Asia Argento arriva in ritardo. Fuori dalla Plage de Grey d’Albion – dove è previsto l’incontro con la stampa italiana – il diluvio universale, oggi a Cannes piove a dirotto. “Se pensassi alla mia aura da maledetta non uscirei di casa, non è un mio problema”, chiosa la regista e forzatamente attrice “Non vorrei più recitare, lo faccio da quando ero bambina, non sono brava, non mi stimola più”. Sulla Croisette concorre a Un Certain Regard con Incompresa, “film personale ma non autobiografico né terapeutico” tiene a precisare con una certa veemenza. Al suo fianco Charlotte Gainsbourg e Gabriel Garko, co-protagonisti nel film, ma soprattutto la magnifica e vivacissima Giulia Salerno nei panni di Aria, ovvero la bimba incompresa vera anima della pellicola che uscirà per la Good Films in un centinaio di copie dal 5 giugno.

Una storia commovente e delicatissima, che si concentra sulla figlia pre-adolescente di due genitori narcisisti litigiosi – la mamma è pianista nevrotica e tossicomane, il padre un attore cool e ignorante da soap opera – che si rifiutano di amarla quanto lei desidera. Le sorellastre la snobbano, a scuola è la prima della classe in italiano ma alla sua famiglia disfunzionale questo non interessa. Frustrata e disillusa, si consola vagando con un gatto nero e uno zainetto per le strade romano di Prati, trovando conforto nella sua brillante immaginazione. Giulia/Aria è bravissima “recita da quando ha 6 anni ed è già al 13° film, tra cinema e tv” confessa il padre, orgoglioso ed emozionato. Il rapporto complice con Asia lo si capisce subito: scherzano, la prende per mano, l’abbraccia con atteggiamento da cucciola. “Arriva da un lungo casting, mentre per Charlotte e Gabriel non ci sono stati dubbi, volevo loro fin dall’inizio” spiega la regista.

Figlia d’arte come lei, la Gainsbourg risponde a tono sull’ingombro dei propri genitori, famosi: “Ogni genitore è ingombrante e scomodo dal punto di vista dei figli, i miei non fanno eccezione”. Le fa eco Asia, che esordì da attrice a Cannes a 16 anni con Michele Placido nel suo Le amiche del cuore: “Mio padre Dario non ha ancora visto il film e comunque tengo a precisare che io non sono la psicoterapeuta di me stessa facendo film: Incompresa l’ho scritto con Barbara Alberti dopo un’immagine che mi è entrata nella testa e rappresentava una bimba sola in un parchetto di Prati in compagnia di un gatto e uno zaino. Da piccoli subiamo ingiustizie, tutti quanti siamo incompresi in un certo senso, e da adulti modifichiamo momenti del passato per renderci sopportabili alcuni ricordi”. La vicenda di Aria (che quindi non è quella di Asia nonostante molte similitudini alla sua vita..) non è neppure nata dalla visione di Incompreso di Comencini “a cui ci siamo avvicinati solo a metà scrittura della sceneggiatura” rimarca. “Volevo raccontare anche una storia italiana famigliare diversa dalle solite del Belpaese, e soprattutto con i bambini: io insegno recitazione da 12 anni e mi trovo decisamente più a mio agio con i piccoli che non con gli adulti, e questo anche nella vita. Con i bimbi si può costruire, con i grandi solo decostruire”.