Il Pd dell’Emilia Romagna sceglie di fare le primarie di coalizione per eleggere il candidato alla poltrona di Vasco Errani, il presidente della Regione condannato in appello per la vicenda “Terre Emerse”. Allo stesso tempo rimanda per la terza volta il congresso per scegliere il segretario regionale (doveva tenersi il 5 ottobre). Ad annunciarlo, stamattina in direzione regionale, il segretario Stefano Bonaccini che ha ricevuto anche il mandato di parlare con gli alleati per definire, alla svelta, un percorso condiviso sulle primarie. L’Idv ha già dichiarato di voler scendere in campo. La commissione per le primarie, presieduta da Giorgio Sagrini, responsabile regionale dell’organizzazione, definirà le regole. La mozione sulle primarie è stata approvata all’unanimità dalla direzione del Pd che è iniziata con un lungo applauso tributato ad Errani.

In campo, per correre per la poltrona di governatore, ci sono innanzitutto Matteo Richetti, renziano della prima ora e parlamentare (foto), e Stefano Bonaccini, molto vicino a Renzi ed ex bersaniano che ricopre anche il ruolo, in direzione nazionale, di responsabile degli Enti locali. In campo anche Simonetta Saliera, vicepresidente della Regione, Roberto Balzani (renziano), ex sindaco di Forlì e Daniele Manca, renziano della seconda ora e sindaco di Imola. Richetti rompe gli indugi sulla sua candidatura e fa sapere che “se un pezzo significativo del partito, amministratori e persone che hanno fatto con me politica, me lo chiedessero, è un’opzione che sono pronto a valutare”. Anche Saliera conferma di voler correre: “Io sono assolutamente disponibile e lavorare” dice. Più prudente Bonaccini: “Non mi sono mai tirato indietro in passato rispetto a richieste che mi sono state fatte – dice – ma bisogna anche considerare dove si può essere utili, perché alcuni di noi sono anche classe dirigente nazionale”.

Balzani non si sbilancia e dice che è presto per presentare una sua candidatura, ma avvisa: “Serve una competizione vera e reale e non un’accozzaglia di persone che cerca per propria ambizione di affermare qualcosa per avere in cambio un pezzo di salsiccia”. Non sfuma tuttavia l’ipotesi Delrio. Se, com’è successo a Torino con la candidatura di Chiamparino, il Pd facesse confluire un consenso condiviso su un nome, magari dietro input di Matteo Renzi, potrebbe scegliere come candidato anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio senza fare le primarie.

Errani lascerà ufficialmente la sua poltrona, secondo la data annunciata dell’ultimo consiglio regionale, il 23 luglio, quando formalizzerà le sue dimissioni. Le nuove consultazioni regionali si terranno, con ogni probabilità, tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre. Le primarie – ipotizza il segretario bolognese del Pd Raffaele Donini – si faranno a metà settembre. “Nel caso in cui non ci sia una candidatura unitaria su un profilo e un programma che abbiano capacità di aggregare tutti – aggiunge Donini – bisogna cedere la sovranità agli elettori”. Intanto nel Pd è già polemica sulle regole e sulle soglie fissate dal regolamento: per candidarsi servono infatti il 35% (circa 75-80) delle firme dei membri dell’assemblea regionale del partito o il 20% degli iscritti (almeno 16.000 persone). Numeri che permetterebbero solo a due candidati del Pd di presentarsi, tagliandone fuori altri.

Richetti invita, a tal proposito, ad “abbandonare la calcolatrice”. “Noi affrontiamo la sfida con coraggio e il coraggio prevede di non escludere nessuno dal dare un contributo”, a sottolineato durante la direzione. D’accordo con lui Balzani: “Cercheremo uno strumento legittimo per consentire una soglia di ingresso più bassa e, nello stesso tempo, per consentire eventualmente un accesso degli alleati a una competizione, quindi una larga disponibilità perché non ci siano barriere all’entrata”. Questo, avvisa, serve anche “per evitare la sgradevole sensazione che le regole servano per tener fuori delle idee”. Dopo di che, manda a dire: “Io mi auguro che ci siano forme di aggregazione e di idee tali da rendere questa competizione vera e reale”.

In risposta, Bonaccini assicura di essere disposto a “guardare se si può modificare qualcosa per evitare che si pensi che vogliamo impedire a qualcuno di candidarsi ma – scandisce –:“Chi si candida deve avere un consenso vero”. Bonaccini assicura anche che si andrà al voto “con una nuova legge elettorale” che abolirà il listino e introdurrà la doppia preferenza di genere”, provvedimento invocato a gran voce dal M5S. Il Pd presenterà la proposta di legge all’assemblea regionale lunedì prossimo. Intanto rimangono congelate le candidature per la carica di segretario regionale. I candidati scesi in campo erano Paolo Calvano, renziano e coordinatore dei segretari provinciali, Antonio Mumulo, consigliere regionale e civatiano, ed Enrico Campedelli, ex sindaco di Carpi. Tutti e tre che dovranno aspettare le elezioni regionali per poter fare la loro corsa.