Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Cinzia Parasporo di Roma per peculato. L’accusa riguarda l’appropriazione di 600 mila euro destinati all’allora gruppo Pdl che Gasparri avrebbe utilizzato per una polizza vita a lui intestata nel marzo 2012

Quei fondi pubblici erano destinati al funzionamento del Gruppo ma sono stati utilizzati, secondo l’accusa, per la sottoscrizione di una polizza a vita a suo nome. Con una memoria presentata dopo la chiusura dell’indagine l’ex ministro ha ribadito di non essersi appropriato di nulla. Nel capo di imputazione, emesso dal procuratore Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Nello Rossi e Francesco Caporale e dai pm Giorgio Orano e Alberto Pioletti, si leggeva che la polizza aveva come beneficiari, in caso di morte dell’assicurato, gli eredi legittimi del parlamentare.

Secondo l’accusa Gasparri, l’1 febbraio del 2014, avrebbe proceduto “al riscatto anticipato della polizza”, liquidata “in 610.697,28 euro” e successivamente restituito, in due tranche, i 600 mila euro “a seguito di specifiche richieste della Direzione amministrativa del gruppo Pdl”. Il parlamentare, al quale si contesta un uso privatistico di fondi pubblici, ha definito la vicenda ‘kafkiana’. “Non ho sottoscritto alcuna polizza sulla vita – aveva detto Gasparri – . Né ho fatto uso improprio delle somme che mi erano destinate quale Presidente del gruppo Pdl al Senato. Ritenevo di aver chiarito e documentato le mie ragioni e la verità dei fatti ma, a quanto pare, questo finora non è bastato”.

L’inchiesta sul caso Gasparri costituiva uno sviluppo dei più ampi accertamenti riguardanti la gestione dei fondi del gruppo Pdl al Senato negli ultimi anni. Il procedimento, in particolare, aveva preso le mosse da alcune segnalazioni di operazioni sospette inviate dalla Bnl, la banca presso la quale era acceso il conto intestato a Gasparri nella qualità di presidente del gruppo, quindi di pubblico ufficiale. Nel quadro degli accertamenti svolti, la Procura, dopo aver esaminato la gestione di circa due milioni e 800 mila euro per l’attività del gruppo, aveva anche chiesto l’archiviazione della posizione dello stesso Gasparri e di Gaetano Quagliariello, quest’ultimo in veste di vicepresidente del gruppo. Per gli inquirenti, infatti, non erano emersi “sotto il profilo dell’utilizzazione sistematica del contante e dell’assenza di rendicontazione, dati penalmente rilevanti, non essendovi prova alcuna di impieghi privatistici delle somme movimentate”.

“Apprendo con sorpresa e amarezza che è stato disposto il mio rinvio a giudizio. Ritenevo che l’evidenza dei fatti imponesse una decisione diversa. Così non è stato. Il dibattimento pubblico consentirà una conoscenza puntuale della vicenda e si comprenderà che – sostiene Gasparri – non ho mai sottoscritto una polizza vita e che mi sono limitato a tutelare il gruppo parlamentare in previsione di una serie di contenziosi ai quali stava andando incontro. Mi difenderò ribadendo le cose che ho detto finora perché questa è la verità, ed è una verità che non ammette alcuna interpretazione critica, così come è stato fatto da chi ha ritenuto di individuare nei miei comportamenti profili contestabili. Sono assolutamente sereno perché forte della verità dei fatti”.