Il giorno dei quattro Papi. “Benedetto XVI concelebrerà con Francesco la Messa delle canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II”. Lo ha annunciato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Ratzinger ha accolto l’invito di Bergoglio a non assistere soltanto alla celebrazione in piazza San Pietro, come era avvenuto al concistoro del 22 febbraio scorso nella Basilica Vaticana, ma a indossare i paramenti sacri e a sedere sull’altare accanto al suo successore sulla cattedra di Pietro. Insieme con Ratzinger i concelebranti principali saranno i cardinali Angelo Sodano, decano del sacro collegio, Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i vescovi che ha presieduto il conclave che ha eletto Bergoglio, Stanislao Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e per 39 anni accanto a Wojtyla come suo segretario particolare, Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, e monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, diocesi natale di Roncalli.

Una decisione, quella di Benedetto XVI, che soltanto poche ore prima dell’annuncio ufficiale sembrava impensabile. Poco più di un anno fa Ratzinger, lasciando per sempre il trono di Pietro, aveva annunciato che sarebbe sparito al mondo restando “semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra”. Francesco, però, non ha voluto sentire ragioni e, come lui stesso ha svelato ai giornalisti che lo hanno accompagnato sul volo papale del suo primo viaggio internazionale in Brasile, ha detto più volte al Papa emerito: “Santità, lei riceva, faccia la sua vita, venga con noi”. L’amicizia sincera e profonda tra Bergoglio e Ratzinger che spesso si sentono telefonicamente e pranzano insieme, ma anche la profonda devozione di Benedetto XVI per Giovanni Paolo II ha sciolto le ultime riserve. “Ratzinger è un amico e un collaboratore fidato”, scrisse Wojtyla prima di morire e l’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede non ha mai nascosto di stimare il Papa polacco sopra ogni persona al mondo.

“C’è qualcosa – ha spiegato Bergoglio – che qualifica il mio rapporto con Benedetto: io gli voglio tanto bene. Sempre gli ho voluto bene. Per me è un uomo di Dio, un uomo umile, un uomo che prega. Io sono stato tanto felice quando lui è stato eletto Papa. Anche quando lui ha dato le dimissioni, è stato per me un esempio di grandezza! Un grande. Soltanto un grande fa questo! Un uomo di Dio e un uomo di preghiera. Lui adesso abita in Vaticano, e alcuni mi dicono: ma come si può fare questo? Due Papi in Vaticano! Ma, non ti ingombra lui? Ma lui non ti fa la rivoluzione contro? Tutte queste cose che dicono, no? Io ho trovato una frase per dire questo: ‘È come avere il nonno a casa’, ma il nonno saggio. Quando in una famiglia il nonno è a casa, è venerato, amato, ascoltato. Lui è un uomo di una prudenza! Non si immischia”. Francesco non hai mai nascosto di aver affrontato con il predecessore anche lo spinoso dossier Vatileaks redatto dai tre “cardinali 007”, Julian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi. Quando prima del conclave “ci ha parlato, nel discorso di congedo, il 28 febbraio – ha raccontato ancora Bergoglio – ci ha detto: ‘Fra voi c’è il prossimo Papa: io gli prometto obbedienza’. Ma è un grande; questo è un grande!”.

Twitter: @FrancescoGrana