Stasera una nazione intera si fermerà per lo storico ottavo di finale contro la Germania. Anche a centinaia di chilometri di distanza dal suo territorio propriamente detto, compreso fra il Mar Mediterraneo e il deserto del Sahara. L’Algeria vive e tifa anche nel cuore di Parigi, a pochi passi dal Sacro Cuore e da Montmartre; simboli di quella Francia che a lungo l’ha colonizzata, e adesso ne accoglie i figli, in un rapporto più o meno conflittuale

Barbès è una fermata della metro, un mercato a cielo aperto. Un piccolo mondo a sé nella capitale transalpina. È qui che gli algerini di Francia hanno ricreato la loro patria, in netta prevalenza nelle migliaia di immigrati che (sovra)popolano il XVIII arrondissement. Etichettati come uno dei quartieri più pericolosi, a volte emarginati, parigini senza troppa appartenenza: Barbès è così algerina che lo scorso aprile le vie erano tappezzate di manifesti elettorali delle presidenziali della madrepatria, piuttosto che per le quasi contemporanee elezioni europee.

Ed è sempre qui che gli algerini di Parigi si riversano in strada per festeggiare le vittorie della loro nazionale. Era successo a novembre, quando “Les Fennecs” si erano qualificate ai Mondiali, eliminando i rivali di sempre dell’Egitto. Succede di nuovo in queste settimane, ora che la squadra allenata dal bosniaco Halilodzic si sta imponendo come una delle rivelazioni del torneo: sconfitta di misura all’esordio contro il Belgio, poi vittoria in goleada per 4-2 sulla Corea del Sud. Fino all’impresa di giovedì: 1-1 contro la Russia di Fabio Capello e prima, storica qualificazione agli ottavi di finale. Merito di quella che è considerata una delle migliori nazionali algerine di sempre: ci sono conoscenze del campionato italiano, come Ghoulam del Napoli e Taider dell’Inter. Ma le stelle sono altre: Sofiane Feghouli, imprendibile ala del Valencia, o Islam Slimani, attaccante dello Sporting Lisbona.

Una squadra tecnica e al contempo coriacea, capace di difendere senza mollare di un centimetro per novanta minuti. Così hanno conquistato il passaggio del turno e l’amore dei loro tifosi. Dentro e fuori il Paese. A Barbès a Parigi, ma anche in altre città francesi, sono state notti di gioia senza freni. Canti, musiche, colori. Di cui non tutti, però, sono entusiasti. Anche perché a volte i festeggiamenti passano la misura, degenerando in turbolenze o addirittura scontri con la polizia. Così in Francia la favola dell’Algeria diventa motivo di tensione. Il Front Nationale e gli altri partiti di estrema destra hanno colto la palla al balzo per rilanciare le loro campagne anti-immigrazione: “È la dimostrazione del fallimento delle politiche di accoglienza. Devono scegliere: o sono algerini, o sono francesi, non possono essere entrambe le cose”, ha tuonato Marine Le Pen.

Mentre all’indomani del successo contro la Corea, nel quartiere erano comparsi volantini xenofobi, a firma del movimento Bloc Identitaire, con scritto: “L’Algeria è il vostro Paese? Tornateci!”. Quel giorno la festa per la vittoria era stata sfrenata e caotica, ma assolutamente civile. Anzi, il web aveva smascherato alcune false notizie di incidenti, diffuse in rete da esponenti legati all’estrema destra. Diversamente è andata in altre occasioni: a novembre 63 persone erano state arrestate per essersi abbandonate ad atti di saccheggio e vandalismo durante i festeggiamenti; giovedì scorso la polizia ha dovuto intervenire più volte per evitare il peggio (e secondo il quotidiano Valeurs Actuelles, di chiaro orientamento di destra, 16 agenti sarebbero rimasti feriti).

Ma il problema non è la violenza. Non soltanto, almeno. Nella Francia che ha ormai il Front National come primo partito, le tendenze xenofobe sono sempre più accentuate. E senza raggiungere gli estremismi della destra, sono in tanti, a Parigi, ad essere infastiditi dai disagi dovuti ai festeggiamenti dei tifosi algerini di Barbès. O anche solo da manifestazioni identitarie troppo esplicite di quegli immigrati, anche di seconda o terza generazione, che si sentono sempre più algerini e meno francesi. Anche perché è la Francia per prima a rifiutarli: domenica il portale Le Point si è visto costretto a cancellare in tutta fretta un sondaggio che chiedeva agli utenti del sito se fosse il caso di ritirare la doppia nazionalità ai francesi di origine algerina. La risposta era stata un eloquente plebiscito: addirittura 81% di sì, su circa 10mila votanti. Per loro – e per tutti gli abitanti di altre nazionalità del quartiere, che partecipano alla festa – i Mondiali 2014 sono occasione di rivalsa, sfogo di una gioia repressa che (purtroppo, qualche volta) oltrepassa il limite. E stasera c’è un altro appuntamento con la storia: gli ottavi di finale contro la Germania, già battuta in quel memorabile debutto ai Mondiali dell’82. Allora sulla panchina bianco-verde sedeva Rachid Mekhloufi, calciatore-eroe della rivoluzione anti-coloniale, che aveva detto no alla nazionale francese per lottare per il suo Paese. Per continuare a sognare, rendez-vous alle 22 a Barbès: ghetto maghrebino tutto l’anno, per una notte cuore pulsante del miracolo mondiale dell’Algeria.

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