La domanda è una sola: come sta davvero il Papa? Un interrogativo più che lecito dopo l’assenza di Bergoglio alla chilometrica processione del Corpus Domini, evidentemente a causa di un po’ di febbre. Soltanto l’ultima di una lunga serie di defezioni in appena 15 mesi di pontificato. Con San Giovanni Paolo II era stato rotto definitivamente il muro di silenzio che circondava da sempre la salute del vescovo di Roma che stava sempre bene fino a un attimo prima di esalare l’ultimo respiro. Ed era stato rotto perché era lo stesso Papa polacco a informare i fedeli di tutto il mondo sulle sue reali condizioni di salute. Oggi con Bergoglio sembra essere tornati di colpo ai tempi dell’improvvisa morte di Paolo VI, la sera del 6 agosto 1978, quando fino a poche ore prima le condizioni di salute di Montini erano date per buone e in miglioramento.

Come sta davvero Papa Francesco? È da alcune settimane che gli occhi degli osservatori sono puntati sulle sue condizioni fisiche. Troppi i segnali di allarme. Nel giro di pochi giorni Bergoglio ha parlato per due volte della sua morte, tema che fin dall’elezione al pontificato non aveva ancora affrontato. Il 7 giugno scorso, ricevendo in piazza San Pietro il Centro sportivo italiano, Francesco al termine del discorso preparato ha aggiunto a braccio queste due frasi: “Vi benedico e prego per voi, e vi chiedo di pregare per me, perché anche io devo fare il mio gioco che è il vostro gioco, è il gioco di tutta la Chiesa! Pregate per me perché possa fare questo gioco fino al giorno in cui il Signore mi chiamerà a sé”. I cronisti che lo ascoltavano rimasero stupiti: è la prima volta che Bergoglio parla della sua morte da quando è stato eletto Papa. Appena sei giorni dopo il 13 giugno, Francesco rilascia una lunga intervista al quotidiano di Barcellona La Vanguardia. Come ultima domanda il cronista gli chiede: “Come le piacerebbe che la ricordasse la storia?”. Bergoglio risponde: “Non ci ho pensato, ma mi piace quando uno ricorda qualcuno e dice: ‘Era bravo, ha fatto quello che ha potuto, non è stato così male’. Mi basta questo”. Più che una risposta un vero e proprio epitaffio.

Infine la decisione, sei giorni dopo, il 19 giugno, di non partecipare alla lunga processione del Corpus Domini dalla Basilica di San Giovanni in Laterano fino a Santa Maria Maggiore lungo la chilometrica via Merulana, “anche – sono parole del portavoce vaticano padre Federico Lombardi – in vista dei prossimi impegni, in particolare il viaggio a Cassano, in Calabria, del 21 giugno prossimo, e allo stesso tempo evitando di fare il tragitto sulla autovettura scoperta, affinché, secondo lo spirito della celebrazione, l’attenzione dei fedeli rimanga invece concentrata sul Santissimo Sacramento esposto e portato in processione”. Ma l’assenza del Papa alla processione è solo l’ultima di una serie di defezioni di questi mesi: il 4 dicembre, al termine dell’udienza generale del mercoledì, Bergoglio annulla improvvisamente l’impegno con i cardinali Angelo Scola e Gianfranco Ravasi che accompagnavano la delegazione dell’Expo di Milano; il 28 febbraio, pochi minuti prima dell’inizio dell’evento, Francesco rimanda la visita al Seminario romano; una settimana prima di partire per la Terra Santa il Papa annulla il pellegrinaggio al Santuario del Divino Amore previsto per il 18 maggio; infine il 9 giugno annulla improvvisamente alcune udienze, tra cui quella al Consiglio superiore della magistratura che rimanda di una settimana, ovvero al 17 giugno. Proprio incontrando i membri del Csm Francesco si scusa subito per essere stato costretto a far annullare il precedente appuntamento e svela il motivo reale della sua decisione: “Mi scuso dell’altra volta, davvero. A metà mattina ho avuto un malore, febbre, e ho dovuto tagliare gli appuntamenti. Mi scuso di quello”. La domanda resta una sola: come sta davvero il Papa? Perché tutti questi improvvisi e inspiegabili rinvii? Che sia Francesco come Wojtyla a dare la risposta al mondo.