La Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione a carico del faccendiere Walter Lavitola per la tentata estorsione nei confronti dell’ex premier Silvio Berlusconi. Il ricorso presentato dal suo legale, l’ex parlamentare del Pdl Maurizio Paniz è stato dichiarato “inammissibile”. Questa è la prima condanna definitiva per Lavitola che è in carcere a Poggioreale per la vicenda Impregilo. 

“Sicuramente Valter Lavitola è un imputato che non si presenta bene, ma ha diritto anche lui al rispetto delle regole del codice” aveva detto Paniz concludendo la sua arringa e chiedendo l’annullamento della condanna inflitta dai giudici di Napoli il 4 marzo del 2013. “La storia giudiziaria molte volte modifica gli approcci iniziali delle inchieste, come insegnano i casi Andreotti, Tortora e Unabomber“, aveva aggiunto Paniz rilevando che si dimentica come “si è conclusa con un’ archiviazione l’inchiesta ‘escort’ a carico di Lavitola, vicenda che è stata rasa al suolo e che lo aveva spinto alla latitanza”. Il procuratore generale della Cassazione Vito D’Ambrosio aveva chiesto la conferma della pena. 

In una lettera Lavitola elencava le tante promesse non mantenute dall’allora presidente del Consiglio rispetto a una serie di favori fatti (dall’aver comprato il senatore Sergio De Gregorio alla costruzione del dossier sul Gianfranco Fini). Le richieste dell’ex direttore de L’Avanti era chiare: “Entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai”; ottenere comunque “un incarico importante all’inizio del 2010; “collocare Iannucci nel Cda dell’Eni”; “nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica” per poi aggiungere: “Le cose fatte tra noi le ho fatte scientemente e come tale da uomo. Lei, non sarà mai coinvolto! Dico mai e poi mai”.