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Basta politici nel collegio del Garante? Il presidente di Federprivacy attaccato per la sua battaglia sulla trasparenza: “Vuole solo un posto”. E spunta (e scompare) un like di Ghiglia (FdI)

Il delegato Stefano Gazzella critica sui social il capo della associazione dei professionisti della protezione dei dati e chiede le dimissioni del presidente Nicola Bernardi dopo le critiche sulla scarsa autonomia dell'Autorità. E l'uomo di Fratelli d'Italia che fa parte dell'organismo indipendente: "Quel mi piace? Una svista. Di questa vicenda non so nulla"
Basta politici nel collegio del Garante? Il presidente di Federprivacy attaccato per la sua battaglia sulla trasparenza: “Vuole solo un posto”. E spunta (e scompare) un like di Ghiglia (FdI)
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Una “campagna politica” contro il Garante della privacy per una ottenere la nomina nel Collegio dell’Autorità. E’ l’accusa rivolta a Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, per aver criticato pubblicamente l’organismo indipendente. Sì, indipendente, ma in quale misura? E’ questa la nota dolente sottolineata da Bernardi. Il dito puntato è di Stefano Gazzella, ex delegato provinciale di Federprivacy a Gorizia. Il funzionario non ha digerito il sondaggio lanciato dal suo presidente a novembre 2025, subito dopo gli scandali e le polemiche sollevate da Report e Il Fatto Quotidiano.

Il sondaggio contro il guinzaglio della politica e il like di Ghiglia

Cosa rivelava quell’indagine di Federprivacy? L’adesione dell’81,9% degli interpellati (su una platea di 1.164 esperti) ad un principio di autonomia: basta politici e militanti dei partiti al Garante della privacy. Otto addetti ai lavori su dieci reclamavano competenze giuridiche e informatiche, per i futuri componenti del Collegio. Gazzella ha pubblicamente contestato quel sondaggio, nel merito e nel metodo. L’accusatore si è dimesso da Federprivacy il 2 ottobre con l’ultimo anatema, indicando “l’elefante nella stanza”: ovvero, come “l’inchiesta di Report abbia cambiato in modo radicale la postura dell’associazione nei confronti dell’Authority”.

Chi è Stefano Gazzella? Un Data protection officer libero professionista, leggiamo sul profilo Linkedin. Ma anche amico di lunga data di Agostino Ghiglia. Cioè l’uomo di Fratelli d’Italia nel Collegio dell’Autohority, ex Fronte della Gioventù e nel partito di Giorgia Meloni fin dal 2013. Immortalato da Report nella sede di Fratelli d’Italia, il giorno prima del voto del Garante sulla multa contro il programma di Rai3. “Conosco Stefano Gazzella da tanti anni”, dice Ghiglia interpellato da ilfattoquotidiano.it. Tanto da piazzare un like in calce ad un post su Linkedin, il 28 aprile: una critica di Gazzella a Bernardi e al suo sondaggio sull’Autorità inchinata alla politica. Ma il pollice all’insù è sparito. Come mai? “I like si mettono così, per amicizia, ma i contenuti neanche si leggono – argomenta l’uomo del Garante -. Alcuni amici mettono il like e poi uno ricambia: tutto qua”. E la rimozione del “pollice” d’elogio? “Solo una svista, in tutti e due i casi, non vedo nulla né in un’adesione né in una rimozione – prosegue Ghiglia -. Sarà capitato anche a lei, no?”.

“Accuse al Garante per interesse personale? Non so nulla”

Il meloniano è “stupito che ilfattoquotidiano.it abbia tempo e voglia di verificare i like sui social network”. Suggeriamo la gravità delle accuse e la posta in palio: sulle nomine del Collegio presto infurierà la battaglia politica, dopo gli scandali e le polemiche sollevate da Report e Il Fatto Quotidiano ad ottobre 2025. Non di rado il Garante è stato accusato di scarsa indipendenza e troppo confidenza con la politica. Dunque, Ghiglia cosa ne pensa delle accuse rivolte da Gazzella a Bernardi? “Non mi occupo di associazionismo e non me ne può fregare di meno”. E della presunta ambizione ad un incarico nel Collegio, una scalata condotta a suon di accuse contro l’Autorità, da parte del presidente di Federpivacy? “Nessuna opinione, non so neppure perché Gazzella chieda le dimissioni del presidente”. Ma l’accusa del conflitto d’interessi, contro Bernardi, sta in piedi? “Non è affar mio ma tutti possono candidarsi ad un posto nel Collegio, firmando eventuali incompatibilità – conclude Ghiglia – ignoro se Bernardi stia conducendo una campagna contro il Garante”.

L’amico di Ghiglia: “Campagna politica di Bernardi solo per tornaconto”

Ne è convinto l’amico di Ghiglia, Stefano Gazzella. L’ex delegato di Federprivacy ha invocato le dimissioni di Bernardi in una mail di fuoco all’indirizzo del presidente, pubblicata sui social il 2 ottobre. Descrive una “postura pubblica”, in particolare “quella condotta sui social che connota una neanche troppo mascherata ‘campagna politica’, per promuovere in futuro sé stesso come potenziale membro del Collegio”. Le critiche al Garante via social, firmate Bernardi, secondo l’amico Linkedin di Ghiglia sono la spia di “interessi personali”. Una curvatura del ruolo pubblico per puro tornaconto. Un trampolino per la sua carriera, insomma, con l’aggravante di minare la reputazione dell’istituzione a tutela della privacy. Dunque Gazzella ha invitato l’associazione ad un voto sulle dimissioni del presidente.

Bernardi: “Nessuna personale aspirazione, solo onestà intellettuale”. 200 commenti a suo sostegno

Il giorno prima, l’1 ottobre, Nicola Bernardi aveva espresso su Linkedin amarezza per le accuse, offrendo la sua versione: “Nessuna personale aspirazione ad essere eletto membro del Garante, e se in certe occasioni mi sono espresso in tono critico nei confronti dell’Autorità è stato esclusivamente per onestà intellettuale”. Contattato da ilfattoquotidiano.it, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Come movente del biasimo all’indirizzo dell’Authority, il presidente ha citato nel suo post anche i malumori degli associati di Federprivacy, alimentati dalle notizie di Report e della nostra testata, “espressi democraticamente” nel sondaggio sull’auspicata autonomia del Garante. Gazzella indica quell’indagine come fonte del diverbio con Bernardi, nel post Linkedin lodato da Ghiglia con il Like evaporato. Al netto delle indiscusse competenza, l’indipendenza dalla politica non appare il marchio di Agostino Ghiglia, ex deputato e assessore regionale.

Dopo aver additato il sondaggio, Stefano Gazzella ha denunciato la censura di Federprivacy: stop ai suoi scritti sul sito dell’associazione, come presunta ritorsione. Ha dipinto il post di Bernardi del primo ottobre come “victim card da manuale”: una mossa per incassare sostegno pubblico. Giunto con un diluvio di circa 200 commenti, quasi tutti a conforto del presidente di Federprivacy. Intanto, a luglio 2027 si aprirà la partita per le nomine del collegio del Garante. Ma il fischio di inizio risuona già.

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