Qualche giorno dopo aver pronunciato la sentenza con la quale la Cassazione riconobbe Silvio Berlusconi colpevole di frode fiscale, nell’ambito del procedimento Mediaset, aveva dato un’intervista al Mattino che fece molto rumore, anche per il titolo scelto dal quotidiano di Napoli “Berlusconi condannato perché sapeva, non perché non poteva non sapere”. E subito si era ritrovato nella bufera: con il partito di Silvio Berlusconi e i legali dell’ex premier che lo accusarono di aver anticipato le motivazioni della sentenza, ancora da depositare, e prese di distanza da parte di autorevoli esponenti della magistratura, a cominciare dal presidente della Cassazione Giorgio Santacroce. In realtà le ragioni per cui l’ex Cavaliere fu condannato era ben diverse: ovvero che l’ex premier era ideatore e beneficiario del sistema di frode. Ma non solo come si può sentire nell’audio dell’intervista quelle parole il magistrato non le ha mai pronunciate (ascolta). 

Eppure per quell’intervista il giudice della Cassazione Antonio Esposito finisce a processo disciplinare davanti al Csm. Il giudizio si terrà il 20 giugno e l’accusa per il magistrato – che avrà un difensore di eccezione, l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo,– è quella di averi violato “i doveri di riserbo e di correttezza”. Il cuore della contestazione, messa nero su bianco dalla Procura generale della Cassazione, è di aver espresso in quell’intervista (il cui testo, secondo Esposito, sarebbe stato “manipolato” dal giornale) “considerazioni e notazioni di carattere generale” sui temi del giudizio “con riferimento alla posizione di uno dei ricorrenti, Silvio Berlusconi”. E di averlo fatto “prima della stesura e del deposito della motivazione della sentenza”. Un comportamento, che la procura generale bolla come “gravemente scorretto nei confronti degli altri magistrati componenti il collegio” e “in violazione dei doveri generali di riserbo”.

Riserbo che il giudice avrebbe leso anche per avere lui stesso “sollecitato, utilizzando canali personali privilegiati ai quali già in precedenza aveva fatto ricorso, la pubblicità di notizie relative alla propria attività di ufficio e alla trattazione del processo” in Cassazione. Il tutto “nonostante dovessero sconsigliarlo” a un comportamento del genere oltre alla “particolare risonanza mediatica che aveva accompagnato la celebrazione del processo, l’elevata funzione svolta nell’ambito del collegio giudicante”. Fu proprio lui – secondo l’accusa- a prendere “di sua iniziativa contatto telefonico, circa un’ora dopo la lettura del dispositivo della sentenza” con il giornalista del Mattino di Napoli Antonio Manzo, “accordandosi per il rilascio di una intervista ‘per spiegare la sentenza entro i successivi due o tre giorni”. Ma non è ancora tutto: a Esposito viene contestato anche di aver “interloquito personalmente con organi di informazione”, in questo caso violando le prescrizioni della Suprema Corte che affidano la comunicazione all’Ufficio stampa.