Il giorno dopo l’emissione della custodia cautelare in carcere per Massimo Giuseppe Bosetti sono il procuratore capo di Bergamo e il pm che ha condotto l’indagine che parlano. Per difendere l’inchiesta e i “risultati insperati e insperabili” che si sono ottenuti. “Si era partiti totalmente dal nulla” dice Francesco Dettori, in una conferenza stampa sulle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio. Il nulla di cui parla sono le tracce biologiche lasciate dall’assassino sui legging e sugli slip della vittima; tracce – ricordano gli investigatori di polizia e carabinieri – che hanno resistito “a tre mesi di intemperie”. La tredicenne sparì da Brembate il 26 novembre 2010 e il suo cadavere fu ritrovato nel campo di Chignolo tre mesi dopo.  

Il procuratore capo: “Non ci sono state contraddizioni”. Il magistrato ha definito ”aride e stupide” le polemiche sui milioni di euro spesi durante le indagini. “Per trovare la verità sul caso di una ragazza di 13 anni non si bada a spese”. Per tracciare il profilo genetico del killer della ginnasta sono stati effettuati 18mila test del Dna.

Dettori difende l’indagine su cui sono piovuti dubbi e anche critiche: “Non ci sono state contraddizioni nel percorso investigativo basato su una linea operativa strettamente scientifica, dall’individuazione della madre del presunto autore fino all’individuazione della persona che conoscete”. 

Il pm Letizia Ruggeri: “Indagine pazzesca”. Gli investigatori, partendo dalle analisi sui frequentatori della discoteca, sono faticosamente risaliti al padre del presunto killer, quel Giuseppe Guerinoni, autista di autobus morto anni fa che avrebbe avuto una relazione con Ester Arzuffi, già sposata e rimasta incinta di due gemelli. Quando finalmente, dopo ricerche faticose e un’indagine che il pm Letizia Ruggeri definisce “pazzesca”, i detective hanno trovato lei finalmente sono arrivati a Bosetti. A quel figlio illegittimo che ha lo stesso Dna, al 99,999987%, con quello del killer. La donna, in una intervista, dice di non aver mai avuto a che fare con Guerinoni ma gli inquirenti non hanno dubbi. “Attraverso un’indagine anagrafica, negli anni siamo arrivati alla madre Ester Arzuffi, che condivide nel Dna un allele molto raro e particolare. Una volta individuata la madre il percorso è stato in discesa”. 

Analizzate 120mila utente telefoniche. ”È stata un’indagine faticosissima, ma ogni giorno qualche tassello andava a completare il puzzle” dice Letizia Ruggeri. “Non avete idea di quanta fatica è stata fatta in un’indagine a elenchi, con nessun testimone e ben poche telecamere funzionanti. Nei primi mesi è stato un incubo”.  Chi indagava ha analizzato ben “120mila utenze telefoniche“, tutte quelle che nelle 24 ore dopo l’uccisione di Yara sono state registrate nella cella telefonica del luogo del delitto. 

Il ritrovamento del cadavere ha dato una svolta alle indagini: “È stato di un grande aiuto, come è noto i cadaveri danno informazioni e sapere che sugli slip è stato localizzato questo Dna. A questo punto il Dna è stato il faro alla luce del quale proseguire le indagini” ricorda il pubblico ministero. ”Dopo aver riesumato il cadavere di Guerinoni, non abbiamo avuto più nessun dubbio sul fatto che fosse il padre del soggetto che stavamo cercando”. 

Gli investigatori: “Attività investigativa spaventosa”. Per il generale Mario Parente, comandante del Ros, quella sull’assassinio di Yara “è un’indagine con pochi precedenti. C’è stato un apporto della scienza nelle indagini come forse mai in precedenza. Un lavoro enorme, una prova enorme di professionalità” perché “è stato difficilissimo isolare il Dna” con “un’operazione di assoluta avanguardia nel settore. Non è vero che sono mancati fondi” per le indagini. Per il direttore dello Sco, Raffaele Grassi: “È stata attività investigativa spaventosa. Si tratta di un caso unico, con la difficoltà di indagare al buio, che potrà essere illustrato nelle scuole di polizia giudiziaria”. Gli sforzi di indagine sono stati sottolineati anche dal questore di Bergamo Fortunato Finolli,  “abbiamo dato il nome a un marziano”, e dal colonnello dell’Arma Antonio Bandiera che ha parlato di “dovere morale” di dare una risposta alla famiglia e ai cittadini. 

Il pm: “Indagine non chiusa”. Il pm Letizia Ruggeri rispondendo a una domanda ha poi detto: “Ci guardiamo bene dal considerare questo come un caso chiuso. Ci sono dei gravi indizi di commissione del reato ed esigenze cautelari. Ad oggi i Dna analizzati dalla polizia di Stato sono 4897 e il Ris ne ha analizzati 9488. I carabinieri ne avevano ancora da analizzare 7435. In più 500 sono stati fatti confluire al laboratorio dell’Università di Pavia”. Dalla conferenza stampa è emerso anche che l’indagato il giorno della scomparsa di Yara aveva lavorato in un cantiere di Palazzago e il pm ministero ha ricordato che tante tracce di polvere di calce trovate sul corpo della vittima. Confermata anche la confidenza che la ragazzina fece al fratello ovvero di sentirsi osservata da qualcuno mentre era in chiesa. “Dobbiamo accertare se si tratti di un movente sessuale” risponde il pm gli chiede quale sia il motivo che avrebbe spinto Massimo Giuseppe Bossetti a uccidere Yara Gambirasio,

Gli esami sui campioni di Dna su indumenti di Yara eseguiti in 4 laboratori diversi. I Ris di Parma intanto sono entrati in casa di Bossetti. Le indagini continuano e su tutti i nuovi passi vige “il segreto istruttorio”. “Gli esami sui campioni ‘estratti’ dagli indumenti di Yara sono stati effettuati in quattro laboratori diversi e ogni test è stato confermato per quattro volte” spiega il pm rispondendo a una domanda. Il confronto del Dna tra quello trovato sugli indumenti della vittima e quello del presunto colpevole è ripetibile“. 

Il pm : “Non escludo il giudizio immediato”. Tra le ipotesi è stata presa in considerazione anche quello della criminalità organizzata: “Questa pista fino ad oggi non aveva dato risultati. Abbiamo indagato su tutto, anche sulla ditta Gamma e sulle ditte in cui precedentemente il signor Fulvio aveva lavorato”.  Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri non esclude di chiedere il giudizio immediato: “Devo valutare come procede questa fase dell’indagine, ma non lo escludo”.  

Il padre di Yara: “Dobbiamo pensare solo a pregare per la famiglia Bossetti”. ”In questi giorni dobbiamo pensare solo a pregare per la famiglia Bossetti, perché stanno soffrendo più di noi”. Questo il pensiero di Fulvio Gambirasio, padre di Yara, riferito all’Ansa da don Corinno, parrocco di Brembate da sempre vicino alla famiglia. ”La nostra Yara ora è in paradiso”, ha continuato il padre della tredicenne, aggiungendo che è tempo di pensare ai genitori e parenti di Massimo Giuseppe che “ora sono stati travolti dall’inchiesta”.