Undici milioni di euro in incentivi all’assunzione di giornalisti esperti di “nuovi media”, 7,9 milioni a quelli per gli investimenti in innovazione tecnologica e digitale; 2 milioni per il parziale finanziamento degli ammortizzatori sociali e 25 per i prepensionamenti. A condizioni, però, ben determinate. E’ quanto stabilisce, in sintesi, il decreto Lotti sui criteri e le modalità di concessione dei 45,91 milioni di euro stanziati per il 2014 dal Fondo straordinario per l’editoria, istituito il 27 dicembre 2013 dalla Legge di Stabilità varata dal governo Letta, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. La suddivisione delle risorse tiene conto in particolare dell’elevato numero di richieste di prepensionamenti attualmente pendenti presso il ministero e “allo stato inevase stante l’esaurimento delle risorse del fondo statale” e dell’andamento negativo “del saldo occupazionale fra entrate e uscite dal lavoro registrato nell’ultimo triennio nel settore giornalistico ed editoriale”, oltre che dell’incremento del ricorso agli ammortizzatori sociali “il cui onere è attualmente sostenuto interamente dall’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi)”. 

Quanto alle singole voci, gli incentivi all’assunzione saranno validi per il periodo compreso tra l’adozione del decreto e fine 2014 e si traducono in sgravi fiscali. E, in particolare nella riduzione della contribuzione previdenziale, del 100% per 36 mesi in caso di rapporti di lavoro a tempo indeterminato e del 50% per quelle a tempo determinato (che raddoppia anche ex post se il contratto viene trasformato in indeterminato). A fronte di ciò, il sottosegretario all’editoria del governo Renzi chiede agli editori che le assunzioni “risultino incrementali rispetto alla media dei giornalisti occupati presso l’impresa nei 12 mesi antecedenti, calcolata al netto dei casi di dimissioni volontarie, di licenziamento per raggiungimento dei limiti di età e per giusta causa”. Non solo. A proposito del contratti a tempo determinato, il decreto prevede la revoca delle agevolazioni, con obbligo di versamento di quanto non pagato, se l’editore non “proceda alla trasformazione in rapporto a tempo indeterminato di una percentuale pari almeno al 20% dei rapporti a termine instaurati” con lo sgravio. Fanno eccezione i contratti di sostituzione.

Paletti anche per i prepensionamenti. A partire dal fatto che i 25 milioni – che dovranno essere raccordati con l’emendamento governativo al dl Pubblica amministrazione per spalmare le risorse stanziate per l’intero triennio sull’arco di tempo necessario a coprire i costi effettivi di ogni prepensionamento – sono destinati alle aziende “che hanno presentato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali piani di ristrutturazione o riorganizzazione in data anteriore alla data di emanazione del presente decreto”. Anche se soltanto per quanto riguarda “mensilità anticipate esclusivamente con riferimento all’anno 2014”. Per accedere al finanziamento gli editori dovranno integrare i piani già presentati, prevedendo la contestuale assunzione “di personale giornalistico giovane e in possesso di competenze professionali nel campo dei nuovi media, funzionali alla realizzazione dei programmi di rilancio e sviluppo aziendale”. Il rapporto sarà di un’assunzione (senza sgravi fiscali) ogni tre prepensionati. Escluse le aziende che prepensionano un totale di cinque giornalisti. L’accesso ai fondi vieta poi di far rientrare dalla finestra chi è uscito dalla porta principale. “L’instaurazione di rapporti di lavoro dipendente o autonomo anche in forma di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero la sottoscrizione di contratti per la cessione del diritto d’autore“, con i prepensionati a carico del Fondo, si legge nel documento, “comporta la revoca del finanziamento concesso anche nel caso in cui il rapporto di lavoro sia instaurato con azienda diversa facente capo al medesimo gruppo editoriale”.

Per i 2 milioni destinati a Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e a contratti di solidarietà difensivi, la condizione è “che vi sia un intervento di pari ammontare da parte delle imprese editoriali”. Invece gli investimenti in innovazione tecnologia e digitale sono suddivisi in 7,4 milioni destinati “alla concessione della garanzia sui finanziamenti erogati alle imprese editoriali” per questa finalità. Il vero e proprio contributo (500mila euro in totale) sarà invece riconosciuto alle imprese “di nuova costituzione a fronte di spese documentate sostenute per progetti innovativi da sottoporre alla valutazione di apposita commissione”, ancora da nominarsi. 

A condire il tutto il fatto che l’erogazione di finanziamenti, sgravi e garanzie, sono condizionati al fatto che i dirigenti  delle case editrici nel periodo tra l’emanazione del decreto e la durata dei finanziamenti non ricevano “bonus, stock option e ogni altra forma di premio non strettamente legato alla dinamica retributiva contrattualmente stabilita, e collegata a risparmi sul costo del lavoro giornalistico”.