Ora che i dati Istat ci rivelano che in Italia, anche sotto il governo Renzi, non c’è segno di ripresa e autorevoli giornali economici internazionali come il Wall Street Journal e l’Economist descrivono l’attività del premier con termini come “inesperienza”, “improvvisazione”, e “attimi di vuoto”, sentiamo più spesso fare questa domanda: “quanto può durare ancora Renzi?”. Il ragionamento che molti fanno è che tra poco gli italiani si renderanno conto del bluff, del fatto che oltre a belle promesse, parole e slogan Renzi non stia facendo niente di concreto e che quindi abbia i giorni contati. Credono sia solo questione di tempo prima che il fenomeno Renzi si sgonfi da sé, in modo spontaneo.

In realtà aggrapparsi a questa speranza può essere rischioso. Proprio grazie alle sue parole, ai suoi slogan e alle promesse, quindi attraverso il potere della sua comunicazione, Renzi ha raggiunto un enorme consenso: il 40,8 % dei voti alle ultime elezioni e nel periodo successivo un gradimento che ha superato il 70%. Come è arrivato fin qui grazie alle sue doti comunicative, grazie ad esse andrà avanti, qualunque cosa accada o qualunque dato negativo arrivi. Se riuscirà a realizzare le sue promesse e grazie al suo governo l’Italia uscirà presto dalla crisi sarà giustamente rieletto (scusate, eletto) e durerà nel tempo. Nel caso invece continuasse a rimandare, senza cambiare verso a nulla, senza far diminuire la disoccupazione e partire la ripresa, durerà ugualmente. 

Come? Argomentando, da abile comunicatore, per esempio scaricando la colpa dell’inefficienza del suo governo sulla “palude” delle parti sociali, o sulla vecchia sinistra che lo “affossa”, sull’opposizione che non dialoga e quando dialoga vorrebbe farlo a voce anziché per lettera, o su chi vuole opporsi al cambiamento difendendo la Costituzione.

Quindi in entrambi i casi, che ottenga risultati o no, Renzi non si esaurirà spontaneamente, ma durerà. Anzi, il non raggiungere i risultati potrebbe essere anche preferibile. Potrebbe fornire a Renzi ancora più argomentazioni -come quelle elencate – dandogli l’opportunità di chiedere al popolo italiano una maggioranza più ampia e più poteri per poter governare e portare il suo cambiamento nonostante tutti questi tenaci oppositori. Allora Renzi per durare sarà condannato a escogitare continuamente nuove soluzioni comunicative? Non sembra aver problemi in questo. Anche Grillo ha notato alcune delle tecniche usate da Renzi per dare l’impressione di fare, pur non facendo, e di farlo anche velocemente. 

Grillo e Casaleggio dal loro blog fanno notare che Renzi nel parlare della sua tabella di marcia è passato dalla parola “mesi” a usare la parola “giorni”. Un giorno passa più velocemente di un mese. Così Renzi dà l’impressione di aver aumentato la sua velocità. In realtà i giorni di cui parla il premier sono mille, quindi saremmo nell’ordine degli anni, ma l’immagine che ci arriva è quella di una misura più breve, come lo sono effettivamente i giorni rispetto ai mesi. I fondatori del M5s fanno anche notare che Renzi col suo modo di accelerare il passo davanti alle telecamere dice non verbalmente “vedete come corro io”. 

Delle tecniche di comunicazione usate da Renzi parlo da mesi in modo dettagliato sul Fattoquotidiano.it. Potete approfondire l’argomento leggendo gli altri miei post o l’ebook che ho scritto al riguardo.

Ma Renzi non ha bisogno di dar fondo alla sua creatività e alle sue abilità di comunicatore ancora per molto. Grazie alle riforme sulle quali il governo sta lavorando in queste ore, quella elettorale e quella costituzionale sul “Senato delle Autonomie”, Renzi potrà ottenere un potere tale che porterà il Paese verso quella che illustri giuristi italiani hanno definito parlando al Fatto una svolta autoritaria verso “l’uomo solo al comando”.

La durata di Renzi non è collegata quindi ai suoi risultati. Qualsiasi cosa faccia è destinato a restare. Questo paradosso ti fa provare un senso di disagio? È normale. Pensa che casi del genere vengono narrati e usati anche in altri contesti proprio per causare questa sensazione. Le situazioni di false alternative, che hanno in comune una soluzione sempre positiva per la persona che le crea, prendono il nome di “doppio legame” nell’ambito dell’ipnosi (la forma più profonda di comunicazione).

Se qualunque alternativa si avveri, il risultato rimane lo stesso, siamo di fronte a una contraddizione logica che spiazza chi vi assiste, lo confonde facendolo sentire in un vicolo cieco e lo porta a cercare rifugio nella parte emotiva inconscia, aprendosi così alle suggestioni dell’ipnotista nella speranza che lo porti fuori dalla situazione di disagio. Quindi quella dell’ipnosi collettiva non sembra più neanche tanto una metafora. Come risvegliarsi dall’ipnosi? Come avrai visto nei film, di solito l’ipnotizzato sente contare fino a 10 prima di si svegliarsi.

Il Fatto Quotidiano ha contato fino a 10 proposte – provenienti da costituzionalisti e da lettori- per una riforma istituzionale che tuteli la “Democrazia Partecipata”. Da oggi per tutta l’estate il Fatto raccoglie le firme dei suoi lettori, per sostenere chi si impegna dentro e furori il Parlamento in difesa della Costituzione. Un’azione concreta che puoi fare per contribuire a far uscire l’Italia da questo paradosso è firmare ora la petizione a questo link.