Pena dimezzata per Valter Lavitola. I giudici della VI corte d’Appello di Napoli hanno condannato l’ex direttore de “L’Avanti!” a un anno e quattro mesi per la ipotizzata estorsione ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi. In primo grado Lavitola era stato condannato a due anni e otto mesi.

Lavitola, arrestato il 16 aprile dell’anno scorso scorso dopo un periodo di latitanza nell’ambito dell’inchiesta sui fondi all’editoria, si era attivato per fare una serie di favori all’ex premier: aver mediato, secondo gli inquirenti, per comprare il senatore Sergio De Gregorio, aver contribuito alla costruzione del dossier su Gianfranco Fini. Favori di cui poi aveva chiesto conto in una lettera di venti pagine (leggi). Nel documento Lavitola elencava le tante promesse non mantenute dall’allora presidente del Consiglio: “Entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai”; ottenere comunque “un incarico importante all’inizio del 2010; “collocare Iannucci nel Cda dell’Eni”; “nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica”. 

La lettera era stata rintracciata dagli inquirenti sul computer di Carmelo Pintabona, l’uomo d’affari e politico di origine siciliana che con Lavitola era indagato per tentata estorsione all’ex premier e che era stato assolto nel processo di primo grado. Nel testo, zeppo di refusi e strafalcioni, Lavitola elencava una serie di benefici che l’ex premier gli avrebbe concesso in cambio di favori vari. In particolare, un rimborso spese per il suo viaggio a Santa Lucia, in Centro America, per procurare atti che avrebbero dovuto dimostrare che proprietario effettivo dell’appartamento (un tempo appartenuto ad An) era il cognato di Fini.

La Corte ha inoltre condannato Lavitola al pagamento di 600 euro di multa, disponendo la cessazione della custodia cautelare il 2 dicembre 2013 e quindi la scarcerazione se non detenuto per altra causa. Attualmente Lavitola è in carcere per essere evaso dagli arresti domiciliari disposti nella sua abitazione di Roma. A Lavitola, difeso dall’avvocato Gaetano Balice, i giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche.