Edward Snowden, il Datagate e le tante domande che solleva: sulla libertà di stampa, sui rischi portati alla privacy dalle nuove tecnologie, sul ruolo del giornalismo nell’era di internet. Non poteva che partire da qui l’edizione 2014 del festival internazionale del giornalismo, forte quest’anno di 500 ospiti e di un crowdfunding che forse nessun altro evento culturale ha mai conosciuto nel nostro Paese.

L’anticipazione della piena di incontri, dibattiti, seminari e masterclass che da oggi a domenica attraverserà Perugia è stata ospitata l’altro ieri sera dall’Auditorium di Roma, dove Ezio Mauro e Alan Rusbridger, direttore del Guardian, si sono confrontati per un’ora e mezza sullo scontro tra media e potere nell’era di internet.

Due sono stati gli elementi di maggiore interesse emersi nel dibattito moderato da Enrico Franceschini, corrispondente di Repubblica da Londra. Il primo è il rapporto tra giornalismo e la Rete. Mauro ha riconosciuto e sottolineato il cambiamento irreversibile portato dalla rete, un mezzo dove contano velocità e capacità di portata del flusso, dove “dentro c’è la pernacchia del blogger come il saggio di Habermas”. Per cui i giornali devono stare con un piede dentro il flusso e con un piede fuori, devono diversificarsi per essere sempre in grado di dare peso alle notizie e trasmettere al lettore senso e significato. Il giornalismo, chiosa il direttore del quotidiano di De Benedetti, non è trasformabile in un algoritmo. Rusbridger ha convenuto sulla centralità dei fatti quale bussola del giornalista, ma ha anche lasciato intravedere la possibilità della contaminazione offerta dal web e le potenzialità di questa opzione. Glenn Greenwald, ha ricordato alla platea dell’auditorium il direttore del quotidiano che ha fatto esplodere lo scandalo del Datagate, era un avvocato e un blogger che si occupava caparbiamente di alcuni temi: “abbiamo deciso di lavorare con lui, che certo non era un opinionista oggettivo”, ha detto Rusbridger, ma Edward Snowden ha poi scelto di parlare proprio col Guardian anche in ragione di questa collaborazione con Glenn Greenwald. Tuttavia, ha anche ricordato Rusbridger, il team giornalistico in grado di produrre e mettere in sicurezza la mole di rivelazioni del Datagate è stato insostituibile e tale resterà anche in futuro. “Se a fare la stessa cosa fosse stato un blogger, sarebbe stato messo sotto. E’ necessario un sistema che ti protegga”.

Secondo elemento importante, ovvero quello dell’essenza stessa del medium: mai neutrale, come sappiamo. Rusbridger si è soffermato sulla doppia valenza delle tecnologie digitali: hanno consentito al Guardian di continuare a lavorare sul Datagate da un Paese straniero, ma aprono possibilità illimitate alla capacità di sorveglianza del Potere. Mauro ha ricordato che l’Nsa aveva pensato di infilarsi perfino nei videogiochi, per trarre informazioni su profili e comportamenti: “l’esplosione della sorveglianza” ha aggiunto, “dipende dal fatto che quando controlli, controlli tutto”.