Mille anni di solitudine e tristezza per la morte del più grande colombiano di tutti i tempi”. Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos saluta così lo scrittore Gabriel Garcìa Màrquez per cui ha ha decretato tre giorni di lutto nazionale: “Il colombiano che nella storia del Paese ha portato più alto il nome della Patria, la olombia intera lo piange”. Anche il presidente messicano Enrique Peña Nieto, ha definito Màrquez come “uno dei più grandi scrittori del nostro tempo”, che ha “arricchito la vita della nostra nazione”. Per il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama “il mondo ha perso uno degli scrittori più grandi e visionari”. 

Un lutto condiviso anche da un ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, che riuscì a portare negli States lo scrittore che era stato bandito. “Da quando lessi ‘Cent’anni di solitudine’ più di 40 anni fa, sono sempre rimasto stupito dalle sue doti uniche di immaginazione, chiarezza del pensiero e onestà emozionale. Ero onorato di essere suo amico e di conoscere il suo grande cuore e mente brillante da più di vent’anni”. Il Premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa ha detto di “sentirsi il cuore spezzato “. 

I resti del premio Nobel saranno cremati. Il corpo dell’autore de “L’amore ai tempi del colera”, secondo una dichiarazione letta sulla porta di casa dello scrittore da Maria Cristina Cepeda, presidente della National Fine Arts Institute, diventerà cenere in una cerimonia privata e l’unica commemorazione pubblica si terrà lunedì prossimo al Palazzo delle Belle Arti del Messico, un grande edificio di marmo nel centro storico di Città del Messico, spesso utilizzato come palcoscenico per l’addio definitivo a grandi figure della cultura. 

Garcia Marquez, era stato ricoverato il 31 marzo per un’infezione polmonare e all’apparato urinario. Dopo una settimana di ricovero i medici gli avevano permesso di tornare a casa, anche se in condizioni precarie. Dopo il rientro a casa si erano diffuse voci su un riaffacciarsi del tumore che lo aveva colpito nel 1999, voci che la sua assistente, Monica Alonso, e poi anche il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, avevano smentito.