Prima i botta e risposta aspri, scambiati in direzione, poi quelli arrivati a mezzo stampa e infine, la divisione delle truppe sul campo. Dopo giorni di tensione sotterranea, ma mai nascosta, lo scontro tra Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi è emerso con prepotenza. Il terreno di battaglia è quello che da giorni agita Forza Italia, quella proposta di primarie a tutti i livelli sulla quale una parte del partito resta più che scettica, preferendo l’opzione congressuale. Ma è proprio sulle primarie che Fitto, forte del suo successo elettorale del 25 maggio, intendere insistere, tanto da ribadire la sua tesi in un’intervista al Corriere della Sera. Che al Cavaliere non è piaciuta neanche un po’: “Quello che fa male al nostro movimento – dice Fitto – non è il libero dibattito di idee, ma la piccola dose quotidiana di falsità e veleni che alcuni mettono in circolo da troppo tempo. Chi discute in modo limpido dovrebbe essere una risorsa, e non un problema”. E in vista dell’Ufficio di Presidenza annunciato da Berlusconi per i prossimi giorni, Fitto tesse la tela.

Anche perché, come sottolineato dal candidato non eletto all’Europarlamento Simone Furlan, Forza Italia oggi “è un esercito che ha perso la bussola”. Ma è anche- e soprattutto – un esercito diviso ormai, in due grandi aree. Da un lato i berlusconiani di sempre, i Brunetta, i Romani, le Santanchè, quei big che mai per nulla al mondo lasceranno che il Cavaliere possa vedersi scippare la leadership da “mister preferenze” qualsiasi. Dall’altro i “fittiani”, personaggi non certo di alto lignaggio arcoriano, ma capaci, comunque, di aggregare intorno a sé anche quella parte di fedelissimi, come la Biancofiore, per dirne una, che sono e resteranno fedeli a Silvio, ma che reputano necessario un sostanziale cambiamento interno, altrimenti il partito è destinato a morire.

Fittiani, si diceva. E sono i Galati e le Polverini, ma anche Rotondi e Capezzone, la Castiello e la Ravetto, quest’ultima impegnata a scrivere il documento proprio sulle primarie. E’ un mare magnum che comprende anche Carfagna, Saverio Romano e un tentennante Matteoli che, comunque, in ufficio di presidenza si dice pronto a schierarsi con una maggioranza che ancora conta la Gelmini e Verdini, Tajani e Gasparri. Insomma, i fittiani, al momento, non preoccupano, ma potrebbero far proseliti, con la loro voglia di “trasparenza” e “rinnovamento”, arrivando a costruire, per la prima volta nella storia di Forza Italia, un’area di minoranza che qualcuno ha stimato nell’ordine del 25%.

Un’area che, sostengono gli uomini più vicini a Berlusconi, sta facendo inferocire l’ex Cavaliere. “Che nessuno si azzardi a pensare – sono state le sue parole di ieri – che io mi faccia mettere i piedi in testa da Fitto”. “Le primarie – sentenziava Gasparri – ora come ora si tradurrebbero solo in un’inutile rissa”. Par di capire, dunque, che la questione non si risolverà in breve tempo, neppure nel prossimo ufficio di presidenza. Fitto non ha alcuna intenzione di mollare, anche se il Mattinale non degnava di una sola riga d’importanza la questione interna andando, invece, a solleticare gli alfaniani, nel nome dell’unione dei moderati che tanto affascina l’ex delfino del Cavaliere. E non solo lui: “Il centrodestra, se unito, vince, dal dopoguerra ad oggi – si legge nelle “parole chiave” del Mattinale – la sinistra ha vinto solo quando il centrodestra si è diviso. Berlusconi è stato il grande federatore, sarà il grande federatore”.

“Alfano lancia l’idea di coalizione popolare contro il Partito della Nazione – aggiunge il passaggio più rilevante – interessante. Ma tu allora che ci fai con Lupi e Lorenzin sull’ammiraglia che porta l’Italia al regime? Ti ha dato il permesso Renzi, una semilibertà basta che la sera torni nella galera della sua maggioranza? Che cos’e’? Una pena che devi finire di scontare quella che ti impone le catene d’oro di tre ministeri?”, conclude Il Mattinale. Parole condivise da molti, in Forza Italia, che mettono in rilievo un punto che si preannuncia dirimente per il futuro “dialogo”: la contraddizione tra la costruzione di un centrodestra unito e l’appartenenza di Ncd al governo di Matteo Renzi. Un’appartenenza che anche Fratelli d’Italia vede come ostacolo insormontabile ad una futura alleanza. Mentre, all’interno di Fi, è Maurizio Gasparri a farsi portavoce dell’ala più scettica di fronte all’invito dell’ex alleato. “Alfano sogna praterie, ma manca ancora un nuovo ‘Davide'”.

Le fibrillazioni, del resto, non si esauriscono al rapporto tra Fi e Ncd. E’ l’intero centrodestra ad essere in fermento, dentro e fuori i partiti. Come tra le file di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che apre al dialogo con la Lega su alcuni temi chiave come legalità, giustizia e sovranità, e preannuncia un incontro con Salvini. Tra le altre formazioni moderate tiene invece banco un progetto di unificazione che potrebbe avere i suoi frutti già la prossima settimana, quella dei gruppi parlamentari di Ncd, Udc e Popolari. Un’unione che renderebbe corposa e certamente più incisiva la ‘gamba’ moderata del governo, con una quarantina di senatori pronti a far sentire la propria voce anche nelle commissioni. Ma anche su questa prova di alleanza, i nodi da sciogliere non mancano, come quello della scelta degli eventuali nuovi capigruppo, che potrebbe anche toccare a chi, come i Popolari, è rimasto quasi all’asciutto con la formazione del nuovo esecutivo. Popolari che, sull’ipotesi di unire il centrodestra, sono tuttavia ancora divisi. Comunque, il trionfo del Pd sta cominciando a rimodellare l’intero panorama politico italiano. E il Cavaliere teme che, dentro questa nuova fase, lui possa finire stritolato dai venti di rinnovamento, messo definitivamente ai margini. E non per colpa di Fitto, sia chiaro. Ma proprio per colpa di Renzi…