Le auto elettriche hanno fatto risparmiare 20 miliardi dall’inizio della guerra in Iran ai Paesi importatori di greggio
Nei sei mesi successivi allo scoppio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran con la conseguente crisi energetica di Hormuz, tra marzo e agosto 2026, le flotte di auto elettriche (BEV e ibridi plug-in) nei Paesi importatori di petrolio hanno ridotto il consumo di greggio di circa 200 milioni di barili, consentendo di risparmiare 20 miliardi di dollari sui costi. È quanto emerge da una nuova analisi del think tank energetico globale Ember, pubblicata insieme al lancio del tracker delle vendite di veicoli elettrici, proprio mentre le interruzioni delle forniture globali di petrolio fanno aumentare i prezzi del carburante. Il report, tra l’altro, racconta che nello stesso periodo quindici Paesi, tra cui India, Brasile e Italia, hanno superato gli Stati Uniti per quota di vendite di auto completamente elettriche, con un’accelerazione delle vendite nei mercati di tutto il mondo. Il rapporto prende in esame 56 Paesi che insieme rappresentano oltre il 90% delle vendite di auto elettriche e oltre l’80% di tutte le vendite di auto a livello globale, e stima la riduzione del consumo di petrolio causata dalle flotte di veicoli di ciascun Paese.
Dalla Cina ai Paesi Ue, chi ha risparmiato di più
La Cina ha rappresentato la quota maggiore di questi risparmi, con la sua flotta di auto elettriche che ha permesso di risparmiare petrolio greggio per un valore di 14 miliardi di dollari. Gli Stati membri dell’Unione europea hanno risparmiato circa 3,1 miliardi di dollari, con Germania e Francia che hanno registrato le quote maggiori. Avendo le flotte elettriche più grandi d’Europa, infatti, i due Paesi sono quelli strutturalmente più protetti dagli shock di fornitura energetica. Il programma di leasing sociale francese ha contribuito a far sì che la quota di vendite di veicoli elettrici superasse per la prima volta il 30%, mentre la Germania ha visto un aumento delle vendite in seguito all’introduzione di nuovi sussidi ai consumatori all’inizio del 2026. Ma il caso più eclatante è forse quello della Danimarca, che è il Paese europeo con il maggior impatto in rapporto ai propri consumi nazionali. La Norvegia, però, rimane il leader globale per quota di mercato complessiva, continuando ad azzerare quasi totalmente la dipendenza da carburanti fossili per il trasporto passeggeri privati. “I Paesi che hanno investito nei veicoli elettrici prima di questa crisi ora sono meglio protetti e un numero crescente di altri Paesi li sta seguendo”, spiega Euan Graham, analista senior del settore energetico di Ember. E aggiunge: “Ogni auto elettrica in circolazione riduce l’esposizione alla volatilità dei mercati petroliferi e, con la crescita delle flotte, aumenta anche la protezione contro futuri shock dell’offerta”. Secondo il think tank, dunque, in ballo non c’è solo la riduzione delle emissioni, con implicazioni per la sicurezza energetica, ma anche “la resilienza economica e il modo in cui i Paesi si posizionano in un mondo in cui la dipendenza dal petrolio importato comporta rischi enormi”.
Vendita di Bev: quindici Paesi (Italia compresa) superano gli Usa
Secondo quanto emerso nell’analisi, inoltre, nel 2026 altri quindici paesi, tra cui India, Brasile, Italia, Malesia e Nuova Zelanda hanno superato per la prima volta gli Stati Uniti per quota di vendite di veicoli elettrici a batteria (Bev, Battery electric vehicle). A dimostrazione che transizione verso le auto elettriche sta progressivamente lasciando indietro gli Usa. Dopo che il sostegno federale ai veicoli elettrici è stato ridotto nel 2025, infatti, i Bev hanno rappresentato il 6% delle vendite di veicoli leggeri negli Stati Uniti nei primi otto mesi del 2026. Le vendite di Bev in Giappone, invece, sono raddoppiate nel 2026 in seguito all’introduzione di una politica di aiuto ai consumatori per i costi iniziali. Le interruzioni nell’approvvigionamento di petrolio stanno inoltre accelerato le vendite di veicoli elettrici in paesi come India, Cile, Australia e Nuova Zelanda. Il risultato? Su 56 paesi monitorati da Ember, 49 hanno ora una quota di vendite di Bev superiore a quella Usa.
In Italia, una famiglia su 5 fatica a sostenere il costo della mobilità
Si tratta di un percorso lento e non lineare, ma in qualche modo tracciato. D’altro canto, stando a uno studio commissionato da Transport&Environment, in Italia quasi una famiglia su cinque fatica a sostenere il costo della mobilità. Sono, infatti, circa 4,9 milioni, il 18,46% del totale, le famiglie italiane che nel loro budget di spesa, destinano alla mobilità una percentuale almeno doppia rispetto alla media nazionale. “Dove il trasporto pubblico è carente, l’auto è una necessità anche per le famiglie più povere, e con un parco circolante alimentato ancora al 99,3% da combustibili fossili, ogni rincaro del carburante è un aggravio pesantissimo sui loro bilanci”, spiega Esther Marchetti di T&E Italia, secondo cui “in Italia, la mobilità moltiplica disuguaglianze economiche e territoriali che già esistono”. “Due crisi in quattro anni – aggiunge – dimostrano una fragilità strutturale, quella di un modello di mobilità fossile, che pesa sui bilanci delle famiglie, sul clima e sulla salute di tutti”.
A livello globale, la vendita di Bev cresce dell’11%
A livello globale, le vendite di veicoli elettrici a batteria sono aumentate dell’11% su base annua, mentre le vendite di ibridi plug-in sono diminuite del 12% e quelle di veicoli con motore a combustione interna del 6% nei primi otto mesi del 2026. Escludendo Cina e Stati Uniti, le vendite globali di Bev sono cresciute di circa il 45%. Il mercato ha rappresentato il 18% delle vendite di auto nuove a livello globale nei primi otto mesi del 2026, rispetto al 16% dello stesso periodo dell’anno precedente. In India, i produttori nazionali Tata e Mahindra hanno rappresentato oltre il 60% delle vendite di veicoli elettrici nella prima metà del 2026. Il Brasile sta ampliando il suo ruolo di hub produttivo regionale, mentre la vietnamita VinFast sta aumentando la sua presenza produttiva all’estero. Ma anche altri mercati stanno registrando una crescita grazie a politiche di più lunga data a sostegno dell’adozione dei veicoli elettrici.