Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, mette a segno una vittoria nella guerra su Acea che lo vede contrapposto a Francesco Gaetano Caltagirone. Giovedì l‘assemblea dei soci ha infatti votato a favore del taglio dei compensi e della riduzione da 9 a 7 componenti del consiglio di amministrazione della società capitolina dei servizi idrici ed elettrici. Approvando così le proposte del primo cittadino, rappresentante dell’azionista di maggioranza Roma Capitale. Uno schiaffo per il costruttore ed editore, che detiene il 15,8% del gruppo e si è sempre detto contrario all’ipotesi del taglio. Soprattutto perché nel nuovo cda Caltagirone, che in apertura di assemblea ha presentato le proprie dimissioni insieme agli altri rappresentanti dei soci privati, si ritrova ridimensionato: se fino a ieri la sua Fincal esprimeva due rappresentanti, ora il patron del gruppo Caltagirone è solo, stretto tra i due consiglieri di Suez Environnement (che ha il 12,74% del capitale di Acea) e i quattro della lista di Roma Capitale, tra cui Catia Tomasetti, che è stata nominata presidente. Non solo: Marino, che durante la riunione ha attaccato duramente la vecchia gestione della società sollevando accuse su “contributi a pioggia” e nomine senza controllo, ha incassato anche la bocciatura della relazione sui compensi al cda per l’esercizio 2013. 

Le accuse di Marino: “Da Acea contributi a pioggia e nomine di ogni genere” – Durante la riunione Marino non ha risparmiato gli attacchi nei confronti della vecchia gestione, facendo notare che la società “ha speso circa 15 milioni di euro (di liquidazione per risoluzioni anticipate) per fare posto a nomine di ogni genere” e “come risulta dal suo stesso sito distribuisce contributi a pioggia a soggetti e iniziative dei più disparati generi“. Inoltre “ha ristrutturato le stanze di amministratori per decine di migliaia di euro”. E, ha continuato il sindaco, “ha incaricato ben due prestigiosissimi studi legali per esaminare e cercare di contestare la richiesta di convocazione del socio di maggioranza, convocazione che ha poi dovuto disporre esattamente per come era stata richiesta”. 

Il 71% dei soci ha votato contro l’ok alla relazione sulla remunerazione – L’assemblea, dopo il parere negativo del sindaco, non ha approvato la relazione sui compensi del cda per l’esercizio 2013, pari a oltre 2 milioni. I voti contrari, a quanto si apprende a parere consultivo, sono stati pari al 71,73%.

“Gli interessi dei grandi soci privati sono differenti da quelli dei romani” – Al termine dell’assemblea, poi, il sindaco ha affondato il colpo sottolineando che “Acea appartiene per il 51% alle romane e ai romani” e che insieme a Roma Capitale, che ha il 51%, ha votato “la maggior parte dei piccoli azionisti”: infatti “ogni votazione è terminata con una percentuale che oscillava tra il 70% e l’80%. Quindi, molti più voti di quelli di cui Roma dispone”. “Hanno votato contro – ha continuato – i grandi soci privati che probabilmente hanno interessi legittimi ma differenti da quelli delle romane e romani”. “Il nuovo cda garantirà la massima efficacia nel produrre profitti”, ha sottolineato poi Marino, “ma ha anche pienamente condiviso la direzione strategica che abbiamo indicato: far divenire Acea sempre più protagonista del nostro futuro. Il primo segnale in questa direzione è proprio l’indicazione di un consiglio ridotto nel numero dei componenti e nei costi, tanto che l’insieme del nuovo board costerà circa il 30% di quanto è costato fino a oggi”. Il sindaco di Roma ha poi garantito che nelle scelte dei candidati per il cda della società, Roma Capitale “ha privilegiato il merito senza tenere in alcun conto le appartenenze politiche”. E ha auspicato che Acea e la città di Roma “stringano un’alleanza più forte”, in particolare per quanto riguarda il completamento del ciclo dei rifiuti e gli investimenti per la rete idrica ed elettrica della città. “Vogliamo che la politica aziendale dell’Acea sia in direzione del profitto ma tenendo presente che ha anche una mission pubblica”.

Sforbiciata agli stipendi: il presidente guadagnerà il 70% in meno – Nel corso della riunione i soci hanno approvato anche l’altra proposta del sindaco: il taglio dei compensi per il cda, con “una riduzione di oltre il 70% del compenso del presidente di Acea e di oltre il 41% di quello dell’amministratore delegato”, come ha spiegato Marino. La somma degli stipendi degli amministratori non potrà superare i 792mila euro, a fronte degli oltre 2 milioni di euro corrisposti nel 2013. Il presidente guadagnerà 120mila euro annui, “mentre i compensi annui per la carica di amministratore delegato sono fissati a 260mila euro annui per la parte fissa e 210mila annui per la parte variabile correlata al raggiungimento degli obiettivi fissati annualmente dal cda su parametri economico-finanziari e qualitativi in termini di servizi resi alla clientela ed alla cittadinanza romana”. Marino ha definito il via libera alla proposta “un indice di moralizzazione dei compensi in un periodo di difficoltà”. Per quanto riguarda eventuali ricorsi che potrebbero essere avanzati da ex consiglieri, il sindaco di Roma si è detto sereno: non mi aspetto esborsi, “assolutamente no”, ha detto. 

Per i soci privati il mini cda “va a danno degli azionisti” – Il rappresentante di Caltagirone, come previsto, si è messo di traverso rispetto alla proposta di ridurre i membri del cda, sostenendo che “non consente un’equilibrata rappresentanza nella gestione. Se lo scopo di questa operazione è quello di ottenere dei risparmi, più che intervenire sul numero dei componenti si poteva intervenire sui corrispettivi“. Per di più la sforbiciata da 9 a 7, secondo Fincal, “comporta un impatto sulla possibilità di creare dei comitati interni utili all’attività della società”. Dello stesso parere anche l’altro socio privato di Acea, i francesi di Gdf Suez, secondo cui “non sussistono valide ragioni per ridurre il numero dei componenti né per sostituire l’attuale management” e “la posizione dell’azionista di maggioranza Roma Capitale va a danno degli azionisti ed è quindi censurabile. Un cda composto da meno di 9 membri non è in condizioni di assicurare la corretta gestione della società nel pieno spetto del codice di autodisciplina”, ha dichiarato il rappresentante di Suez.