Il Regolamento Agcom sul diritto d’autore in vigore da un paio di mesi comincia a mostrare il suo vero volto. Presentata come la panacea di tutti i mali della rete, e come modello della lotta alla pirateria, sta in verità  dimostrando tutti i timori della vigilia, con qualche sorpresa in più.

Come è noto la nostra Repubblica garantisce il diritto allo Studio, al pluralismo ed alla libertà di informazione, ma Agcom sembra aver deciso di interpretare il diritto d’autore sulla rete (non presente formalmente nella nostra Costituzione) a prevalenza rispetto ai diritti Costituzionali nominati espressamente nella Costituzione, quand’anche tali diritti rappresentino le necessità delle giovani generazioni. Una evidente “tensione” tra questi principi è presente in uno dei provvedimenti dell’Agcom.

Risorsedidattiche.net è un sito che mette a disposizione, come appare dalla prima pagina, dei bambini delle scuole primarie, alle famiglie agli insegnanti, schede didattiche per l’apprendimento. I singoli utenti inseriscono i materiali a titolo gratuito che sono condivisi a beneficio della collettività. E’ un sito molto frequentato soprattutto dai bambini delle scuole primarie, perché contiene un gran numero di esercizi gratuiti di inglese  per la prima scuola dell’obbligo.

Orbene l’Agcom, con la comunicazione di avvio di procedimento n. 42/2014,  ha ordinato al provider Aruba di cancellare le schede gratuite relative ai seguenti temi: “La civiltà dei Greci – 3”, “I Sumeri”, “La civiltà degli  Assiri”, “Teoria del Big Bang”, “Gli Etruschi”, “Civiltà dei Greci – 4”, “La  preposizione”, “La civiltà dei Greci”, “I Babilonesi”,“L’Iliade”. Il gestore del sito, a detta di Agcom, pur essendo presente un form per la segnalazione, non è stato nemmeno contattato. Senza entrare nel merito della questione, sembra però evidente che le immagini presenti sul sito, in bassa risoluzione, siano completamente gratuite e provengano da un altro sito da cui sono liberamente scaricabili (anche se il titolare del sito cita la legge sul diritto d’autore). Fra l’altro le schede riportano all’interno con esattezza la fonte da cui sono tratte.

Dunque, se il provider Aruba, che non ha nulla a che vedere con la gestione del sito, non inibisce l’accesso alle schede rischia fino a 250mila euro di multa e la denuncia all’Autorità giudiziaria. E si tratta di uno solo delle decine di provvedimenti diretti a portali che non esercitano alcuna attività di pirateria, o che,  quantomeno  appare fortemente improprio chiamare pirati. Sono gli alunni delle scuole primarie, gli insegnati e le famiglie il target  della lotta alla pirateria targata Agcom?