Settantadue spettacoli indipendenti in scena dal 7 giugno all’11 luglio nel quartiere San Lorenzo, a Roma. Dalla commedia al dramma, dal teatro-canzone a quello civile. E poi dieci tra i più interessanti stand-up comedian italiani e diverse compagnie internazionali provenienti da New York, Londra, Bruxelles, Rouen. Grazie a questa ampia offerta di rappresentazioni e artisti di talento, la terza edizione del Roma Fringe Festival ha segnato ancora una volta il trionfo del teatro off, quello delle produzioni indipendenti che fanno leva solo sulle proprie risorse. Venerdì sera, dopo oltre un mese di show nel giardino di Villa Mercede, è stato decretato il vincitore della kermesse.

A conquistare il gradino più alto del podio lo spettacolo Taddrarite, con la regia e la partecipazione come attrice protagonista di Luana Rondinelli insieme a Claudia Gusmano e Anna Clara Giampino. La rappresentazione è ambientata in Sicilia. Tre sorelle si ritrovano a vegliare il marito morto di una di loro. Secondo la tradizione, in questa lunga notte devono lasciare le porte aperte per permettere all’anima del defunto di abbandonare la casa. Ma di fronte a quella bara accade qualcosa di straordinario: cominciano a cadere le inibizioni e le paure. Con una buona dose di sarcasmo e rabbia iniziano a raccontare la loro vita, a svelare ciò che non era mai stato detto prima, per paura, per vergogna o per pudore. Il silenzio viene squarciato da un vortice di ammissioni e ognuna di loro parla per la prima volta delle violenze subite per anni dai rispettivi mariti. Le risate si alternano a momenti di disperazione. Alla fine della notte, l’anima del defunto abbandona la casa. E tra di loro cala un silenzio liberatorio, intessuto di forza e speranza. Finalmente non dovranno nascondere più questa condizione. Le donne potranno essere libere. Dopo la vittoria dell’anno scorso di Io, mai niente con nessuno avevo fatto, che metteva al centro il tema dell’omosessualità, della violenza e della malattia, con Taddrarite si svelano le violenze taciute, quelle subite da molte donne tra le mura domestiche. Lo spettacolo è un invito a liberarsi da un’antica schiavitù fisica e psicologica.

Meritano di essere ricordati anche le altre tre rappresentazioni arrivate in finale: 84 Gradini di Giuseppe Mortelliti, Groppi d’amore nella scuraglia di Tiziano Scarpa, interpretato da Silvio Barberio, e Il fulmine nella terra. Irpinia 1980 di Mirko Di Martino, interpretato da Orazio Cerino. “Il bilancio di quest’anno è positivo. Abbiamo avuto un successo di pubblico incredibile – ha dichiarato Davide Ambrogi, organizzatore e direttore artistico del Roma Fringe Festival – con una media di 800 spettatori a serata. Chi lavora nel mondo del teatro sa quanto sia difficile raggiungere un traguardo simile. Quest’anno poi abbiamo integrato l’offerta artistica con un mercatino di oggetti artigianali prodotti da ragazzi ‘under 35’. Siccome il nostro Fringe è totalmente autofinanziato, per il prossimo anno speriamo che le istituzioni ci aiutino almeno a livello logistico, garantendo una manutenzione migliore degli spazi di Villa Mercede”.

Anche quest’anno lo spettacolo vincitore si guadagna la possibilità di esibirsi al Fringe Festival di New York. Quello di Roma, infatti, lavora in sinergia con gran parte dei 400 Fringe che ogni anno si tengono in tutto il mondo. Edimburgo, New York, Stoccolma, Orlando. Ognuno ha caratteristiche diverse, per durata e modalità di svolgimento. Ma i punti in comune restano l’autoproduzione e l’indipendenza.