Dopo la puntata di Report sull’amministrazione guidata dal sindaco di Verona e un presunto video che coinvolgerebbe Flavio Tosi, il primo cittadino passa al contrattacco: “Se uno va a vedere, chi mi getta fango è gente disperata, prove zero, reati zero. La mia prima reazione dopo aver visto la puntata è stata: sono delle m…”, dichiara il leghista presente alla presentazione del Vinitaly. Nel reportage realizzato da Sigfrido Ranucci viene sollevato il dubbio che il primo cittadino leghista possa essere “ricattabile” per un video hard che lo immortalerebbe in compagnia di transessuali e che avrebbe condizionato alcune sue scelte politiche. Il servizio andato in onda però non scioglie i dubbi sulla reale esistenza del filmato. Anzi, ne solleva altri.


Secondo Report la storia del video potrebbe essere un “trappolone” contro la trasmissione di Milena Gabanelli. Perché a proporre ai giornalisti Rai la vendita della “prova” che incastrerebbe il sindaco sono stati due uomini, uno dei due – secondo Ranucci – vicino a Tosi. Ma oltre al presunto scandalo sessuale, il reportage di RaiTre ha toccato altri punti sensibili dell’amministrazione leghista. Uno su tutti: il rischio della penetrazione mafiosa in città.

Tornando alla replica di Tosi, il primo cittadino non fa nessun accenno al video ma si concentra sulla ‘ndrangheta, e afferma: “Per dare un elemento utile a capire: alla cena definita della ‘ndrangheta erano presenti il sindaco locale, il presidente della Provincia, tre assessori provinciali, consiglieri comunali, sei giornalisti, il presidente di Confindustria, professionisti, imprenditori e il tutto è avvenuto in un ristorante pubblico aperto al pubblico, pieno di forze dell’ordine dentro e fuori per ragioni di sicurezza – stigmatizza Tosi – già questo dà la misura della mistificazione della falsificazione. Cosa se ne conclude? La prima cosa è che probabilmente do fastidio o faccio paura a qualcuno perché altrimenti non si capisce il motivo che induce a costruire questo castello di fango creato sul nulla; la seconda cosa è che trattandosi di solo fango, fa schifo che sia la tv di Stato a farlo e che i dipendenti della tv di Stato usino denaro pubblico per costruire la macchina del fango”. “Ecco perché – rincara il primo cittadino – la mia prima reazione ieri è stata di dire che sono delle merde, perché uno che fa giornalismo così è una merda”. Poi annuncia: “Ovviamente ci saranno querele e non solo da parte mia”.

All’iniziativa avviata dall’onorevole di Forza Italia Alberto Giorgetti che ha chiesto al prefetto un’indagine per sciogliere eventualmente il consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, Tosi replica che “quando si parla di appalti alla ‘ndrangheta, per quel po’ di trasmissione che ho visto, si parla dell’Atac, che non dipende però dal Comune di Verona, e se si va a vedere chi è l’organo di vigilanza è l’assessorato alla Regione veneto che fa capo a Massimo Giorgetti, quindi a suo fratello”. L’autodifesa di Tosi, però, non è accompagnata da una presa di posizione dalla Lega Nord, che al momento non ha rilasciato nessuna dichiarazione in merito al servizio. L’unico esponente di rilievo a intervenire sulle polemiche è Roberto Maroni, che però taglia corto: “Non ho visto Report, lo guarderò oggi pomeriggio”. Più duro il deputato del Carroccio Roberto Caon: “Abbiamo assistito all’ennesimo spreco di soldi pubblici da parte della Rai. La puntata di Report su Flavio Tosi non si è rivelata altro che uno squallido tentativo di dossieraggio finito in una pagliacciata priva di contenuti. Sarebbe interessante sapere quanto è stato speso in questi mesi da Report per farsi pubblicità alle spalle del sindaco di Verona. Forse è meglio che continuino a fare le inchieste sul caffè bruciato”.

A farsi sentire è anche Antonio Borghesi, già Presidente della Provincia di Verona e accusatore di Tosi durante la puntata. “I personaggi del servizio di Report – spiega – non dovrebbero stupire nessun veronese: la Signora Katia Forte – il cui padre, imprenditore nel settore delle pulizie, è personaggio noto alle cronache giudiziarie della città – già nel ’97 mi chiedeva la sala di rappresentanza della Provincia di Verona per presentare una nuova iniziativa ad opera di un imprenditore crotonese del settore della gioielleria, con la partecipazione prevista del Presidente della Provincia di Crotone”.

“Allorché mi vennero segnalate le condanne dell’imprenditore in questione, per legami con la criminalità organizzata ritirai la mia disponibilità, ma la cosa ebbe comunque luogo – continua -. Al tempo Flavio Tosi era segretario della Lega Nord“. Borghesi si rivolge poi direttamente al primo cittadino. “Alla luce di quanto emerso dalla trasmissione e dopo l’arresto del suo vicesindaco – dice – il sindaco Tosi dovrebbe trovare la dignità di fare un passo indietro. E invito tutti i veronesi ad avere il coraggio di conoscere quanto da anni vedono: legami tra precise realtà imprenditoriali ed il potere amministrativo. Le solite querele preventive non possono più tappare un vero e proprio vaso di Pandora”.