“Serve un salto di qualità sul piano della trasparenza“: così il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, arrivato a Milano per presentare l’unità operativa speciale per Expo, prova a infondere nuova fiducia sull’evento clou per il capoluogo lombardo nel 2015. Quello messo in ombra dalle inchieste della procura di Milano, che sta indagando sulla cosiddetta “cupola degli appalti”. Al centro dell’incontro in Prefettura, il decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale ieri, che ha stabilito cosa potrà e non potrà fare. A lui il compito di proporre quali aziende commissariare, ma sarà il prefetto di Milano ad avere l’ultima parola. La nuova soluzione varrà solo per ”le aziende coinvolte in quella specifica vicenda” e non per appalti ”diversi da quelli sottoposti a indagine”. In sostanza, per le due gare finite nell’inchiesta sulla cosiddetta ‘cupola’ e vinte dalla Maltauro sì. Non per la Mantovani, coinvolta nel caso Mose, ma non nel mirino dei pm per l’appalto in Expo. 

 video di Francesca Martelli

Il decreto ha avuto ”una gestazione lunga – ammette Cantone – ma fisiologica. Ora deve essere al più presto attuato”. Meno diplomatico, il presidente della regione Lombardia: “Il ’Decreto fantasma’ sull’Expo finalmente è  arrivato, ma ora è una lotta contro il tempo”, dice Roberto Maroni, dopo l’incontro al Pirellone con Cantone. Per il presidente dell’Anac “credere che tutto possa essere risolto col procedimento penale è illusorio. Se tizio o caio hanno pagato per un appalto – ha aggiunto – lo sapremo nel 2019, se va bene”. L’Unità operativa speciale per Expo sarà composta da tre-quattro giuristi e da tre finanzieri. Si parte con numeri risicati “ma sarà eventualmente ampliata”. Le parole d’ordine: ”Controlli snelli ed efficaci che non impediscano l’operatività di Expo”.

Cantone si è dato pochi giorni per il lavoro preparatorio, e nel frattempo spera venga superato l’ ”incidente di percorso” che ha impedito il completamento della squadra Anac. Il coordinamento amministrativo della struttura sarà affidato al Segretario generale dell’Anac, Antonella Bianconi; la task force analizzerà “atti e documenti anche presso la sede dell’Expo di Milano”, utilizzando “le banche dati attualmente in uso all’Avcp”, l’Authority degli appalti.

Intanto, al setaccio sono finiti appalti già assegnati e segnalati dall’autorità di vigilanza sui contratti pubblici: “Abbiamo chiesto spiegazioni a Expo” perché in diversi casi ‘ci sono atti “poco comprensibili a livello di trasparenza”. E ancora: “In molti di questi appalti non si capisce cosa è stato liquidato e in che modo”. Per rimediare, Cantone non nasconde che avanzerà proposte al commissario unico, Giuseppe Sala. Una sarà di ”inserire in tutti i contratti la norma della legge Severino per la revoca dell’appalto in caso di gravi violazioni”. Che non sarà però retroattiva. Per i casi già sotto il faro della magistratura milanese, Cantone tornerà presto in Procura per avere accesso agli ”atti pubblici per attivare le procedure”.

Non ci sarà margine di manovra invece sui padiglioni stranieri, per ognuno dei quali vige la normativa del Paese di provenienza; ma Cantone cercherà, a costo zero, di ottenere  “una consulenza dagli organismi internazionali che si occupano di corruzione”. Infine, si lavorerà anche sulle questioni da tempo sollevate da Sala, come la possibilità di usare Italferr per la direzione lavori agli allestimenti dei padiglioni. Il decreto del governo Renzi non ha affrontato questo tema, e qui, il magistrato è chiaro: ”Bene hanno fatto a non prevedere nel decreto l’affidamento diretto a Fiera Milano” visto che il tipo di attività ”è uno degli ambiti a rischio infiltrazioni mafiose”. Di infiltrazioni della criminalità organizzata ha parlato anche il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca 

Due nuove interdittive antimafia sono state emesse per aziende che si occupano delle infrastrutture legate a Expo, Brebemi e Teem. Solo un mese fa, i provvedimenti del prefetto di Milano erano fermi a 33. Numeri che confermano le parole di Cantone: “La Lombardia si è scoperta che ‘mafia free’ non è. Ed è chiaro che il sistema dei lavori pubblici doveva alzare il livello di attenzione su questo. Era assolutamente giusto”.  A meno di un anno da Expo, lo attende una sfida titanica. E non solo perché ”negli ultimi anni c’è stata una generale sottovalutazione della corruzione”, ma anche per il ruolo quasi ‘messianico’ che ormai il magistrato riveste per l’opinione pubblica. ”Non sono l’uomo della provvidenza”, chiarisce, dicendosi comunque ”preoccupato” per la mole di lavoro che lo aspetta. ”Scaramanticamente – conclude con un sorriso – porterò qualche corno in più”.