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Futuro nazionale, dall’ex Pd al cambia-casacca “seriale” fino all’arrestato per corruzione (poi assolto): ecco i dirigenti di Vannacci in Campania

Il generale ufficializza i dirigenti campani: da chi ha avuto problemi con la giustizia agli immancabili cambia-casacca. Ecco chi sono
Futuro nazionale, dall’ex Pd al cambia-casacca “seriale” fino all’arrestato per corruzione (poi assolto): ecco i dirigenti di Vannacci in Campania
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Al vertice c’è l’avvocato penalista Catello Di Capua. È l’uomo di fiducia di Roberto Vannacci in Campania, in odore di Parlamento – non è un segreto – l’anno prossimo, dopo le elezioni. Di lui e dei suoi problemi con la giustizia ilFattoQuotidiano.it aveva già scritto subito dopo la nomina a coordinatore campano per il generale: legale di numerosi pentiti del clan dei Casalesi, nel 2010 venne arrestato con l’accusa di favoreggiamento personale per aver rivelato il contenuto di verbali coperti da segreto a un suo assistito. l’avvocato Michele Santanastaso, condannato in via definitiva per le minacce a Roberto Saviano. Di Capua fu condannato a due anni, con la conferma in Cassazione nel 2014. Tre anni dopo, la riabilitazione.

Ieri sono stati presentati gli altri dirigenti di FnV in Campania, freschi di nomina da parte del numero due del partito, il coordinatore Massimiliano Simoni. Il responsabile all’organizzazione, con delega alla provincia di Avellino, è Sabino Morano. Nel 2019 Morano, che faceva parte della Lega e si era candidato a sindaco del capoluogo, venne coinvolto nell’inchiesta della Dda di Napoli sul clan Partenio, che portò all’arresto di 23 persone. Il neo dirigente di Futuro nazionale venne indagato per scambio politico-mafioso. Secondo l’accusa, la famiglia camorristica Galdieri aveva fatto “dirottare” i voti verso Morano. “Si è sempre reso disponibile” diceva Pasquale Galdieri, intercettato. Nel 2021, però, il gup del Tribunale di Napoli, Carlo Bardari, pronunciò nei suoi confronti sentenza di non luogo a procedere perché “il fatto non sussiste”.

Il dirigente di FnV per la provincia di Napoli è Ciro Borriello. Chirurgo plastico, è stato sindaco di Torre del Greco e deputato con Forza Italia. Nel 2005 lasciò Silvio Berlusconi per seguire Clemente Mastella (Udeur), ma il sodalizio durò poco, perché un anno dopo si candidò alla Camera con l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, non risultando eletto. Nel 2017, quando era primo cittadino di Torre del Greco (per la seconda volta) venne arrestato e il Comune commissariato. L’accusa era pesante: corruzione e truffa in un’inchiesta su appalti legati ai rifiuti e presunte tangenti. Ben otto anni dopo, Borriello venne assolto: “Sono stati momenti devastanti per la serenità della mia famiglia, un vero calvario”. Ora, a 69 anni, la sua seconda vita politica. E fa niente se ha avuto un passato da moderato (Democrazia cristiana compresa), perché “Vannacci dice cose chiare e limpide che condivido”.

E se Borriello è passato dalla Dc a FnV, il record di partiti cambiati va a Franco Cardiello, nominato responsabile di Futuro nazionale per la provincia di Salerno. Dopo il Movimento sociale italiano e Alleanza nazionale (con cui entrò per tre volte a Montecitorio), nel 2006 Cardiello lasciò Gianfranco Fini per seguire l’avventura di Alessandra Mussolini, aderendo ad Azione sociale e candidandosi per la federazione neofascista di Alternativa sociale, che al proprio interno contava anche Forza Nuova di Roberto Fiore e Fronte sociale nazionale di Adriano Tilgher. Nel 2009, l’inizio della svolta moderata, con l’adesione al Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi. Ma il suo corso politico, tra una formazione e l’altra, era ben lontano dall’essere concluso: nel 2013 l’ingresso ufficiale in Forza Italia, e sei anni dopo il sodalizio con Giovanni Toti, in Cambiamo!. Ora la barra è tornata a dritta (o a destra).

Ma a suscitare già le prime polemiche, specialmente in terra casertana, dove nei mesi scorsi decine di comitati erano pronti a fare armi e bagagli e a lasciare il generale, promuovendo contestualmente una lettera di dimissioni con altre regioni italiane, poi stracciata, è la nomina a responsabile di Paolo Santulli. La ragione principale è che l’ultima tessera in mano a Santulli, da quanto si sa, è quella del Partito democratico. Un bel salto. Il 76enne di Aversa era stato eletto con Forza Italia alla Camera, nel 2001; e poco prima della fine della legislatura passò all’Udeur. Alle elezioni del 2019 per la sua città, aveva sostenuto Alfonso Golia, candidandosi proprio col Pd. Chissà se Vannacci lo sa.

A commentare le nomine campane è stato chi dal partito è stato espulso dopo essere stato definito “l’ideologo” del generale, vale a dire Luca Sforzini, impegnato in uno scontro coi rappresentanti dell’estrema destra lombarda prima che Vannacci, a inizio settembre, gli desse il benservito: “Non si può invocare tolleranza zero soltanto contro lo spacciatore all’angolo della strada e non dedicare almeno la stessa attenzione alle organizzazioni capaci di controllare territori e a infiltrare l’economia” ha detto. “Non sto accusando nessuno, nello specifico, ma pongo una questione politica e culturale molto semplice. Chiedo a Futuro nazionale, ai suoi vertici nazionali e ai dirigenti campani che vengono presentati oggi (ieri per chi legge, ndr) di pronunciare una posizione pubblica, forte e inequivocabile contro camorra, mafia, ’ndrangheta e Sacra Corona Unita e di inserire il contrasto alle organizzazioni mafiose e la cultura della legalità tra i propri temi qualificanti”.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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