“Otto anni di pontificato con acque agitate e vento contrario, ma la barca della Chiesa non affonderà mai”. E’ l’addio di Benedetto XVI al mondo, rivolto stamane ai fedeli presenti in piazza San Pietro per l’ultima udienza generale del mercoledì, l’ultimo incontro pubblico del Papa prima di lasciare il pontificato. Folla delle occasioni storiche tra le braccia del colonnato del Bernini a incominciare dai cardinali e dai vescovi presenti nelle primissime file del sagrato della Basilica Vaticana.

Benedetto XVI ha tracciato un bilancio di questi otto anni di pontificato e ha spiegato ai fedeli il motivo della sua rinuncia e il suo futuro. Un tempo, quello del suo breve regno, che il Papa ha definito “un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate e il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare”.

Nell’ultima udienza generale il Papa non ha mancato di rinnovare la fiducia ai suoi più stretti collaborati, forse anche per fugare ogni dubbio sul valore assunto dal dossier sui Vatileaks nella sua decisione di lasciare il pontificato. C’è il riferimento esplicito al Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, criticato anche all’interno della Chiesa e persino da alcuni membri del Collegio Cardinalizio che avevano chiesto diverse volte al Papa la sua rimozione. Ma Benedetto XVI ha sempre pensato e deciso diversamente confermandolo come suo ‘premier’ fino alla fine del suo breve regno. “Un Papa – ha precisato Ratzinger parlando ai fedeli – non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è sua la prima responsabilità; e io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Anzitutto voi, cari Fratelli Cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei Collaboratori, a iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni; la Segreteria di Stato e l’intera Curia Romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nell’ombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile”.

Benedetto XVI non ha mancato, nemmeno, di ribadire con estrema chiarezza il motivo della sua scelta “grave” di rinunciare al pontificato. “In questi ultimi mesi – ha spiegato il Papa – ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”. E in un altro passaggio il Papa ha sottolineato che “chi assume il ministero petrino non ha più alcuna ‘privacy’. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata”. E così sarà anche per il futuro quando, allo scoccare delle 20 di domani, Benedetto XVI diventerà Papa emerito. “La mia decisione – ha spiegato ancora Ratzinger – di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio”.

Benedetto XVI rimarrà nella storia della Chiesa come il Papa catechista, “un portavoce di Cristo”, come egli, ancora cardinale, definì, nel 1997, questa figura. Non di rado alle udienze generali del mercoledì si sono visti fedeli provenienti da ogni angolo del pianeta prendere appunti su un taccuino durante le meditazioni del professore divenuto Papa. Una vera e propria opera monumentale sulla storia e sulla dottrina della Chiesa è costituita dalle 348 catechesi tenute da Benedetto XVI, ogni settimana, nei suoi otto anni di pontificato. Si spazia dalla vita e dagli insegnamenti degli apostoli, a san Paolo e ai suoi più stretti collaboratori Timoteo e Tito, dal ruolo delle donne nei Vangeli ai padri della Chiesa, dalle figure più eminenti tra i francescani e i domenicani, partendo ovviamente dai fondatori dei due ordini religiosi, alle sante e alle beate del Medioevo, ai dottori della Chiesa, per concludere con le meditazioni sulla santità, sulla preghiera, sul Concilio Vaticano II, sulla fede e sul credo. Non a caso uno dei primissimi documenti approvati da Benedetto XVI, poco dopo la sua elezione al soglio di Pietro, fu il compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, la cui stesura lui stesso aveva supervisionato nelle vesti di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Tra le novità introdotte dal Pontefice tedesco quella che Ratzinger ha prediletto di più nei suoi otto anni di regno è stata senz’altro quella di rispondere a braccio alle domande che gli venivano rivolte durante diversi incontri pubblici. Lo ha fatto con i sacerdoti, con i bambini, con i giovani, con le famiglie e persino con i cardinali in concistoro affrontando i problemi della Chiesa. “Un meraviglioso catechista” lo ha definito il teologo americano George Weigel, che “ha ricordato alla Chie­sa la ricchezza del suo patrimonio teologico, che è importante in un’epoca caratterizzata dal ‘presen­tismo’ e da una mancanza di radici intellettuali. Benedetto XVI – ha sottolineato ancora Weigel – ha da­to voce alla sua determinazione di liberare la Chie­sa dalla corruzione, specialmente dell’abuso ses­suale. Nel suo impegno nel mondo, Papa Ratzinger – ha proseguito il teologo statunitense – è stato un difensore vigoroso della libertà religiosa e ha pro­vato a riorientare il dialogo cat­tolico-musulmano verso la ve­ra questione del momento, va­le a dire la libertà religiosa e la separazione dell’autorità politica e religiosa negli Stati del XXI secolo”.