A due anni dal sisma che ha messo in ginocchio l’Emilia, anche i 41 comuni mantovani colpiti dalle scosse del 20 e 29 maggio fanno un bilancio. Amaro, visto che a oggi sono ancora 700 le persone senza casa. Il problema è economico – poiché all’appello mancano ancora 55 milioni di euro, all’incirca la metà dei fondi promessi dallo Stato, mentre più puntuali sono stati l’Unione europea e la Regione Lombardia nell’assegnazione dei fondi ad hoc – ma anche burocratico. I lavori di ricostruzione sono impantanati in una palude formata da migliaia di scartoffie.

Prendiamo ad esempio Moglia, il comune mantovano più danneggiato dal sisma con 829 edifici inagibili e oltre 100 famiglie ‘sfollate’. Oltre ai 314 cittadini che hanno fatto domanda per l’accesso ai contributi stanziati per la ricostruzione e stanno aspettando questi soldi per sistemare le proprie abitazioni, ci sono altri 2mila procedimenti edilizi aperti da persone che nel frattempo hanno reso agibile la loro abitazione senza aspettare i contributi statali. Una mole imponente di carte che sta letteralmente ingolfando l’attività amministrativa del piccolo comune. “L’avanzamento della ricostruzione – conferma il sindaco Simona Maretti – è rallentato dalla mancanza di personale. Il sottodimensionamento dell’ufficio tecnico del Comune sta facendo in modo che l’evasione delle pratiche per la ricostruzione abbia tempi biblici. I nostri uffici stanno lavorando moltissimo, ma non riusciamo a evadere più di tre pratiche al mese“. Insomma, se le forze non aumenteranno e la Regione, come richiesto più volte dal sindaco, non manderà “soccorsi” in termini di forza lavoro all’ufficio tecnico del comune di Moglia, c’è da scommettere che passeranno ancora anni prima che gli sfollati rientrino nelle loro case. “C’è poi il rischio – aggiunge il sindaco – che, se i tempi si allungano troppo, le imprese abbandonino i cantieri e si fermino i lavori già iniziati”.

Anche il Comune di Quistello, il secondo mantovano più colpito dal terremoto, ha avviato 500 procedimenti edilizi e ha 150 domande di contributo per la ricostruzione in attesa, ma non ha i fondi per proseguire i lavori al municipio, alla sala civica e alla chiesa. A tal proposito, sono 50 gli edifici di culto mantovani ancora gravemente danneggiati dal sisma del 2012 e in attesa di essere recuperati: “All’appello – ha detto il vescovo Roberto Busti – mancano 15 milioni di euro”. Fra le chiese lesionate anche la basilica palatina di Santa Barbara, annessa al Palazzo Ducale del capoluogo, che con la scossa del 29 maggio ha perso la lanterna. Per quest’edificio si prevede il recupero entro il 2015: 700mila euro la spesa, coperta con soldi recuperati dalla Diocesi, dal Touring e dallo Stato. Per la Camera degli Sposi del Mantegna, che ha subito danni dal terremoto ed è chiusa per lavori da allora, la soprintendenza ipotizza una riapertura provvisoria a fine giugno.