Altro che Prezzo felice. Consumatori e fornitori della società di “acquisti di gruppo” che fa capo per il 40% a Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi resteranno con un palmo di naso. Perché su prezzofelice.it, sotto il claim “Felice lui, felice tu”, campeggia da qualche giorno una frase lapidaria: “Siamo spiacenti di comunicarvi che i servizi di prezzofelice.it saranno sospesi a partire da giovedì 12 giugno”. Il sito, fondato nel 2010 da Raffaele Giovine sul modello della statunitense Groupon, ha chiuso i battenti. E Happyprice srl risulta in liquidazione. Colpa, secondo i figli di secondo letto di Silvio – entrati nel capitale tra 2011 e 2012 con un investimento di oltre 2 milioni – dell’ex amministratore delegato Pietro Dore, che non li avrebbe informati del progressivo peggioramento della situazione economica e finanziaria della società. Ma su Facebook sta già esplodendo la protesta di utenti che non hanno mai ricevuto i prodotti acquistati ed ex dipendenti che raccontano di essere stati “lasciati a casa senza stipendio”.

L’ex ad sotto accusa – L’epilogo inglorioso dell’avventura imprenditoriale si è consumato durante l’ultima assemblea, l’11 giugno, quando la londinese Happyprice di Giovine (che ha il 60% del capitale) e la holding Belfin uno di Barbara, Eleonora e Luigi hanno deciso di sciogliere Prezzofelice. Dando mandato allo stesso Giovine, che dalla carica di presidente è passato a quella di liquidatore, di “nominare consulenti per valutare l’operato dell’amministratore Pietro Dore”, nei cui confronti potrebbe essere avviata un’azione di responsabilità con richiesta di risarcimento. Dal verbale del cda 29 maggio, quando il manager si è dimesso dalla carica di ad che ricopriva dal luglio 2013, emerge infatti che i Berlusconi e il socio di maggioranza lo accusano di aver determinato – e tenuto per sé – il pessimo andamento dei conti. Dovuto a un’incidenza “anomala” – 36% contro una media storica del 18% – delle vendite di telefoni cellulari, che fruttano margini di guadagno molto bassi, e al “forte irrigidimento del debito commerciale della società”, oggi “concentrato su un unico fornitore di tecnologia (TechSystem) per 1.093.000 euro”. Fornitore che viene pagato a 10 giorni dalla data di spedizione del prodotto (20 giorni dopo la vendita al pubblico) “pena il blocco delle spedizioni di merce ai clienti”. Una situazione che, ha spiegato Giovine ai soci, comporta “gravi conseguenze reputazionali sull’affidabilità del sito come fornitore di servizi di e-commerce” e “una tensione finanziaria che ad oggi risulta essere insostenibile”. 

Nel 2013 perdita stimata di 2 milioni – In più Dore – ex dg della società di progetti digitali TheBlogTv, anch’essa in liquidazione – avrebbe attuato, all’insaputa degli azionisti, una “politica commerciale molto aggressiva in tema di erogazione i crediti a clienti finali per fini promozionali”. Politica che tra settembre 2013 e maggio 2014 ha ridotto ai minimi termini i margini sulle vendite, “causando perdite gestionali occulte cumulate e stimate nell’intorno dei 2 milioni”, “portando a una chiusura previsionale di bilancio 2013 stimata in una perdita nell’intorno di 1,1 milioni”. Mentre il consuntivo riportava un rosso di “soli” 400mila euro. Dore, da parte sua, contrattacca sostenendo che il deterioramento della gestione dipende dall'”inadeguatezza dei sistemi informativi della società”, in cui i soci avrebbero dovuto investire di più. E imputa parte delle difficoltà anche al “cambio di mix di prodotto frutto di campagne tv di successo (andate in onda sui canali Mediaset, ndr) su prodotti a basso margine”. Una situazione di tensione che tra il 9 e il 10 giugno ha indotto i consiglieri Massimiliano Frank, Andrea Meregalli e Giorgio Valaguzza (ex compagno di Barbara) a dare le dimissioni. Poi la decisione di procedere alla liquidazione. 

La denuncia di Altroconsumo – A dire il vero, però, il sito che avrebbe dovuto permettere di acquistare elettronica, viaggi, abbigliamento e cene al ristorante a tariffe scontate non ha mai avuto risultati brillanti: l’ultimo bilancio disponibile, quello del 2012, riporta una perdita di 386mila euro. E il malcontento di chi ha acquistato qualcosa sul sito non nasce ieri. Esattamente un anno fa Altroconsumo ha denunciato la società all’Antitrust per pratiche commerciali scorrette riguardanti le offerte su alcuni smartphone di ultima generazione. Nel mirino dell’associazione è finito il meccanismo per cui i modelli più recenti e con sconti più allettanti risultavano esauriti già pochi secondi dopo il lancio della promozione, per essere sostituiti da telefoni di minor valore e a prezzi meno vantaggiosi. Tanto da far pensare che si trattasse di specchietti per le allodole, utili soprattutto per attirare traffico sul portale.

Per chiedere informazioni su spedizioni e pagamenti solo un indirizzo mail – E ora, su gruppi Facebook creati ad hoc, si moltiplicano le accuse di clienti che non hanno ricevuto prodotti regolarmente pagati. Più di uno posta le email di risposta dei fornitori, che spiegano come le spedizioni siano “sospese a causa di fatture in arretrato da parte di Prezzofelice”.  E i fornitori stessi lamentano, in qualche caso, di non aver ricevuto i rimborsi previsti a fronte dei coupon emessi. Difficile in questa fase avere risposte dall’azienda: sul sito c’è solo un indirizzo mail (supporto@prezzofelice.it) a cui rivolgersi “per qualsiasi tipo di comunicazione”.