a godersi la città di Fellini.

Eppure in altri settori dell’economia la paura c’è. Le sanzioni di Bruxelles e Washington per il momento sono individuali, ma non pochi hanno iniziato a preoccuparsi per le eventuali ripercussioni. A risentirne potrebbe essere infatti l’industria manifatturiera che conta molto sui suoi clienti russi. In numeri anche in questo caso parlano da soli. Solo per citare il caso della provincia di Bologna, tra le 2mila aziende associate a Confindustria, 200 hanno rapporti con la Russia. Il 10%. E finora nessuno industriale che fa affari con Mosca ha espresso preoccupazioni. Tuttavia eventuali sanzioni (ma soprattutto eventuali ritorsioni commerciali da parte di Mosca) avrebbero un effetto disastroso. Nel 2013 le esportazioni dall’intera Emilia Romagna verso la Russia hanno superato i 2 miliardi di euro.