La crisi ha riportato il reddito degli italiani ai livelli di fine anni Ottanta. E ha colpito, in particolare, le famiglie composte da persone giovani, mentre gli anziani sono stati relativamente meno colpiti. A calcolarlo è stato l’istituto di ricerca economica Nomisma. Che, nella sua indagine annuale sui nuclei famigliari, ha rilevato anche come nel 2013 il potere di acquisto pro capite – cioè la quantità di beni che ogni cittadino può acquistare, data la quantità di denaro che ha a disposizione – sia sceso del 13% rispetto al 2007, l’anno in cui ha preso avvio la fase recessiva. Non solo: l’indagine spiega anche che nel 2013 alla caduta della capacità di acquisto si è accompagnata una riduzione più marcata della spesa pro-capite per consumi (-2,8% in termini reali). Tradotto in parole povere, significa che a fronte di disponibilità in calo si è consumato un po’ meno. Risultato: la propensione al risparmio degli italiani, storicamente molto alta ma messa anch’essa a dura prova dalla crisi, ha ricominciato a salire, tornando al 9,8% (+1,4% rispetto al 2012). In pratica, se in casa entrano 100 euro in più le famiglie ne mettono via in media 9,8 per il futuro.

La controprova arriva dalla risposta alle domande sulla capacità di accantonare denaro (in confronto all’anno precedente): ha detto di aver risparmiato “di meno” o “nulla” il 64,5% degli intervistati, una percentuale ancora alta notevolmente inferiore al 75,5% registrato nell’indagine 2013. I principali ostacoli alla volontà di mettere da parte qualcosa sono, come al solito, l’inadeguatezza del reddito, che non basta per coprire le spese familiari e per mantenere il tenore di vita cui si era abituati, e la situazione lavorativa instabile. E sempre il lavoro è il rovello che più influenza in negativo il giudizio – pur in lento miglioramento – sulle prospettive di crescita del paese e sulle condizioni finanziarie personali.

Nomisma ha rilevato poi che nel 2014 è calato l’interesse per l’acquisto di abitazioni: la quota degli interessati si riduce da 730mila a poco più di 324mila unità, rispetto a un bacino potenziale stimato di 1 milione di famiglie. Chi compra, comunque, continua a farlo chiedendo un mutuo (73,3% degli intervistati). Così come chi deve affrontare spese di ristrutturazione (45,2%). A rivolgersi al mercato abitativo sono le famiglie più giovani, che non hanno ancora la prima casa o hanno bisogno di un’abitazione più grande.