“Astenersi da commenti negativi e acostruttivi rivolti al Pd”. A Piacenza il Partito Democratico, con una modifica al nuovo regolamento provinciale, che in gran parte ricalca quello regionale, prova a mettere il bavaglio alle critiche dei militanti. L’articolo 29 è chiaro: “Gli iscritti della Federazione Provinciale di Piacenza debbono astenersi da commenti negativi e acostruttivi rivolti al Partito democratico stesso nella persona dei singoli segretari di circolo, di Unione di vallata, di Unioni d’area o del segretario provinciale tramite social network o altri mezzi di informazione telematica e/o mediatica in generale”.

Insomma, chi esce dal seminato criticando apertamente il nuovo corso del Pd verrà deferito alla Commissione di garanzia e rischierà persino l’espulsione. E così, dopo le polemiche riguardanti l’autosospensione dei 14 senatori per la cacciata di Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato, perché critico verso il progetto di riforma costituzionale, il Pd serra i ranghi e chiarisce ai suoi iscritti che “coloro che non procedano nella predetta discussione, ma procedano direttamente alla pubblicazione sui social network dei commenti negativi e volti a portare “nocumento acostruttivo” al Partito democratico verranno deferiti al presidente della Commissione di garanzia dell’Unione provinciale di Piacenza, che procederà in forza di quanto previsto dal Codice etico del Partito democratico” si legge ancora nel regolamento approvato il 9 giugno scorso.

“Non mandiamo via nessuno, ma non possiamo permettere a qualcuno di ricattare la posizione del Pd”, ha detto Renzi. E il suo partito sembra averlo preso alla lettera, soprattutto a Piacenza. Nell’ex fortino di Pier Luigi Bersani, facilmente espugnato dai “renziani” dopo la débâcle dell’ex segretario alle ultime elezioni politiche dove aveva “non vinto”, ora chi si permetterà di criticare tramite Facebook, Twitter, ma anche sulla carta stampata, siti, radio e tv sarà fuori. E anche l’unica forma di dissenso prevista appare più paradossale della restrizione: sarà infatti possibile manifestare il proprio dissenso verso le linee del partito ma solo “dopo aver prima richiesto idonea convocazione del circolo di riferimento e affrontato, in tale sede, le tematiche e gli argomenti che lo pongono in conflitto con il partito stesso”.

Una decisione che però ha fatto storcere il naso a molti, all’interno del Pd piacentino, tanto che qualche militante accusa di essere diventati “come il Movimento 5 stelle”. “Non è così – ha voluto chiarire il segretario provinciale del Pd, Gian Luigi Molinari -, solo che alcuni iscritti scambiano con frequenza la critica, anonima e indiretta tramite social network e dichiarazioni sui media. E così abbiamo voluto sottolineare la necessità di riportare il confronto nei luoghi adatti, ovvero la direzione. Ed evitare, in questo modo, i personalismi del passato”.