Il rapporto stilato dai revisori di Kpmg su alcuni investimenti effettuati sotto la passata gestione delle Assicurazioni Generali  “è un documento interno, riservato e non riteniamo che possa essere pubblicato, né riteniamo che la sua pubblicazione sarebbe un vantaggio per la società”. Lo l’amministratore delegato della compagnia, Mario Greco, durante l’assemblea di bilancio a Trieste, rispondendo alla domanda di un azionista. Nelle aree di rischio evidenziate dal rapporto, ha continuato Greco, “abbiamo effettuato numerosi controlli e abbiamo rivisto profondamente i processi organizzativi. Non riteniamo che attività del genere possano accadere di nuovo nella società. Abbiamo uno standard di controlli interni tra i più elevati al mondo”.

In assemblea era intervenuto, tra l’altro, Antonio Albano, di Talete Finance, in rappresentanza dei fondi con lo 0,5% del capitale, con tutta una serie di domande sulle operazioni di finanza alternativa oggetto dell’iniziativa contro gli ex vertici Giovanni Perissinotto e Raffaele Agrusti, che hanno avuto al centro i soci veneti di Generali. “Le operazioni oggetto del rapporto Kpmg – ha sottolineato Greco – non sono mai state portate al cda e sono state costruite in modo tale da essere poco visibili all’interno della società”. Albano aveva anche chiesto “la massima trasparenza” da Generali e in particolare la pubblicazione del rapporto Kpmg sulla vicenda, lodando comunque la gestione di Greco. 

Sul tema del governo societario è intervenuto anche il presidente Gabriele Galateri di Genola. Secondo il quale ”L’ambizioso progetto di turnaround” delle Generali “richiede una governance adeguata e moderna: con la decisa spinta di Mediobanca guidata da Alberto Nagel e dei nostri principali azionisti, Caltagirone, De Agostini e Del Vecchio, il gruppo si è rinnovato molto negli anni recenti”, ha detto Galateri che di Mediobanca è stato presidente dal 2003 al 2007, per poi passare a Telecom sempre in rappresentanza di Piazzetta Cuccia. 

Nel corso dell’assise è poi emerso che Generali ha un’esposizione da circa 300 milioni (in parte azionaria e in parte in obbligazioni) con Veneto Banca, azionista della compagnia tramite Ferak. Con Mediobanca, invece, al 31 dicembre la compagnia aveva in carico 684 milioni di finanziamenti, scesi ora a 184 milioni dopo il rimborso di un prestito ibrido questo mese. Mentre Intesa Sanpaolo ha erogato a Trieste 1,7 miliardi, di cui 1 miliardo circa in obbligazioni e 700 milioni tra azioni ed altri strumenti. 

Quanto alle prossime tappe della vicenda Perissinotto-Agrusti, il prossimo 29 maggio è in calendario l’udienza in cui verrà discussa l’istanza, presentata dalla compagnia, di unire i ricorsi del Leone contro i due ex amministratori. Galateri ha ricostruito l’intera vicenda, sostenendo che la società “non ha promosso iniziative” sul piano penale contro gli ex amministratori, “è a conoscenza dell’apertura di indagini da parte della Procura di Trieste ed è a disposizione” degli inquirenti. Il presidente ha ricordato che le operazioni di investimento oggetto dell’indagine “sono state messe in essere tramite la sottoscrizione di titoli di debito emessi da società straniere senza il coinvolgimento degli organi societari, senza adeguata istruttoria, e senza munirsi di strumenti di garanzia” e copertura. Da quanto è emerso, poi, allo stato Generali non ha intrapreso azioni contro Finint, ma sono comunque in fase di studio tutte le iniziative che potranno essere intraprese nei confronti delle controparti degli investimenti ‘alternativi’ compiuti dalla passata gestione. Greco ha invece spiegato che i rapporti “complessivi” delle Generali con la Finint “ammontano a 200 milioni di euro a valore di libro. Noi siamo azionisti di Finint al 10%, quota che è stata acquistata nel 2009. Ci è stato appena rimborsato un bond da 50 milioni; su altre posizioni per circa 40 milioni stiamo recuperando” le spettanze. “Abbiamo ridotto la nostra esposizione a circa la metà”, ha concluso.

Infine il capitolo Geronzi che dal tempo del siluramento è rimasto presidente della Fondazione Generali. Galateri ha tenuto a sottolineare che l’ente “è una realtà molto utile, che lavora su temi molto importanti come il no profit e la cultura. Ha una dotazione di 2,5 milioni di euro l’anno e opera in maniera corretta. Cesare Geronzi è il presidente fino all’aprile del 2016. Ha solo gli strumenti di lavoro e non è pagato” per la sua opera alla guida della Fondazione. “Angelo De Mattia – ha continuato Galateri – ha un rapporto di collaborazione con scadenza ritengo analoga. Nel consiglio della Fondazione sediamo tutti noi: alcuni investimenti sono molto interessanti, iniziative di grande valore“. L’operato della Fondazione viene “sorvegliato da vicino”, ha concluso.