Sentite questa. Martedi sera, a Roma, la senatrice pd Anna Finocchiaro si batte accanto al soave ministro Boschi per ottenere il primo via libera della commissione alla riforma del Senato che giunge grazie al sì di Silvio Berlusconi a sua volta convinto da una telefonata di Renzi.

È la stessa senatrice pd Anna Finocchiaro che mercoledì mattina, a Napoli, nell’aula del processo per la compravendita dei senatori testimonia contro lo stesso Berlusconi confermando, prove alla mano, il tentativo di corruzione messo in atto dall’ex Cavaliere nel 2008 per far cadere il governo Prodi. Nella patria della trattativa stadio-mafia nulla dovrebbe più sorprendere, ma qui siamo di fronte a qualcosa di mai visto se non a teatro, nelle pochade con i mariti cornuti che quando trovano l’amante della moglie dentro l’armadio prima l’invitano a cena e poi chiamano i gendarmi.

Che Berlusconi sia stato l’amante di una certa sinistra pragmatica e riformista è noto fin dai tempi della bicamerale dalemiana: prodigo di regalini il sultano di Arcore, ma anche incline ai tradimenti. La stessa attrazione fatale che ha sedotto Matteo Renzi quando a gennaio s’incontrò con il leader di Forza Italia al Nazareno per sugellare insieme il famoso patto sulle riforme. A nulla valsero le proteste: ma è un pregiudicato per reati gravissimi, ma è stato cacciato dal Parlamento, ma è Berlusconi! Niente, all’amor non si comanda.

Anche l’altra sera, solo dopo una struggente telefonata, il premier ha convinto il condannato ai servizi sociali a concedere i suoi preziosi voti. Perché meravigliarsi se poi costui, tra una visita e l’altra a Cesano Boscone, si pavoneggia in tv definendosi “padre della patria”? Che poi qualche anno fa abbia cercato di corrompere qualche senatore pd, poco male. Lui è un po’ il Genny ‘a Carogna della politica. Delinque, ma a fin di bene. Sempre sotto gli occhi di Renzi, s’intende.

Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2014