Doveva finire così The Voice e così dovevano finire probabilmente anche le elezioni. 40% a Renzi e la vittoria a Suor Cristina con tanto di Padre Nostro sul finale. Inquietante la gigantografia della suora che ruota su se stessa sullo sfondo del palco. Meglio che un film di fantascienza. L’effetto che ha avuto questa vicenda su Comiso è meglio di un’apparizione della Madonna. Pare che la piccola cittadina, un tempo meta di pacifisti e anarco/punk che manifestavano contro la base missilistica della Nato, oggi sia testimone di una specie di miracolo mediatico. Maxi schermo in piazza, come si fa per l’Italia in finale ai mondiali di calcio, pellegrinaggio con tanto di maglietta con l’effige della suora che oramai si vende meglio di un Che Guevara, cori giubilanti dei fans, o discepoli che dir si voglia, e così fu che dopo i papaboys nacquero i #suorcristinapeople.

Non c’è miglior marketing che quello della chiesa, lo scriveva Ballardini nel libro “Gesù lava più bianco“, e quindi chiunque si occupi di comunicazione non ha che da stare a guardare e imparare. Avessimo una Times Square in Italia avremmo visto l’immagine della suora nei manifesti, video, cartelloni pubblicitari e già mi vedo le grosse aziende, le multinazionali, fare a gara per ottenere una apparizione pubblica della suora con una bibita in mano. Che dentifricio usa Suor Cristina? Su che lenzuola dorme? Che carta igienica useranno le consorelle? Cosa mangeranno a pranzo? Pasti frugali, certo, ma la pasta sarà sicuramente di grano tipo zero prodotto da XY azienda. “Ho un dono e ve lo dono”, sarà il motto del secolo, perciò eccoli in fila i donatori e le donatrici di talento, ciascuno il proprio, a voi lascio immaginare quali, perché è questo il nuovo corso della Chiesa. 

Li vedremo realizzare un porta a porta, per catechizzarci tutti quanti, la gioia sul loro volto, la luce nello sguardo estatico e fu così che a noi, comuni mortali, fu chiaro che l’oppio dei popoli supera un milione di volte ogni possibile droga naturale o sintetica che avete in mente di usare. Tra l’altro costa poco. E’ contagiosa, basta una suora in tv e milioni di telespettatori usano il cellulare per arricchire una compagnia telefonica e votare il loro talento preferito. Tra un po’ vedremo il telebattesimo, la teleconversione, e mentre penso allo streaming twitter fatto da l’Avvenire per raccontare il meritato successo della suora mi viene in mente che lo stesso giornale comunica la risposta della ministra alla “pubblica” istruzione (che se si chiama “pubblica” ci sarà pure un motivo) Stefania Giannini ad una domanda di un deputato di Fratelli D’Italia.

‘Mai Più Gender’ a scuola, è il titolo, come se si fosse sventato un pericolo per le povere creature che potrebbero, non sia mai, venire a conoscenza del fatto che esistono altri generi a parte gli etero. Orrore, la ministra chiarisce ancora la “totale estraneità” (non avevamo dubbi) del Miur nella diffusione degli opuscoli dell’Unar “Educare alla diversità a scuola” e dice che la prossima volta che il ministero si occuperà di “discriminazione” coinvolgerà le associazioni dei genitori. Saranno incluse anche le associazioni omogenitoriali?

Questa parrebbe l’emergenza italiana in questo momento. Sconfiggere questo virus con ogni mezzo necessario. Il “Gender” non esiste. Esistono i generi come imposizione culturale, esiste la famiglia etero, i figli etero, pazienza se cresceranno un po’ bulli e non impareranno mai ad avere rispetto di chi non gli somiglia, peccato se cresceranno convinti di essere sbagliati, nel caso in cui a uno di loro verrà in mente di innamorarsi di una persona dello stesso sesso, peccato che vivranno in un mondo in cui non potranno fare altro che seguire una norma imposta dall’alto in senso ideologico e che non lascia alcuna libertà. Peccato che il destino delle bambine sarà sempre segnato dal ruolo “naturale” che viene loro imposto, riproduttrici e aventi cura di chiunque, e quello dei bambini di mostrarsi machi, etero, vigorosi e capifamiglie. Peccato che il presente, passato, futuro sia immutabile in nome di culture che cantano la gioia ma trasmettono la paura, raccontano l’accettazione ma insegnano il rifiuto dell’altro, spacciano felicità e condannano all’infelicità milioni di persone che non seguono quei diktat. 

Voglio cantare anch’io una canzone che non sia all’insegna della passività. Non starò in riva ad un fiume ad aspettare un “Lui” che mi salvi e illumini il mio cammino. Non starò lì a pietire la richiesta di un minimo di prospettiva, apertura mentale, disponibilità, al ministero che dovrebbe parlare della scuola come luogo “pubblico”. Se tanta gente laica che paga le tasse non ha diritto ad una scuola in cui noi scegliamo quello che può essere insegnato ai nostri figli, se la cultura che deve prevalere è sempre quella cattolica, già ampiamente diffusa nelle scuole “private”, forse sarebbe utile ragionare di come e dove la gente potrà e dovrà dare le tasse. Le tasse corrispondono un servizio. Se quel servizio non c’è allora quelle tasse sono un furto, ovvero è lo Stato che prende soldi alla gente per pagare una scuola che viene usata per la diffusione di un credo che non mi/ci corrisponde. Dunque che si fa? 

Genitori, alunni, insegnanti, volete una scuola laica oppure no? Volete una scuola in cui si parli di rispetto per ogni genere, persona, etnia e cultura o dobbiamo continuare a subire tutto questo? 

L’ho già scritto e lo ripeto: bello che una suora evangelizzi il mondo attraverso mezzi di comunicazione di massa. Quando avverrà che la Chiesa sarà così tollerante da ricevere in visita e dare parola ad una femminista presso una delle loro sedi?