Dopo cinque mesi di rinvii, oggi si è finalmente conclusa in commissione Difesa alla Camera l’indagine conoscitiva parlamentare sugli F35 e i sistemi d’arma avviata lo scorso luglio. Una conclusione importante, non solo perché mette un punto fermo decisivo sulla controversa questione dei cacciabombardieri americani che Renzi non potrà ignorare, ma anche perché il documento conclusivo, presentato dal Pd dopo dure lotte intestine, è stato approvato a Montecitorio con la non-opposizione di Movimento Cinque Stelle e Sel, che al momento del voto finale si sono astenuti insieme a Ncd e Scelta Civica: solo Forza Italia e Lega hanno votato contro. Gli F35 hanno fatto il miracolo di dar vita a una nuova maggioranza. Considerazioni politiche a parte, dopo quasi un anno di audizioni e approfondimenti tecnici i parlamentari della commissione Difesa si sono trovati d’accordo sull’esigenza di congelare gli acquisti di F35 con una “moratoria” contrattuale, “al fine di rinegoziare l’intero programma per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget finanziario originariamente previsto”. Il che, in concreto, significa chiedere che, all’interno della prossima legge di Stabilità che verrà approvata dal Governo dopo l’estate, nel bilancio pluriennale della Difesa venga ridotto da 10 a 5 miliardi di euro lo stanziamento complessivo sul programma F35. Una raccomandazione netta che, come ha promesso il capogruppo Pd in commissione Giampiero Scanu, verrà resa vincolante per il Governo con una risoluzione che lo impegni in tal senso e che verrà votata “prima delle elezioni del 25 maggio”. “Non è ancora chiaro se la risoluzione verrà presentata in Aula o solo in commissione Difesa – commenta Massimo Artini, vicepresidente M5S della commissione – ma ci auguriamo che venga realmente messa ai voti prima delle elezioni, altrimenti sarà chiaro che per il Pd tutto questo è solo propaganda elettorale”.