“La musica è cambiata”. Matteo Renzi risponde senza mezzi termini al leader della Cgil Susanna Camusso che questa mattina, dal palco del congresso di Rimini, aveva accusato il governo di “distorcere la democrazia” e “negare” la partecipazione del sindacato nelle scelte dell’esecutivo. “Noi – ha detto il premier intervistato dal Tg5 – stiamo cercando di cambiare l’Italia, se i sindacati vogliono dare mano lo facciano ma sappiano che la musica è cambiata, non possono pensare decidere o bloccare tutto loro. Se vogliono dare mano bene ma noi non stiamo ad aspettare loro”. 

“Se i sindacati – ha aggiunto il presidente del Consiglio – vogliono cambiare l’Italia insieme a noi ci stiamo, ma in un momento in cui tutti fanno sacrifici, anche la politica, anche i sindacati devono fare la loro parte partendo dalla riduzione del monte ore dei permessi e mettendo on line tutte le loro spese”. Parole ulteriormente confermate dal premier, e se possibile con maggiore durezza, durante la puntata di Ballarò: “Il fatto che il massimo dell’elaborazione concettuale del leader Cgil sia l’attacco al governo, e non la preoccupazione per i disoccupati, è triste per i militanti della Cgil. Se Camusso ha un problema interno perché Landini chiede cose diverse è problema loro, noi vogliamo discutere ma basta con il potere di veto”.

Una affermazione che non è piaciuta al leader della Cisl Raffaele Bonanni. Ospite della trasmissione di Floris, Bonanni ha replicato duramente al premier: “La verità è che Renzi ha un conto aperto con la Camusso e di questa cosa fanno le spese anche Cisl, Uil, industriali e artigiani”. 

Tra Matteo Renzi e Susanna Camusso, in effetti, l’antipatia è di lungo corso, anche se il conflitto è esploso negli ultimi sette mesi, da quando Renzi ha vinto le primarie per la segreteria del Pd battendo Gianni Cuperlo. Arrivato a via del Nazareno da nuovo leader, Renzi aveva subito detto che il rapporto tra partito e sindacato sarebbe cambiare profondamente: “In un paese civile non può bastare l’iscrizione al sindacato per fare carriera. Il sindacato deve cambiare con noi”. Quando Renzi si trasferisce a palazzo Chigi il conflitto diventa aperto. Lo scontro si concentra subito sul tema sensibile del lavoro. La Camusso fa sapere che la Cgil è pronta alla mobilitazione: Renzi risponde che “se i sindacati non saranno d’accordo, ce ne faremo una ragione”. Il duello a distanza continua fino al paradosso storico di ritrovare Susanna Camusso dalla stessa parte della barricata del leader degli industriali Squinzi nel criticare la prima infornata di slide di Renzi. La leader della Cgil dice che Renzi “ha esordito bene sul piano dei redditi, ha invece esordito malissimo sul piano delle regole del lavoro”. Anche il quel caso la replica del premier era stata sferzante: “La strana coppia Squinzi-Camusso si oppone? Lo ritengo un ottimo segnale che siamo sulla strada giusta”.

In questi ultimi giorni, poi,  la tensione è andata crescendo fino all’inizio del congresso della Cgil. Il duello è sul decreto lavoro e sulla riforma della pubblica amministrazione che la Cgil non vede di buon occhio per i possibili tagli ai dipendenti pubblici: “Non sarà un sindacato a fermarci”, dice prima Renzi al in una intervista al Corriere della Sera. La Camusso contrattacca e dice che con le nuove regole il governo favorisce “la precarizzazione“. L’epilogo, ad oggi, al congresso di Rimini: Renzi snobba l’appuntamento e, prima volta per un segretario del Pd non si fa vedere. Ormai, insomma, la “cinghia di trasmissione” tra Pd e sindacato non gira più.