Falsi invalidi e veri risparmi. Il commissario Carlo Cottarelli non ha dubbi, c’è ancora molto da fare. Da questa partita si possono ottenere ancora importanti risparmi, almeno 400 milioni nel giro di due anni. E per dimostrarlo ha allegato alla relazione sulla spending review un grafico che testimonia la guerra silenziosa che sembra aver colpito l’Italia, senza scontri né morti. Solo un esercito di feriti e malati certificati nei bilanci dell’Inps: i beneficiari sono ormai 2,7 milioni di persone e una prestazione su otto è di invalidità. Gli assegni staccati valgono 16,6 miliardi di euro, oltre il 6% dell’intera spesa pensionistica italiana. L’equivalente di una manovra finanziaria.  I dati di Cottarelli rilevano anche una “distribuzione territoriale squilibrata che suggerisce abusi”. Sardegna,Calabria e Campania registrano infatti il doppio delle erogazioni rispetto a Piemonte e Veneto. Questo il quadro generale che ha indotto il commissario a proseguire la campagna di controlli straordinari che da cinque anni il Parlamento affida all’Inps. Con alcune incognite di fondo. Nessuno, infatti, è in grado di quantificare esattamente i “falsi invalidi” e di prevedere i risparmi conseguenti alla revoca e alla restituzione delle somme indebitamente percepite.

I DUBBI DELL’INPS E I CONTROLLI EFFETTUATI – Neppure l’Inps, che pure eroga le pensioni e da sei anni procede alla verifica dei requisiti sembra avere i numeri. A spiegarlo è stato poche settimane fa il commissario straordinario dell’Inps ché è poi l’ente che eroga, gestisce e controlla l’intera materia. Vittorio Conti è intervenuto alla Commissione parlamentare di vigilanza sugli enti previdenziali ridimensionando così la portata del piano e le aspettative del governo: “Non contate troppo sulle pensioni di invalidità e neppure sulla possibilità di legare l’assegno di accompagnamento al reddito. In entrambi i casi i risparmi sarebbero marginali, per non dire virtuali”. 

Il perché è presto detto. Dal 2008 e fino al 2013, su impulso del Parlamento, l’ente ha effettuato campagne straordinarie di controllo passando al setaccio quasi un milione di posizioni, oltre un terzo della platea degli assegnatari. Ne sono state revocate quasi 100mila, in pratica una su otto. Sono tutti falsi invalidi? No. Tocca infatti dividere il grano dal loglio, cioè le invalidità revocate per aggiornamento/perdita dei requisiti (74% di invalidità) dalle truffe vere e proprie. Insomma, i dati diffusi confermano il fenomeno ma sono da prendere con le pinze. Perché a volte vengono perfino smentiti.  Nel 2009, ad esempio, a fronte di roboanti risultati presentati da Tremonti fu proprio l’Inps a ridimensionare le cifre che risultavano gonfiate per alcune regioni, come la Sardegna. La stessa Corte dei Conti, nell’analisi sull’attività dell’ente nel 2009, ammetteva poi che su 17 mila prestazioni revocate (11%), una parte consistente, circa 6mila, riguardavano persone che non si erano presentate alla visita. E tra queste anche quelle che erano decedute. Numeri meno equivoci, ma anche meno ottimistici, li fornisce la Guardia di Finanza: dall’inizio del 2010 al giugno 2013 le persone indagate per false invalidità sono state 1.439, quelle arrestate per truffa 301. Sono tante o poche? Se rapportate alla platea dei percettori sono lo 0,06% delle persone che in Italia ricevono uno o più assegni/pensioni/indennità legate all’invalidità civile. Di un mese fa il dato 2013: in un anno la Gdf ha controllato 25mila posizioni, quelle denunciate per truffa perché beneficiarie di indebite percezioni d’invalidità sono state 389 cioè l’1,5% del totale mentre i falsi poveri (altra partita, per ora non considerata da Cottarelli) sono risultati 3.400. 

C’E’ UNA STIMA DEI RISPARMI, MA… – E i risparmi conseguenti? I comunicati della Gdf riportano una stima del danno per le casse pubbliche (Inps) pari a 23 milioni, senza distinguere però le due categorie, falsi poveri e falsi invalidi. Ill dettaglio sul numero effettivo dei veri-falsi-invalidi sfugge ancora una volta. Un altro dato lo fornisce poi la Corte dei Conti: nel 2012 ha calcolato che dalla revoca di 39mila invalidità sono conseguiti allo Stato risparmi per 170 milioni. Tutti risparmi? Non proprio. Perché la caccia ai furbi ha anche un costo. 

Per far fronte ai piani straordinari di controllo affidati all’Inps su indicazione del Parlamento i 500 medici in forza all’ente non sono bastati in questi anni per dar seguito ai vari piani di controllo. Così ha dovuto impiegare risorse altrettanto straordinarie: oltre un migliaio di ausiliari convenzionati che costeranno 110 milioni di euro in quattro anni (vedi ultima riga della tabella). Il rapporto costi-benefici, sul piano dei conti, non è dunque così scontato e lineare. Il contenzioso aggiunge ulteriori margini d’incertezza: l’ultima relazione della Corte dei Conti segnala che nel 2012 l’ente è stato soccombente nel 60% delle controversie sulle invalidità revocate. 

LE ASPETTATIVE DEL GOVERNO – Nelle “slide” di Cottarelli tre righe sono dedicate a 1,5 miliardi di risparmi che si potrebbero ottenere nel giro di tre anni da una stretta sulla spesa previdenziale e assistenziale. Sotto la categoria “Riduzioni trasferimenti inefficienti” compaiono la “Prova reddito per indennità accompagno” e “Abusi pensioni di invalidità”: il risparmio previsto è per entrambi pari a zero per il 2014, mentre per il 2015 e il 2016 si prevede un rientro di 0,1 e 0,2 miliardi da entrambe le voci (per un risparmio complessivo di 0.6 miliardi in due anni). Sotto la categoria “spese settori”, compaiono invece sia la “Revisione pensioni di guerra (per un risparmio di 0,2 miliardi già nel 2014, e di 0,3 nel 2015 e 2016), sia le “Pensioni reversibilità” (nessun risparmio nel 2014 e 2015, ma con un rientro di 0,1 miliari nel 2016). Complessivamente, quindi, si parla di un rientro di 1,5 miliardi tra invalidità, indennità di accompagno, pensioni di guerra e reversibilità. L’idea di ritoccare le pensioni alle porte delle europee ha fatto però tirare il freno a mano alla maggioranza e l’unico intervento confermato oggi è quello sugli “abusi”.  

A fronte di questi dati, della platea ormai ristretta delle posizioni da verificare, ulteriori controlli avrebbero effetti positivi sul piano dell’equità del sistema e della legalità, ma modesti su quello dei conti. Non meno problematica è, infatti, l’opzione di vincolare il cosiddetto “accompagno” al reddito dei beneficiari sotto i 30mila euro o al reddito familiare inferiore ai 45 mila. I titolari sono invalidi civili totali che non sono in grado di deambulare autonomamente o senza l’aiuto di un accompagnatore. Al 1 gennaio 2012 erano 1.892.245 e il beneficio è indipendente dalla condizione economica. Percepiscono 499,27 euro per 12 mensilità e secondo il piano Cottarelli vincolarle al reddito di 30mila euro consentirebbe risparmi per 100 milioni nel 2015, il doppio nel 2016, applicando la misura solo alle nuove pensioni. Ma avverte Conti: visto il livello di prestazioni e servizi offerti alle famiglie con disabili a carico ritoccare questa voce rischia di essere una scelta politica molto impopolare, in alcuni casi iniqua. In altre parole, una polveriera socialeE così rischiano di saltare altre due righe del piano Cottarelli che si proponeva di portare alle casse dello Stato 34 miliardi entro il 2016.

LE CONTESTAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI DEI DISABILI – Le associazioni dei disabili, del resto, contestano la fondatezza del piano Cottarelli e sono già sul piede di guerra. Temono, non proprio a torto, che la nuova caccia ai falsi invalidi possa danneggiare quelli veri, rendendoli sempre più vittima del pregiudizio e determinando un’ulteriore criminalizzazione della spesa sociale, considerata un costo insostenibile o peggio ingiustificato. “I grandi casi di abuso vengono scoperti dalle Forze dell’ordine, non dalle commissioni”, ricorda però Carlo Francescutti, esperto di valutazione e classificazione internazionale delle disabilità, dirigente sanitario in Friuli Venezia Giulia e membro dell’Osservatorio nazionale sulla disabilità. “E’ scoraggiante e deludente – sottolinea – vedere riproposto un sistema di controlli straordinari che ha già ampiamente dimostrato la sua inutilità. E il paradosso è che i falsi invalidi sono stati certificati da commissioni medico legali: quelle stesse a cui poi affidiamo i piani di controllo. E’ forse il quinto governo che ritiene questa la via maestra per risolvere il problema delle risorse, nonostante i controlli straordinari costino più della quota eventuale di risparmio”. 

C’è un altro rischio nell’operazione. Che la campagna contro i falsi invalidi porti consenso ma finisca per distrarre l’attenzione dal vero terreno di coltura del fenomeno: la criminalità organizzata, la politica, la burocrazia. Gli invalidi, veri o presunti, non si certificano da soli: dietro la fabbrica dei falsi si nascondono medici conniventi e interessi economici/clientelari enormi. Per stanarli, questo il punto, servono più forze dell’ordine, più ispettori sanitari, impiegati amministrativi e funzionari statali. Esattamente l’opposto di quanto si prefigge il piano Cottarelli con la previsione di 85mila esuberi nella PA nei prossimi tre anni. E chi controllerà sulle future generazioni di falsi invalidi? Il commissario dell’INPS nel presentare il piano industriale 2014-16 alla Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, ha fatto presente anche le emergenze interne. L’accorpamento con l’Inpdap, si sa, ne ha massacrato il bilancio (12 miliardi in rosso) i tagli lineari della spending review di Monti hanno tagliato gli organici. Nel piano si stima un fabbisogno di 2.500 unità ad alta professionalità per i prossimi tre anni: ne arriveranno solo 500. “La situazione è al limite – si legge nel rapporto del commissario – non ci sono ulteriori margini per tagli alla spesa e al personale senza incidere sui livelli di servizio per la cittadinanza”. Caccia ai falsi invalidi compresa.